GROSSETO. Si chiude definitivamente in Cassazione una delle vicende amministrative che hanno tenuto banco negli ultimi anni a Grosseto: quella che ha visto protagonista Ape, legata all’acquisto di migliaia di euro di mangime destinato ai polli ospitati al Centro militare veterinario.
La novità è contenuta nel decreto pubblicato il 19 giugno 2026 dalla Corte di Cassazione: il ricorso presentato da Michele Rossi è stato dichiarato estinto. Una decisione che rende definitiva la sentenza della Corte d’Appello di Firenze, che aveva dato ragione al Comune di Grosseto.
La decisione della Cassazione
La Suprema Corte non è entrata nel merito della controversia. Dopo la proposta di decisione accelerata prevista dall’articolo 380-bis del codice di procedura civile, Rossi, assistito dall’avvocato Livio Sammatrice, non ha chiesto che il ricorso fosse esaminato entro il termine previsto.
Per questo motivo il procedimento è stato dichiarato estinto e il ricorso considerato rinunciato.
La Cassazione ha inoltre condannato Michele Rossi a rifondere al Comune di Grosseto le spese del giudizio, liquidate in 4.300 euro di compensi, oltre a 200 euro di esborsi, rimborso forfettario del 15%, Iva e contributi previdenziali se dovuti.
Il caso degli 8mila euro per nutrire i polli
La vicenda risale a diversi anni fa. Al centro della controversia c’era l’acquisto di circa 8mila euro di mangime destinato agli animali del Centro militare veterinario, una spesa che il Comune aveva ritenuto non conforme, contestandola a Rossi che aveva autorizzato l’operazione.
Da quella decisione nacque un lungo contenzioso civile. Lo stesso Rossi, nel corso della vicenda, aveva presentato un esposto nei confronti del sindaco sostenendo di essere stato oggetto di accuse infondate.
Successivamente il Comune, difeso dall’avvocato Roberto Cerboni, aveva replicato sostenendo che l’eventuale danno erariale fosse stato provocato proprio dalla condotta di Rossi, posizione poi accolta nelle sentenze favorevoli all’amministrazione.
Le sentenze precedenti
Prima della Cassazione, il Comune aveva già ottenuto ragione sia in primo grado sia davanti alla Corte d’Appello di Firenze, che nel dicembre 2025 aveva confermato le ragioni dell’amministrazione comunale.
Con il decreto della Suprema Corte viene quindi meno anche l’ultimo tentativo di ribaltare quel verdetto. La sentenza della Corte d’Appello diventa così definitiva, mettendo la parola fine a una controversia giudiziaria che si è trascinata per anni e che aveva avuto grande rilievo nella vita amministrativa cittadina.
Fine della battaglia giudiziaria
La pronuncia della Cassazione rappresenta l’ultimo capitolo del contenzioso. Per il Comune di Grosseto si tratta della definitiva conferma della correttezza della propria posizione processuale.
Per Rossi, invece, si chiude senza successo l’iter giudiziario avviato contro l’amministrazione, con l’ulteriore condanna al pagamento delle spese sostenute nel giudizio di legittimità.



