GROSSETO. Sulla fidejussione palesemente falsa, c’è scritto anche “Allionz” invece di Allianz, presentata in mediazione mercoledì 29 scorso sta indagando la Guardia di finanza. Questo dopo la doppia denuncia ricevuta per un motivo dal Comune di Grosseto, per un altro dall’Us Grosseto.
Il Comune venerdì 31, 2 giorni la mediazione in tribunale, ha denunciato la truffa per la presentazione della mediazione falsa, l’Us Grosseto ha sporto a sua volta denuncia, dichiarandosi con forza parte lesa, a causa di una truffa di un broker, che avrebbe fornito, appunto, la fidejussione farlocca.
Qualunque valutazione dovrà quindi scaturire dall’esito dell’inchiesta e sarebbe un grosso errore avanzare ipotesi prima della conclusione.
Intanto ha iniziato a circolare il testo della fidejussione falsa, tutto in due pagine e mezzo, dopo l’accesso agli atti di numerosi consiglieri comunali. E, come abbiamo già scritto, pare fatta da Paperino. Basta un’occhiata per capire quanto sia falsa.
L’impressione è che tutta la vicenda, almeno sul piano politico, sia lontana da essere conclusa, soprattutto per quanto riguarda la tempistica delle firme su verbale e accordo, i due atti della mediazione, formalmente non ancora conclusa. Ci sarà da chiarire chi ha firmato e cosa fra la sera di mercoledì 29 e venerdì 31. E quali siano le firme che mancano.
E non è una questione di tifo: tutti, maggioranza e opposizione, sono vicini ai colori biancorossi. Qui il punto è legato solo all’uso trasparente di soldi pubblici, non al calcio.
In fondo, nonostante la splendida cavalcata dell’anno scorso e la promozione in C che in molti applaudono, non tutti i cittadini sono interessati al calcio. In tanti hanno anche altri problemi da affrontare, altre priorità.
La fidejussione era decisiva per l’accordo
Il documento porta la data del 29 luglio 2026, il giorno in cui si è svolta la mediazione tra il Comune e l’Us Grosseto sulla gestione del centro sportivo di Roselle.
La garanzia avrebbe dovuto coprire dodici mensilità del corrispettivo dovuto dalla società, per un totale di 162.099,84 euro, e assicurare «l’esatto e puntuale adempimento degli obblighi di pagamento» derivanti dall’accordo.
Non era dunque un allegato marginale. La fidejussione rappresentava uno degli elementi fondamentali sui quali il Comune aveva accettato di ricostruire il rapporto con il Grosseto dopo la revoca della concessione. Così, almeno, era scritto nella delibera di giunta: servono le garanzie, qualcosa in più di una prima rata pagata, anche perché si va fino al 2054.
E anche una fidejussione per un solo anno qualche dubbio lo lascia, anche se l’accordo prevede il rinnovo ogni dodici mesi. Dovessero esserci problemi nel corso di un anno, il Comune avrebbe la possibilità di rivalersi solo per quel periodo. Accollandosi tutti gli anni successivi.
E, appunto, sono soldi pubblici. Al momento oltre 4 milioni di euro.
Una banca che non è una banca
La prima anomalia è contenuta già nelle righe iniziali. Il documento indica come garante: «La Banca Allianz Deutschland AG».
Allianz Deutschland AG è una società realmente esistente e ha sede a Monaco di Baviera. Ma non è la banca italiana del gruppo Allianz e non risulta qualificabile come l’istituto di credito descritto nel documento. È la holding che controlla le principali attività assicurative tedesche del gruppo.
Non ha licenza assicurativa, non emette polizze, non ha autorizzazione BaFin come assicuratore. In sostanza, non può rilasciare fidejussioni.
La banca del gruppo operante in Italia è invece Allianz Bank Financial Advisors S.p.A., un soggetto giuridico completamente diverso.
Eppure, nella fideiussione vengono usate ripetutamente le formule «La Banca», «fideiussione bancaria» e «La Banca garante». Il documento attribuisce quindi a una holding tedesca la natura e le funzioni di un istituto bancario.
I dati di una società già incorporata
L’incongruenza più evidente si trova nel piè di pagina delle tre pagine. Qui compare la dicitura: «Allianz Deutschland AG, per Allianz Next S.p.A.».
Il problema è che Allianz Next S.p.A. era già stata incorporata in Allianz S.p.A. dalle 23.59 del 31 dicembre 2025. Dal primo gennaio 2026 non esiste più come società autonoma. La stessa Allianz ha pubblicato l’avviso relativo alla fusione e al trasferimento dei rapporti in capo ad Allianz S.p.A.
La fideiussione è invece datata e indicata come stampata il 29 luglio 2026, quasi sette mesi dopo l’incorporazione.
Un documento finanziario emesso in quella data non avrebbe quindi dovuto riportare Allianz Next come soggetto ancora operativo.
Nel testo una banca, in fondo un’assicurazione
Il documento contiene poi una contraddizione sostanziale. Nel corpo della fideiussione il garante viene descritto come una banca. Nel piè di pagina, però, compaiono partita Iva, numero di iscrizione e dati riconducibili a un’impresa assicurativa.
Una compagnia autorizzata può emettere garanzie nel ramo cauzioni, ma in quel caso si tratta di una polizza fideiussoria assicurativa, non di una fideiussione bancaria. I due strumenti possono avere una funzione simile, ma vengono emessi da soggetti diversi e sulla base di differenti autorizzazioni.
Nel documento consegnato al Comune, invece, vengono sovrapposte una holding tedesca, una compagnia assicurativa italiana ormai incorporata e la definizione di banca garante.
Il risultato è un soggetto che, nella forma rappresentata dalla fideiussione, non corrisponde ad alcun garante identificabile e autorizzato.
La firma senza un nome
Anche la sottoscrizione presenta problemi evidenti.
In fondo alla terza pagina, sotto la dicitura «La Banca garante», compare un segno grafico illeggibile accanto al simbolo Allianz. Non sono indicati: il nome del firmatario; la sua qualifica; la società per la quale avrebbe firmato; gli estremi di una procura e l’intermediario o l’agenzia che avrebbe collocato la garanzia.
Non compare neppure un indirizzo Pec o un recapito specifico attraverso il quale il Comune avrebbe potuto chiedere il pagamento dei 162mila euro.
La fideiussione prevede che il garante paghi entro quindici giorni dalla richiesta dell’ente, ma non dice con chiarezza a chi e dove la richiesta debba essere inviata. Così, anche fosse autentica, non potrebbe essere escussa.
Il codice che non identifica la garanzia
Nell’intestazione compare la dicitura: «contratto autonomo di garanzia mecc. 142732». Ma nelle tre pagine non appare un vero e proprio numero univoco di polizza, accompagnato da un sistema ufficiale di verifica.
Non risultano: un codice digitale di autenticazione; una firma elettronica verificabile; un collegamento a un portale Allianz; un riferimento a un’agenzia; una Pec dedicata e un numero Rui dell’intermediario.
Il codice «mecc. 142732» appare inserito nel layout, ma non consente da solo di ricondurre il documento a un contratto effettivamente registrato nei sistemi della compagnia.
Invece barcode e dicitura “stampata in data” replicano il layout dei documenti Allianz autentici: elemento che aggrava il quadro, non lo attenua.
Gli errori di scrittura, Allionz e Portito Iva…
Nelle pagine compaiono anche refusi come «impianto sportivo […] polivalente sifo» anziché «sito» e «Ammininistrazione». E nel piede altri come Allionz, Milono, Portito Iva, Piozzo… Errori probabilmente riconducibili a un uso di ChatGpt in versione free e a una mancata rilettura.
Errori che, da soli, non proverebbero nulla, ma che assumono un peso diverso all’interno di un documento già compromesso da anomalie societarie e giuridiche ben più gravi.
Curioso che, al di là delle dichiarazioni fatte in seguito, non se ne sia accorto nessuno prima di venerdì 31 mattina, quando il caso, in qualche modo, è arrivato in consiglio comunale. Ed ha portato alla doppia denuncia del pomeriggio stesso.



