«Qualcuno mi perseguita da due anni e mezzo»: avvocata vive nell'incubo | MaremmaOggi Skip to content

«Qualcuno mi perseguita da due anni e mezzo»: avvocata vive nell’incubo

Cinque denunce, tre fascicoli aperti in procura a Firenze e un’escalation che non si ferma. L’ultimo episodio in un podere isolato, dove la figlia diciassettenne ha visto una sagoma nel buio

CIVITELLA PAGANICO. La paura ha il rumore di un colpo nel silenzio della notte. Un tonfo improvviso, poi altri colpi contro le inferriate del podere. È passata da poco la mezzanotte di giovedì 25 giugno quando una ragazza di 17 anni si sveglia di soprassalto. Corre nella camera della madre, le dice che fuori c’è qualcuno. La donna prende il telefono e chiama i carabinieri.

Quando la pattuglia arriva, però, di quella presenza non c’è più traccia.

«È successo ancora», racconta oggi l’avvocata, 48 anni, che vive in una zona di campagna nel comune di Civitella Paganico. «Quando arrivano le forze dell’ordine, chiunque sia stato sparisce sempre».

Per lei non si tratta di un episodio isolato. È soltanto l’ultimo capitolo di una vicenda che va avanti da oltre due anni e mezzo e che, denuncia, le ha cambiato completamente la vita.

Un’escalation fatta di intrusioni, profili violati e intimidazioni

La storia non comincia davanti a quel cancello. Comincia molto prima, davanti allo schermo di un computer.

Prima sono sparite email di lavoro e messaggi di posta certificata. Poi qualcuno sarebbe riuscito ad accedere ai suoi account personali, modificando dati, utilizzando servizi intestati a lei e intervenendo perfino sul profilo Booking che la professionista utilizza per gestire una struttura ricettiva della famiglia.

«Entrano nei miei sistemi informatici da tempo – racconta – e ogni volta succede qualcosa di diverso». Le conseguenze, spiega, non si sono limitate al mondo digitale.

Negli ultimi mesi si è ritrovata richieste di amicizia inviate a suo nome, messaggi che non aveva mai scritto, email dal contenuto sessualmente esplicito recapitate ai suoi indirizzi e perfino modifiche ai dati di alcune utenze.

A gennaio, racconta ancora, ha scoperto che era stato acceso un finanziamento a suo nome senza che lei ne sapesse nulla. Poco dopo si è accorta che anche una carta ricaricabile utilizzata per gli acquisti online era stata impiegata da altri.

«Abbiamo presentato anche una denuncia per sostituzione di persona», spiega.

Tre fascicoli aperti a Firenze

Le denunce presentate negli ultimi mesi sono cinque, i procedimenti aperti dalla procura competente, quella di Firenze, che si occupa dei reati informatici, sono tre.

Uno dei fascicoli per stalking è stato archiviato perché non è stato possibile individuare il responsabile degli accessi abusivi.

Gli altri sono ancora aperti. Nel frattempo, però, gli episodi sarebbero continuati.

L’ultima notte di paura

L’episodio che ha convinto l’avvocata a rompere il silenzio è quello avvenuto nella notte tra mercoledì e giovedì. La figlia, svegliata da un forte rumore, avrebbe visto anche una figura accovacciata nel buio, nei pressi dell’abitazione.

«Era terrorizzata – racconta la madre – e non ha più voluto uscire di casa». Subito dopo sono partite le telefonate ai carabinieri e alla sindaca del comune.

Quando i militari hanno raggiunto il podere, immerso nella campagna e lontano dalle altre abitazioni, non hanno trovato nessuno.

«Vivo con la videosorveglianza, ma non basta»

Per cercare di proteggersi, la professionista ha fatto installare un impianto di videosorveglianza attorno alla casa. Un investimento affrontato di tasca propria che, però, non è riuscito a restituire serenità alla famiglia.

Con lei vivono anche gli anziani genitori. «Non vorrei essere costretta a lasciare questa casa – dice – anche perché qui ci sono loro. Ma sono stanca di vivere così».

Tra gli episodi denunciati ci sarebbe anche il danneggiamento dell’automobile, trovata con una scritta sulla fiancata. Un tassello che, insieme agli altri, alimenta il sospetto di una persecuzione continua.

«Mia figlia ha diritto a vivere senza paura»

Per oltre due anni ha scelto di affrontare la situazione nel riserbo, confidando che le indagini riuscissero a dare un nome al responsabile.

Oggi, invece, ha deciso di raccontare pubblicamente quello che sta vivendo. «L’ho fatto perché non ce la faccio più – conclude – mia figlia ha diciassette anni e mezzo. Ha diritto di uscire di casa senza avere paura. E lo stesso diritto ce l’ho anch’io».

Intanto le indagini sugli accessi abusivi ai sistemi informatici e sugli altri episodi denunciati proseguono sotto il coordinamento della procura di Firenze.

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