MONTEROTONDO MARITTIMO. C’è un cambiamento profondo e silenzioso che non passa per i grandi viali delle metropoli, ma si fa spazio anche tra i vicoli e le pietre antiche dei piccoli borghi. L’8 agosto, a Monterotondo Marittimo, un incantevole paese nell’alta Maremma di appena 1.600 abitanti in alta stagione e con una popolazione residente ancora più contenuta, va in scena la nuova edizione del Pride più piccolo d’Italia.
Un’etichetta, questa, che lontano dal voler essere un banale slogan, descrive una realtà geografica e logistica ben precisa: niente sfilate interminabili o camion allegorici. Qui la manifestazione si concentra interamente nel cuore pulsante del borgo, piazza Mario Chieli. Ma proprio ciò che all’inizio poteva sembrare un limite insuperabile si è trasformato, anno dopo anno, nel punto di forza più grande dell’evento, capace di attirare persone, attivisti e visitatori da ogni parte d’Italia.
Un’idea nata dal coraggio e dalla passione

L’inizio di questa avventura si deve al collettivo CLAPS, che ha saputo immaginare l’impossibile in un contesto dove una manifestazione per i diritti LGBTQIA+ rappresentava una novità assoluta. A curare l’intera direzione artistica, l’immagine, la comunicazione e l’organizzazione c’è Mauriziano Carannante.
«Quando diciamo che è il Pride più piccolo d’Italia non è uno slogan inventato: è davvero così – racconta Carannante – Così, ho pensato: perché non trasformare questa caratteristica in un punto di forza? Invece di nascondere il fatto di essere piccoli, abbiamo deciso di rivendicarlo con orgoglio. È diventato il nostro modo per dire che i diritti non appartengono solo alle grandi città, ma possono vivere anche in un piccolo borgo della Toscana».
Organizzare un evento del genere in una realtà locale molto contenuta significa costruire tutto letteralmente “a mano”, contando su risorse limitate e superando la ritrosia di chi, spesso abituato a dinamiche da grandi città o mosso da esigenze di budget, declina l’invito.
Eppure, è proprio qui che emerge la vera anima del Monterotondo Pride: un evento sorretto dalla passione pura di artisti, performer e attivisti che decidono di esserci a titolo gratuito, mettendo a disposizione tempo, arte e cuore.
«Ogni anno abbiamo cercato di migliorare qualcosa. Un ospite in più, un artista in più, un talk più ricco, uno spettacolo più curato. Piano piano questo piccolo Pride è cresciuto fino a diventare un appuntamento che richiama persone non solo dalla Toscana, ma anche da tante altre regioni. La cosa che mi emoziona di più è vedere come è cambiato il paese – sottolinea Carannante – Credo fosse normale che molte persone non capissero bene cosa fosse un Pride inizialmente. In un piccolo borgo una manifestazione del genere era qualcosa di completamente nuovo, mentre oggi il Comune è il nostro primo sostenitore, l’unico sostegno istituzionale ed economico che abbiamo avuto in questi anni, e senza il suo aiuto probabilmente tutto questo non esisterebbe».
Il cambio di passo della comunità e il sostegno delle istituzioni

Se di fatto la novità poteva suscitare perplessità tra gli abitanti, la scelta degli organizzatori è stata chiara fin da subito: nessuno scontro, ma spazio al dialogo, alla cultura e all’incontro. Un approccio che ha trasformato radicalmente il volto del paese. Oggi il primo sostenitore della manifestazione è proprio l’amministrazione comunale, che negli anni ha anche installato una panchina Rainbow come simbolo permanente di inclusione.
«Il Comune di Monterotondo Marittimo ha scelto con convinzione di patrocinare e sostenere economicamente quello che ormai è conosciuto come il Pride più piccolo d’Italia – dichiara il sindaco, Giacomo Termine – Lo facciamo perché crediamo che i diritti non dipendano dalle dimensioni di un territorio e che, proprio nei piccoli centri, sia ancora più importante affermare con chiarezza che nessuno deve sentirsi solo, escluso o costretto a nascondersi. Essere un piccolo Comune non significa avere meno coraggio o minori responsabilità. Il Monterotondo Marittimo Pride è una festa, ma anche un messaggio politico e civile molto semplice: la nostra è una comunità aperta, accogliente e schierata dalla parte della libertà di ciascuno di essere ciò che è e di amare chi vuole».
Il programma dell’8 agosto: un’unica piazza per una grande festa

In piazza Mario Chieli, l‘8 agosto non ci sarà una parata: «Quando diciamo che è il Pride più piccolo d’Italia, un motivo c’è!» scherza Carannante, ma un programma fluido e travolgente che accompagnerà il pubblico per tutta la giornata.
L’evento prenderà il via con i saluti istituzionali del sindaco Giacomo Termine, per poi lasciare spazio al talk condotto dalla psicologa Lucia Cortecci, pronto a portare sul palco un confronto intenso tra attivisti, scrittori e artisti.
A seguire si entrerà nel vivo dello spettacolo grazie alla conduzione di BabyMaky, tra le drag queen più iconiche di Riccione, affiancata da performer provenienti da tutta Italia e dall’estero.
Tra i momenti più attesi c’è il live show di Iwanda Sbelletti, eclettica artista drag romana, prima di lasciare spazio alla chiusura notturna con il DJ set curato da Mauriziano, pronto a trasformare l’intera piazza in una grande festa ricca di musica e animazione aperta a tutti.
Il messaggio: mettersi in gioco
Il Pride di Monterotondo Marittimo dimostra che l’impatto di un messaggio non si misura in metri quadrati o in affluenza di piazza, ma nella profondità del cambiamento che riesce a generare.
Come sintetizza perfettamente Mauriziano Carannante: «Vorrei che chi viene qui capisse una cosa molto semplice: non conta quanto è grande il posto in cui vivi, conta quanto sei disposto a metterti in gioco per renderlo un posto migliore».
E in questo piccolo angolo di Toscana, la lezione è già diventata realtà.



