GROSSETO. Seguire i figli, pulire, far sì che in casa non manchi nulla, con il passare degli anni prendersi cura dei genitori e, in alcuni casi, anche dei suoceri e poi conciliare tutto questo con il lavoro. Sembra impossibile, vero? Eppure è quello che fanno molte donne anche nella provincia di Grosseto. A questo, in alcuni casi, va aggiunta la violenza economica, perché con un lavoro part-time o stagionale è difficile mantenersi e se c’è anche un figlio da accudire è ancora più complesso.
È quello di cui ha parlato la delegata del Pd di Grosseto alle pari opportunità e alle politiche di genere Maria Claudia Rampiconi alla deputata e capogruppo del Pd nella commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio, Sara Ferrari. Dall’incontro, avvenuto in una sala della Camera dei deputati, fra le due nasce una speranza: quella di poter trovare una soluzione ad almeno uno di questi problemi e avvicinarsi a una maggiore uguaglianza.
«Ho parlato della mia esperienza personale e di come ancora oggi sia necessario parlare di parità nel mondo del lavoro, di conciliazione tra famiglia e lavoro, del congedo parentale esteso anche ai padri – dice Rampiconi – Tutti temi che ancora oggi devono trovare una soluzione, per far sì che il peso della gestione della famiglia non ricada solo sulle spalle delle donne. Ringrazio l’onorevole Marco Simiani per avermi invitata».
Un equilibrio ancora difficile da raggiungere
I temi discussi da Ferrari e Rampiconi sono molto complessi da affrontare, perché hanno le proprie radici ben ancorate in un retaggio culturale, dove la donna si prende cura della famiglia e l’uomo porta a casa lo stipendio. I tempi, però, sono cambiati e ormai uno stipendio in casa non basta più: le donne si sono rimboccate le maniche e sono andate a lavorare, continuando a portare avanti anche il carico domestico e familiare. E non solo per la casa, ma anche per la soddisfazione che dà il lavoro.
«È difficile lavorare e seguire i figli, anche con un lavoro in smart working, soprattutto d’estate quando la scuola è chiusa e non ci sono servizi come i centri estivi garantiti per tre mesi – dice Rampiconi – A Grosseto è difficile con i figli di tutte le età, perché non ci sono molti luoghi dove possono aggregarsi o trovare delle occasioni. Per questo i centri estivi sono importanti e dovrebbero essere garantiti anche dalle istituzioni».
«Io ho lavorato in smart working per una multinazionale milanese e sostanzialmente timbravo l’uscita e poi l’ingresso per andare a prendere i miei figli a scuola – continua – Lì parlavo con le mamme, che mi hanno sempre detto che a Grosseto le donne vanno a fare le stagioni per poi seguire d’inverno i figli con la scuola, gli sport e tutto quello che riguarda la loro vita».
I dati sul congedo parentale
Secondo i dati Inps e della Regione Toscana (2024), il congedo parentale è utilizzato soprattutto dalle madri, che rappresentano circa il 70-75% delle richieste, anche se cresce gradualmente il ricorso da parte dei padri, favorito dalle recenti modifiche normative. In provincia di Grosseto il trend è simile a quello regionale e nazionale, ma il ricorso al congedo da parte degli uomini resta più limitato a causa del tessuto economico locale, caratterizzato da micro e piccole imprese, agricoltura e turismo, dove è più difficile sostituire i lavoratori e persistono resistenze culturali ed economiche.
Questo dimostra che il retaggio culturale che porta le donne a restare a casa per prendersi cura dei figli è un qualcosa che coinvolge anche l’uomo, che magari vorrebbe accudire maggiormente i propri figli. In questo, un congedo parentale paritario aiuterebbe sia uomini che donne a vivere una vita più equilibrata fra lavoro e famiglia.
«Senza indipendenza economica per una donna è più facile sviluppare una forma di violenza economica, che è una conseguenza molto pericolosa – dice Rampiconi -. E se una madre non è indipendente, è complesso mantenere poi un figlio, fra tutti i costi che ci sono da sostenere».
Il peso dei figli e dei costi
Come si fa a seguire un figlio d’estate con il lavoro, se non ci sono servizi che possano sostenere le famiglie? Centri estivi per più di un mese e con un costo sostenibile sembrano lontani anni luce nel Grossetano. E se ci si aggiunge che il 75% delle richieste di congedo parentale viene presentato dalle madri e solo una piccolissima percentuale dai padri, viene da sé che gran parte del carico continua a ricadere sulle donne.
«Non riesco a biasimare chi è indeciso se avere o meno dei figli. Sono tante le donne che conosco che hanno dovuto rinunciare a opportunità lavorative per curare i figli e sono stanca di vedere tutto questo – dice Rampiconi – Non biasimo le giovani donne che si chiedono sempre di più se sia il caso o meno di avere figli. E poi è anche vero che, nel caso in cui ci si possa far aiutare dai nonni, in genere è la nonna a curare il nipote».
«Io sono stata fortunata nel mio percorso lavorativo: ho fatto quello che volevo fare e ora, essendo una dipendente statale, ho accesso a permessi e tutto quello di cui ho bisogno, ma non è così per tutti – continua – Ho lavorato in smart working e i miei figli sapevano che stavo lavorando e che non potevo giocare con loro. Quando andavano al centro estivo, a luglio, ne ho due, spendevo circa 900 euro. Quindi un aiuto dalla Provincia, dal Comune o da altri enti, come avviene in altre province d’Italia, è importante».
Dopo i figli arrivano i genitori
Dopo che i figli sono cresciuti, sono indipendenti e sanno come cavarsela nel mondo, per le donne non arriva il momento di dedicarsi solo al lavoro, perché c’è da prendersi cura di qualcun altro: i genitori e, in alcuni casi, anche i suoceri. Anche questo è un aspetto da considerare e sul quale le istituzioni dovrebbero intervenire.
«Io sono anche una caregiver e mi prendo cura di mia madre e questo lo fanno anche tante altre donne – dice Rampiconi – E non è proprio una scelta, lo si fa perché è sempre stato così e si continua a fare così. Per questo mi piacerebbe che si iniziasse a far partecipare più donne alla politica, affinché anche questi temi vengano dibattuti».
«Spero vivamente che il confronto che ho avuto con Ferrari possa portare dei cambiamenti anche nel nostro territorio, affinché si possa creare qualcosa di bello a livello socioculturale – conclude – Dobbiamo provare a cambiare questo schema rigido, che rende le donne invisibili e le porta ad annullarsi totalmente per la famiglia, in modo da poter essere tutti produttivi per la collettività negli anni in cui si può lavorare».


