GROSSETO. Due nuove dighe mobili per trattenere l’acqua dell’Ombrone, sostenere l’agricoltura della Maremma e contrastare la minaccia del cuneo salino. Ad Alberese è stato inaugurato il primo lotto del nuovo comprensorio irriguo realizzato dal Consorzio di Bonifica 6 Toscana Sud, un’infrastruttura che punta a garantire risorse idriche stabili alle aziende agricole della zona.
Il taglio del nastro ha riguardato i due sbarramenti flessibili installati sui canali Padulino e Barbicato, opere che rappresentano il primo passo di un progetto più ampio destinato a servire quasi cento imprese agricole in un’area di elevato pregio ambientale, alle porte del Parco della Maremma.

Dighe mobili, come funziona il nuovo sistema
Le due strutture sono state realizzate grazie a un finanziamento da 1,14 milioni di euro del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, attraverso la Regione Toscana. I nuovi sbarramenti consentono di trattenere circa 17mila metri cubi d’acqua nel canale Padulino e altri 10mila nel Barbicato.
Il sistema è basato su barriere in gomma che vengono gonfiate durante la stagione irrigua. In questo modo l’acqua dolce proveniente dall’Ombrone viene accumulata all’interno dei canali di bonifica, trasformati in una sorta di serbatoi lineari a cielo aperto. In caso di piena, le strutture si abbassano automaticamente, senza aumentare il rischio idraulico.
Arrivano altri 1,6 milioni per la terza diga
Nel corso della giornata il Consorzio di Bonifica 6 Toscana Sud ha annunciato l’ottenimento di un nuovo finanziamento da 1,6 milioni di euro, stanziato dalla Regione Toscana attraverso il Complemento per lo sviluppo rurale 2023-2027.
Le risorse serviranno per realizzare la terza e più importante diga mobile, prevista sull’Essiccatore principale. Alta 3,3 metri, la struttura permetterà da sola di accumulare altri 139mila metri cubi d’acqua.

Con il completamento dell’intero sistema, previsto entro il 2027, la capacità complessiva supererà i 166mila metri cubi, assicurando approvvigionamento a 98 aziende agricole distribuite su oltre 1.100 ettari.
Giani: «Intervento strategico per il futuro della Maremma»
Alla cerimonia erano presenti il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, l’assessore regionale all’agricoltura Leonardo Marras, il direttore generale di Anbi nazionale Massimo Gargano, il presidente di Anbi Toscana Paolo Masetti, il presidente del Consorzio di Bonifica 6 Toscana Sud Federico Vanni e il direttore generale Fabio Zappalorti.
«Le prime due dighe mobili inaugurate ad Alberese rappresentano un intervento strategico per il futuro della Maremma e dell’agricoltura toscana – hanno sottolineato Eugenio Giani e il sottosegretario Bernard Dika – Investire nella gestione della risorsa idrica significa dare risposte concrete alle imprese e affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici».
Per l’assessore Leonardo Marras si tratta di «un risultato concreto che sostiene competitività, reddito e occupazione delle aziende agricole, preservando al tempo stesso l’equilibrio ambientale del Parco della Maremma».
Vanni: «L’irrigazione collettiva è l’unica strada possibile»
«La Piana di Alberese viveva una situazione molto difficile dal punto di vista dell’approvvigionamento idrico – spiega il presidente del Consorzio di Bonifica 6 Toscana Sud, Federico Vanni – Quando il progetto sarà completato, la situazione sarà migliore. I cambiamenti climatici ci impongono un impegno sempre maggiore».

Fabio Zappalorti sottolinea invece come le dighe mobili rappresentino una risposta immediata in attesa delle grandi opere di accumulo idrico: «La Toscana meridionale soffre la mancanza di un grande invaso sul modello di Bilancino o Montedoglio, ma i tempi sono lunghi. Dobbiamo garantire alle imprese agricole soluzioni già disponibili».
Un’opera per difendere ambiente e agricoltura
L’intervento interessa un’area particolarmente delicata dal punto di vista ambientale. Secondo il presidente del Parco della Maremma, Simone Rusci, la disponibilità di acqua rappresenta uno strumento fondamentale anche per la tutela della biodiversità e degli habitat agricoli più fragili.
Con le prime due dighe già in funzione e la terza finanziata, la Maremma compie così un nuovo passo nella gestione della risorsa idrica, puntando su infrastrutture innovative per affrontare siccità, salinizzazione e cambiamenti climatici.





