GROSSETO. Undici anni dopo il delitto di via Sauro, la vicenda giudiziaria di Giuseppe Di Gioia arriva a un nuovo, e probabilmente definitivo, capitolo.
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato contro la decisione della Corte d’Appello di Genova che aveva già respinto la richiesta di revisione del processo.
Per i giudici non sono emersi elementi nuovi tali da giustificare un nuovo giudizio: la difesa ha proposto una diversa interpretazione delle prove già esaminate nei tre gradi di giudizio, ma questo non basta per riaprire un processo.
Quel sabato di ottobre che sconvolse Grosseto
Era il 24 ottobre 2015 quando i soccorritori entrarono nell’appartamento di via Sauro, a pochi passi dal centro di Grosseto.
Sul pavimento della camera da letto c’era il corpo senza vita di Donata Muccio, pensionata di 85 anni. La casa era completamente sottosopra: cassetti aperti, mobili rovistati, oggetti sparsi ovunque. Sembrava il classico furto finito in tragedia. O, peggio ancora, una rapina.
Per alcune ore anche gli investigatori seguirono quella pista. Ma c’era qualcosa che non tornava: le lesioni sul corpo della donna e gli accertamenti medico-legali portarono progressivamente gli uomini della squadra mobile a cambiare completamente prospettiva.
I sospetti si concentrano sul figlio
Dopo essere stato interrogato, la procura emise il fermo nei confronti del figlio della donna, Giuseppe Di Gioia, all’epoca 47enne.
Secondo la ricostruzione dei magistrati di via Monterosa, l’uomo si era presentato a casa della madre per chiederle del denaro. Tra i due sarebbe nata una violenta discussione, degenerata in una colluttazione.
Gli accertamenti medico-legali conclusero che la donna era stata afferrata e compressa al collo. Quella violenza, sommata alle sue già precarie condizioni cardiache, avrebbe provocato uno choc cardiocircolatorio che ne causò il decesso.
Successivamente, secondo l’accusa, l’appartamento sarebbe stato messo a soqquadro per simulare una rapina e depistare le indagini.
Una ricostruzione che i giudici hanno ritenuto provata durante tutto il percorso processuale.
La condanna
Nel 2019 la Corte d’Assise d’Appello di Grosseto riconobbe Di Gioia colpevole di omicidio preterintenzionale e del furto commesso dopo la morte della madre.
La pena fu fissata in 17 anni e sei mesi di reclusione, diventando definitiva nel dicembre 2023.
Il tentativo di riaprire il processo
La difesa ha successivamente chiesto la revisione del processo sostenendo una tesi completamente diversa.
Secondo i consulenti incaricati da Di Gioia, Donata Muccio sarebbe morta per cause naturali legate alle sue condizioni cardiache e non per effetto di un’aggressione. La frattura dell’osso ioide e le altre lesioni, sempre secondo la difesa, avrebbero potuto avere un’origine diversa rispetto a quella ricostruita dall’accusa.
La richiesta si fondava su una nuova consulenza medico-legale, con la quale si chiedeva di rivalutare gli elementi scientifici già acquisiti nel processo.
Perché la Cassazione ha detto no
La Suprema Corte ha confermato integralmente il ragionamento della Corte d’Appello di Genova.
I giudici spiegano che la revisione di un processo è possibile solo quando emergono prove realmente nuove, capaci di modificare il quadro accusatorio.
In questo caso, invece, la consulenza prodotta dalla difesa non introduce nuove scoperte scientifiche né nuovi elementi di fatto, ma propone soltanto una diversa lettura di dati già conosciuti e approfonditamente esaminati durante il processo.
Per questo motivo il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Una vicenda che segnò la cronaca grossetana
Il delitto di via Sauro rimane uno dei casi di cronaca nera che più colpirono Grosseto negli ultimi anni.
All’inizio sembrava una rapina sfociata in omicidio. Le indagini ribaltarono completamente lo scenario, individuando nel figlio della vittima il responsabile della morte della madre e della successiva simulazione del furto.
Con la decisione della Cassazione si chiude anche l’ultimo tentativo di ottenere un nuovo processo.
IL CASO – La cronologia
24 ottobre 2015 – Donata Muccio viene trovata morta nella sua abitazione di via Sauro. In un primo momento si pensa a una rapina finita nel sangue.
2015-2016 – Le indagini della squadra mobile e gli accertamenti medico-legali portano all’arresto del figlio Giuseppe Di Gioia.
2019 – Arriva la condanna a 17 anni e 6 mesi per omicidio preterintenzionale e furto.
19 dicembre 2023 – La sentenza diventa definitiva.
2025 – La Corte d’Appello di Genova respinge la richiesta di revisione.
2026 – La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso, chiudendo la strada a un nuovo processo.



