Riccardo Lepri: «Così le rinnovabili industriali rischiano di cambiare per sempre la Maremma» | MaremmaOggi Skip to content

«A Manciano 37 impianti in arrivo: così rischiamo di perdere la nostra terra»

L’imprenditore della Tenuta Montauto interviene sul dibattito su eolico, fotovoltaico e agrivoltaico: «Non siamo contro le energie rinnovabili, ma serve una pianificazione che difenda paesaggio, turismo e agricoltura»
Un fotomontaggio di un impianto eolico nella zona di Montauto e Riccardo Lepri
Un fotomontaggio di un impianto eolico nella zona di Montauto e Riccardo Lepri

MANCIANO. «Non siamo contro le energie rinnovabili. Siamo contro il modo in cui vengono imposte.»

Riccardo Lepri lo ripete più volte durante l’intervista. Sa che il tema divide e che basta poco per essere etichettati come “nemici della transizione ecologica”. Per questo mette subito un punto fermo.

«Io parlo da cittadino, da imprenditore agricolo e da componente del comitato. Nessuno di noi è contrario alle energie rinnovabili. Sarebbe assurdo. Ma chiediamo che si facciano delle valutazioni serie sul rapporto tra benefici e costi, soprattutto in un territorio delicato come la Maremma».

Il proprietario della Tenuta Montauto, una delle aziende vitivinicole più conosciute del territorio di Manciano, è tra i volti della mobilitazione nata contro il progetto eolico previsto nella zona. Ma il problema, spiega, è molto più grande di una singola pala.

«A Manciano sono in arrivo 37 progetti»

Il numero che cita è destinato a far discutere.

«Fra eolico, fotovoltaico e agrivoltaico nel solo comune di Manciano sono stati presentati circa 37 progetti. Gli uffici comunali fanno fatica perfino a seguire tutte le pratiche».

Un dato che fotografa una trasformazione senza precedenti.

Negli ultimi anni la Maremma è diventata uno dei territori più richiesti dalle società che investono nelle energie rinnovabili. Molti dei progetti, però, seguono l’iter ministeriale previsto per gli impianti di maggiore potenza e vengono autorizzati direttamente dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, riducendo notevolmente il margine di intervento dei Comuni.

Ed è proprio questo uno degli aspetti che preoccupa Lepri.

«Il Comune può fare poco»

«I Comuni vengono praticamente scavalcati. Le decisioni vengono prese altrove, mentre chi vive il territorio resta con pochissimi strumenti per incidere davvero.»

Per l’imprenditore il nodo non è soltanto amministrativo.

È soprattutto una questione di visione.

«Non sono piccoli impianti, sono industrie»

Lepri insiste su un concetto che ritiene fondamentale.

«Bisogna spiegare bene una cosa: qui non stiamo parlando di piccoli impianti per l’autoconsumo. Stiamo parlando di impianti industriali. È completamente diverso.»

E porta l’esempio delle pale eoliche.

«Una pala alta 200 metri ha un impatto enorme. Per installarla servono nuove strade, bisogna movimentare il terreno, in alcuni casi abbattere porzioni di bosco. Poi ci sono i plinti in cemento, i cavidotti, le cabine di accumulo. Sono trasformazioni che cambiano il territorio in maniera profonda.»

«La Maremma vive di turismo»

Il ragionamento dell’imprenditore si sposta poi sull’economia.

«Qui non abbiamo grandi industrie. Non abbiamo infrastrutture importanti. La nostra ricchezza è il paesaggio e su quel paesaggio abbiamo costruito turismo, vino, olio e agricoltura di qualità.»

Per questo teme che una diffusione degli impianti possa compromettere il principale motore economico della zona.

«Se riempiamo la Maremma di impianti industriali a macchia di leopardo rischiamo di compromettere l’unico patrimonio che abbiamo. Noi viviamo di turismo e potremmo svilupparlo ancora molto di più.»

«Qui non resta quasi nulla»

Secondo Lepri, inoltre, i benefici economici locali sarebbero limitati.

«Molti dei progetti sono presentati da grandi società straniere. Non vedo ricadute occupazionali significative, non vedo vantaggi diretti per i Comuni e non vedo neppure una riduzione delle bollette per i cittadini. Quello che rimane qui è soprattutto l’impatto sul territorio.»

«Prima usiamo tetti, cave e aree dismesse»

L’imprenditore tiene però a precisare che la sua non vuole essere una posizione di chiusura.

Anzi.

«Secondo me bisogna incentivare molto di più l’installazione dei pannelli sui tetti delle case, nelle aree industriali dismesse, nelle cave. Prima utilizziamo tutto quello che è già stato consumato. Solo dopo possiamo discutere del resto.»

Tra le possibili alternative cita anche la geotermia.

«La Toscana produce già molta energia geotermica. È una tecnologia che, almeno in alcune situazioni, può avere un impatto inferiore rispetto ai grandi impianti eolici o fotovoltaici.»

«Non tutte le regioni sono uguali»

Per Lepri la pianificazione dovrebbe tenere conto delle caratteristiche dei territori.

«Ogni area ha una propria vocazione. Ci sono territori industriali dove è più logico concentrare gli impianti industriali. La Toscana, e la Maremma in particolare, hanno costruito la propria economia sul paesaggio, sull’agricoltura e sul turismo. Non possiamo ragionare come se tutta l’Europa fosse uguale.»

«È un’eredità che lasciamo ai nostri figli»

Alla fine dell’intervista il tono diventa quasi personale.

«Questo è un momento storico importantissimo. Le decisioni che prendiamo oggi non riguardano solo noi. Sono l’eredità che lasciamo alle prossime quattro generazioni.»

È il motivo per cui, conclude, il dibattito non dovrebbe essere ridotto a uno scontro tra favorevoli e contrari alle energie rinnovabili.

«La vera domanda non è se fare la transizione energetica. La vera domanda è come farla senza distruggere proprio quei territori che rendono unico il nostro Paese.»


LEGGI ANCHE – Sei giganti da 220 metri in Maremma: Comune e ambientalisti bocciano il progetto eolico


 

Autore

Riproduzione riservata ©

pubblicità

Condividi su

Articoli correlati