Don Franco Cencioni compie 100 anni: Grosseto festeggia un secolo di fede e servizio | MaremmaOggi Skip to content

«Se muoio…»: l’ironia di don Franco che il 13 luglio compie 100 anni

Il 13 luglio la Diocesi celebra il sacerdote nato a Boccheggiano nel 1926. Messa in cattedrale, omaggio del Comune e raccolta fondi per restaurare il reliquiario di San Guglielmo di Malavalle
L'ordinazione di don Franco Cencioni nel 1950 e una foto recente, nella nostra redazione
L’ordinazione di don Franco Cencioni nel 1950 e una foto recente, nella nostra redazione

GROSSETO. C’è chi arriva a cent’anni contando i giorni. E chi, invece, continua a contarli come occasioni per fare qualcosa di buono.

Don Franco Cencioni appartiene alla seconda categoria. Il prossimo 13 luglio spegnerà cento candeline, ma chi lo conosce sa che quel numero gli è sempre stato un po’ stretto. Perché lui, con il sorriso di chi ha attraversato un secolo senza perdere la leggerezza, continua a ripetere una frase che ormai è diventata un marchio di fabbrica.

«Se muoio…».

Una battuta che strappa sempre una risata e che racconta bene il carattere di un sacerdote capace di affrontare il tempo con la stessa ironia con cui ha affrontato la vita. Il 13 luglio non sarà soltanto il compleanno di un uomo. Sarà la festa di una comunità che si ritroverà attorno a uno dei suoi testimoni più autorevoli.

Un secolo attraversando la storia

Nato a Boccheggiano nel 1926, figlio di una famiglia di minatori, don Franco ha visto cambiare il mondo. Ha conosciuto la guerra, la ricostruzione, il boom economico e le profonde trasformazioni della Chiesa e della società.

L’incontro con don Orione ha segnato il suo cammino umano e spirituale. Poi è arrivato il sacerdozio: don Franco Cencioni è stato ordinato nel giorno di Natale del 1950 nella chiesa di Santo Stefano, a Porto Santo Stefano, proprio il giorno della riconsacrazione della chiesa, ricostruita dopo i bombardamenti della guerra, da parte del vescovo Galeazzi.

Poi sono arrivati gli anni trascorsi come cancelliere della diocesi, il titolo di monsignore e soprattutto un servizio continuo alla Chiesa grossetana.

Tra gli episodi rimasti nella memoria collettiva c’è anche il salvataggio dell’Archivio diocesano durante la drammatica alluvione che colpì Grosseto nel 1966. Mentre l’acqua invadeva la città, lui lavorò per mettere in salvo documenti che raccontavano secoli di storia della Maremma.

«La Chiesa deve tornare fra la gente»

Chi ha letto l’intervista rilasciata a MaremmaOggi due anni fa ricorda bene quale fosse il suo pensiero. A 98 anni non parlava del passato con nostalgia, ma del futuro della Chiesa.

«La Chiesa deve tornare fra la gente», diceva con la semplicità che lo ha sempre contraddistinto.

Un invito che continua a mettere in pratica ogni settimana, dedicando tempo agli anziani ospiti della RSA Anni Azzurri, dove il suo ministero prosegue ancora oggi. Perché, per don Franco, essere sacerdote non è mai stato un ruolo, ma una presenza.

La Maremma si stringe attorno a lui

Per celebrare il secolo di vita di don Franco, la Diocesi di Grosseto ha organizzato una giornata speciale.

L’appuntamento è per lunedì 13 luglio. Alle 18 sarà celebrata una messa solenne di ringraziamento nella cattedrale di San Lorenzo. Alle 19, nella sala del consiglio comunale, la città renderà omaggio a uno dei suoi protagonisti più amati con una cerimonia istituzionale.

Sarà il modo per dire grazie a un sacerdote che, in cento anni, ha accompagnato generazioni di grossetani nei momenti più importanti della loro vita.

Il regalo che non vuole per sé

Conoscendo don Franco, era difficile immaginare una lista di regali. Infatti non ne ha chiesti. Ha preferito trasformare il suo compleanno in un dono per tutta la Maremma.

La Diocesi ha lanciato una raccolta di offerte per finanziare il restauro del reliquiario di San Guglielmo di Malavalle, custodito a Tirli.

È questo il regalo che don Franco desidera ricevere: lasciare qualcosa che rimanga dopo di lui. Un gesto che lo rappresenta perfettamente. Perché anche a cent’anni continua a pensare prima agli altri che a se stesso.

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