FONTEBLANDA. Ottant’anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale, la terra continua a restituire ciò che il conflitto aveva nascosto. Un nuovo ordigno bellico è stato individuato nella zona di Talamonaccio, lungo il tracciato della futura Ciclovia Tirrenica, a poca distanza dal punto in cui, nelle scorse settimane, era stata rinvenuta un’altra bomba, poi disinnescata e fatta brillare dagli artificieri.
Il ritrovamento è avvenuto durante le operazioni di bonifica preventiva eseguite prima dell’avvio dei lavori. Una procedura obbligatoria in un’area che, per la sua storia, continua ancora oggi a custodire sotto terra le tracce della guerra.
Adesso saranno la Prefettura e gli organismi competenti a stabilire tempi e modalità dell’intervento. La precedente operazione, conclusa a fine maggio, aveva richiesto l’evacuazione di residenti e attività, oltre alla chiusura temporanea dell’Aurelia e alla sospensione del traffico ferroviario.
Una guerra che da queste parti non è mai scomparsa davvero
Se oggi emergono ancora bombe inesplose, il motivo va ricercato in quello che accadde tra il 1943 e il 1944. Dopo l’armistizio dell’8 settembre, i tedeschi trasformarono tutta la costa maremmana in un settore strategico per la difesa e i rifornimenti diretti verso la Linea Gustav.
Nell’ottobre del 1943 arrivò addirittura l’ordine di evacuazione della fascia costiera compresa fra Livorno e Napoli. Migliaia di persone furono costrette a lasciare le proprie case e a trasferirsi verso l’interno. La popolazione dell’Argentario, di Talamone e di Orbetello si trovò improvvisamente a vivere in una vera e propria zona di guerra.
Porti, ferrovie, batterie costiere, depositi e vie di comunicazione rappresentavano obiettivi strategici per gli Alleati. E così iniziarono i bombardamenti.
L’inferno vissuto dall’Argentario
L’8 dicembre 1943, giorno dell’Immacolata, Porto Santo Stefano fu colpita dal primo grande bombardamento. Fu solo l’inizio.
Da quel giorno fino al giugno del 1944, Monte Argentario venne investito da 95 incursioni aeree. Alla fine della guerra quasi il 96 per cento del patrimonio edilizio risultava distrutto e il paese pagò un prezzo altissimo in termini di vittime e devastazioni.
Anche Orbetello e Talamone furono coinvolte dai bombardamenti. L’idroscalo, la ferrovia Porto Santo Stefano-Orbetello e tutte le infrastrutture utilizzate dai tedeschi erano bersagli continui. Il promontorio di Talamonaccio ospitava postazioni e opere difensive a controllo della costa e proprio in quell’area, oggi interessata dal passaggio della Ciclovia Tirrenica, vennero sganciate numerose bombe.
Quelle bombe mai esplose
Non tutti gli ordigni sganciati dagli aerei alleati esplosero. Alcuni penetrarono nel terreno, altri rimasero sepolti sotto strati di sabbia, vegetazione e detriti. Con il passare degli anni finirono dimenticati.
È per questo che ancora oggi, quando si aprono nuovi cantieri o si realizzano opere pubbliche, vengono effettuate specifiche bonifiche belliche. E proprio durante questi controlli, nel giro di poche settimane, sono stati trovati due ordigni a poca distanza l’uno dall’altro.
La ciclovia e la guerra nascosta sotto terra
Il nuovo ritrovamento ha inevitabilmente rallentato i lavori della Ciclovia Tirrenica, ma rappresenta anche la conferma di quanto profondo sia ancora il legame fra questo territorio e la sua storia.
La guerra è finita da oltre ottant’anni, ma tra Talamone, Orbetello e l’Argentario continua periodicamente a riaffiorare dal sottosuolo. E ogni ordigno che emerge dalla terra ricorda come quelle colline e quella costa, oggi meta di vacanze e turismo, furono un tempo uno dei fronti più martoriati del conflitto mondiale.





