Rinnovabili, la Toscana vara la legge sulle aree idonee: cosa cambia per Maremma e Val di Cornia | MaremmaOggi Skip to content

Rinnovabili, svolta della Toscana: cave e aree degradate prima dei campi agricoli

La Regione approva la proposta di legge sulle aree idonee: nuovo principio contro la concentrazione degli impianti e maggiore tutela del territorio rurale
Un impianto agrivoltaico
Un impianto agrivoltaico

GROSSETO-PIOMBINO. Non è una semplice legge sulle energie rinnovabili. È il tentativo della Toscana di risolvere uno dei conflitti che negli ultimi anni hanno diviso amministrazioni, agricoltori, comitati e imprese: come produrre più energia pulita senza trasformare il territorio in una distesa di pannelli e pale eoliche.

La giunta regionale guidata da Eugenio Giani ha approvato la proposta di legge sulle aree idonee alla realizzazione di impianti alimentati da fonti rinnovabili, un provvedimento destinato ad avere effetti diretti anche sulla Maremma e sulla Val di Cornia, due dei territori toscani maggiormente interessati da progetti fotovoltaici, agrivoltaici, eolici e sistemi di accumulo.

L’obiettivo fissato dalla normativa nazionale è ambizioso: la Toscana dovrà raggiungere entro il 2030 una potenza aggiuntiva di almeno 4,25 gigawatt da fonti rinnovabili rispetto ai livelli del 2020.

Una legge nata dopo anni di scontri

Negli ultimi anni il dibattito sulle rinnovabili si è acceso soprattutto nelle aree rurali.

Da una parte la necessità di accelerare la transizione energetica e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. Dall’altra le preoccupazioni legate al consumo di suolo agricolo, alla tutela del paesaggio e alla concentrazione di impianti in alcune zone della Toscana.

La stessa Regione riconosce che la sfida consiste nel trovare un punto di equilibrio tra questi interessi. Nella relazione che accompagna la proposta di legge si parla infatti della necessità di garantire la transizione energetica salvaguardando al tempo stesso il paesaggio, le aree agricole e la loro funzione produttiva.

Priorità a cave, miniere e aree degradate

Uno degli aspetti più significativi del testo riguarda la scelta delle superfici da privilegiare.

La proposta punta infatti a favorire l’installazione degli impianti in aree degradate, antropizzate, dismesse e agricole abbandonate, limitando l’impatto sui terreni agricoli produttivi e sui contesti di maggiore pregio paesaggistico.

Per la Maremma e la Val di Cornia questo significa guardare con particolare attenzione a cave dismesse; miniere cessate; discariche chiuse; aree industriali inutilizzate e terreni agricoli abbandonati.

Una scelta che potrebbe incidere direttamente su territori che da decenni convivono con aree estrattive e industriali, soprattutto nell’area metallifera grossetana e nel comprensorio di Piombino.

Stop alle concentrazioni eccessive

Tra le novità più rilevanti compare anche il principio di non concentrazione. È un concetto che potrebbe cambiare molte valutazioni future.

Finora il dibattito si è spesso concentrato sul singolo impianto. La nuova impostazione introduce invece il tema dell’effetto cumulativo: anche un’area formalmente idonea potrebbe non essere considerata adatta se già fortemente interessata dalla presenza di altri impianti energetici.

Una risposta alle critiche avanzate in questi anni da molti comitati locali, secondo i quali alcuni territori rischiano di sopportare un carico eccessivo di infrastrutture energetiche.

Agrivoltaico sì, ma con regole più rigide

La proposta dedica un intero capitolo agli impianti agrivoltaici e prevede misure specifiche per garantire il mantenimento della funzione agricola dei terreni.

Viene inoltre previsto il coinvolgimento degli enti locali nella definizione delle aree destinate a questa tipologia di impianti.

Il tema è particolarmente sensibile in province come Grosseto e Livorno, dove l’agricoltura rappresenta ancora una componente fondamentale dell’economia locale.

Procedure più veloci nelle aree idonee

La legge si inserisce nel quadro normativo nazionale che attribuisce alle aree idonee un regime autorizzativo semplificato.

Le aree individuate consentono infatti procedure più rapide, tempi ridotti e iter amministrativi alleggeriti per la realizzazione degli impianti. L’obiettivo dichiarato è accelerare gli investimenti senza rinunciare ai controlli ambientali e paesaggistici.

Le compensazioni per i territori

Un altro capitolo riguarda le misure di compensazione territoriale e ambientale, che dovranno accompagnare la realizzazione degli impianti.

Si tratta di uno degli aspetti che potrebbe avere maggiori ricadute sui comuni interessati dai nuovi progetti, perché apre il tema dei benefici concreti per le comunità che ospiteranno le infrastrutture energetiche.

Una partita che riguarda direttamente Maremma e Val di Cornia

Per la Maremma e la Val di Cornia la nuova legge arriva in un momento particolarmente delicato.

Negli ultimi anni sono stati presentati decine di progetti tra fotovoltaico, agrivoltaico, eolico e sistemi di accumulo, generando spesso confronti accesi tra amministrazioni, imprese agricole, associazioni ambientaliste e cittadini.

La proposta regionale prova ora a fissare una cornice più chiara: favorire le energie rinnovabili, raggiungere gli obiettivi europei e nazionali e allo stesso tempo evitare che la transizione energetica si trasformi in un consumo indiscriminato di suolo agricolo e paesaggio.

Una sfida che nei prossimi mesi sarà al centro del dibattito politico e amministrativo in tutta la Toscana.

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