In congedo con la 104, ma faceva il vigile del fuoco volontario: sospeso per cinque mesi | MaremmaOggi Skip to content

In congedo con la 104, ma faceva il vigile del fuoco volontario: sospeso per cinque mesi

Il dipendente comunale avrebbe partecipato per 15 volte agli interventi del Distaccamento nei giorni utilizzati per assistere la madre e il figlio minore. Il Comune lo lascia senza servizio e stipendio fino a dicembre. Lui ricorre al giudice del lavoro, che per ora non sospende il provvedimento
Il tribunale di Grosseto
Il tribunale di Grosseto

GROSSETO. Quindici giornate finite sotto la lente d’ingrandimento. Da una parte i periodi di assenza dal lavoro utilizzati per assistere la madre e il figlio minore. Dall’altra gli interventi svolti, talvolta anche per diverse ore, indossando la divisa da vigile del fuoco volontario.

È l’incrocio tra quei due calendari ad aver messo nei guai un dipendente comunale assunto a tempo indeterminato.

Una vicenda cominciata con un episodio scoperto nel gennaio scorso e arrivata fino al tribunale di Grosseto, dopo che l’amministrazione ha deciso di infliggere al lavoratore una delle sanzioni disciplinari più pesanti: cinque mesi di sospensione dal servizio e dalla retribuzione.

Il dipendente ha impugnato il provvedimento davanti al giudice del lavoro chiedendo che la sanzione venisse immediatamente sospesa. Ma il primo tentativo non è andato a buon fine.

Il giudice Giuseppe Grosso non ha accolto la richiesta cautelare. La partita giudiziaria, però, non è chiusa: il merito della vicenda sarà discusso il 21 ottobre.

Tutto comincia da un intervento a gennaio

A far scattare gli accertamenti sarebbe stato quanto emerso all’inizio dell’anno. Il dipendente, durante un periodo di congedo utilizzato per assistere un familiare, avrebbe svolto attività come operatore volontario presso un distaccamento dei vigili del fuoco.

Un episodio che ha spinto l’amministrazione a non fermarsi a quella singola giornata. Gli uffici hanno deciso di andare indietro nel tempo, confrontando i periodi di assenza del dipendente con quelli nei quali risultava impegnato nelle attività del distaccamento.

Da quella verifica sarebbe emerso un quadro molto più ampio.

Secondo quanto contestato dal Comune, infatti, tra il 2025 e il 2026 sarebbero stati 15 gli episodi nei quali l’attività come vigile del fuoco volontario avrebbe coinciso con giornate di congedo utilizzate per l’assistenza dei familiari.

In alcuni casi gli interventi sarebbero durati anche diverse ore.

Cinque mesi senza lavoro e stipendio

A quel punto è stato aperto il procedimento disciplinare. 

Conclusa l’istruttoria interna, il 23 giugno l’amministrazione ha adottato il provvedimento: sospensione dal servizio e privazione dell’intera retribuzione per cinque mesi, con rientro previsto il primo dicembre.

Una sanzione che il dipendente ha deciso di contestare rivolgendosi immediatamente al Tribunale.

Attraverso un ricorso d’urgenza ex articolo 700 del codice di procedura civile, il lavoratore ha chiesto al giudice del lavoro di bloccare gli effetti del provvedimento in attesa di discutere nel merito la vicenda.

La richiesta, almeno in questa prima fase, è stata respinta.

Il giudice: l’assenza deve essere legata all’assistenza

Al centro del provvedimento del giudice c’è soprattutto il principio che regola l’utilizzo dei benefici riconosciuti per assistere i familiari.

L’assistenza, viene chiarito, non deve necessariamente occupare ogni minuto della giornata né essere prestata in maniera continuativa. Ma deve esistere un collegamento diretto tra l’assenza dal lavoro e la finalità per la quale quel beneficio viene riconosciuto.

In altre parole, il tempo concesso al lavoratore non può essere trasformato in una giornata utilizzabile liberamente per finalità estranee all’assistenza.

Secondo il principio richiamato nel provvedimento, l’assenza deve quindi trovarsi in una «relazione causale diretta» con l’assistenza al familiare.

Una distinzione importante: la legge non pretende che chi usufruisce del beneficio rimanga continuamente accanto alla persona assistita, ma allo stesso tempo non consente di utilizzare quel tempo per scopi completamente diversi.

«Un sacrificio anche per il datore di lavoro»

C’è poi un altro aspetto sottolineato nel provvedimento. La concessione di questi benefici produce inevitabilmente conseguenze sull’organizzazione del lavoro. L’assenza viene garantita proprio perché esiste un’esigenza di tutela considerata meritevole dall’ordinamento.

Per questo un utilizzo diverso dalla finalità prevista può assumere un particolare rilievo anche nel rapporto tra dipendente e amministrazione.

Il giudice richiama infatti i doveri di correttezza e buona fede nei confronti sia del datore di lavoro sia dell’ente che sostiene economicamente il beneficio.

È sulla base di queste considerazioni che, nella fase cautelare, non sono stati ravvisati i presupposti per bloccare immediatamente la sanzione.

La decisione definitiva arriverà dopo l’estate

Questo, però, non significa che il contenzioso sia concluso né che siano state definitivamente riconosciute tutte le contestazioni mosse al dipendente.

Quello emesso è infatti un provvedimento relativo alla richiesta urgente di sospendere la sanzione. Il confronto vero e proprio sulle ragioni del lavoratore e su quelle dell’amministrazione arriverà davanti al giudice il 21 ottobre, quando è stato fissato il giudizio di merito.

Nel frattempo resta efficace la decisione presa dal Comune.

Il dipendente rimarrà quindi sospeso dal servizio e senza retribuzione, salvo nuovi provvedimenti, fino al primo dicembre.

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