Morto da solo nell'ex casa cantoniera: aveva 36 anni e una famiglia in Nigeria | MaremmaOggi Skip to content

Morto da solo nell’ex casa cantoniera: aveva 36 anni e una famiglia in Nigeria

Identificato il corpo trovato il 5 giugno nell’edificio abbandonato di via Monte Labro. L’autopsia ha escluso cause violente. I carabinieri stanno cercando i parenti attraverso l’ambasciata
Il carro funebre della San Lorenzo e i vigili del fuoco davanti al casolare

GROSSETO. Lo cercavano dalla Nigeria. La sorella lo sentiva spesso al telefono, parlavano quando riuscivano, nonostante migliaia di chilometri di distanza e una vita che negli ultimi anni era diventata sempre più difficile.

Ma Tobechukwo Okonkwo non rispondeva più.

Nessuno poteva immaginare che il trentaseienne nigeriano fosse morto da giorni, forse da settimane, in quello che era diventato il suo rifugio di fortuna: il piano superiore dell’ex casa cantoniera delle ferrovie di via Monte Labro, uno degli edifici più degradati della città.

Il suo corpo è stato trovato il 5 giugno da un agente della polizia locale. Durante un controllo nell’area aveva avvertito quell’odore acre, inconfondibile. Non quello di un animale morto, come qualcuno poteva pensare. Qualcosa di molto più grave.

Salendo al piano superiore, tra solai pericolanti e parti di tetto crollate, è arrivata la tragica scoperta. Accanto a un giaciglio fatto di coperte e materiali di fortuna c’era il corpo senza vita di Tobechukwo.

«Era sempre gentile e aveva sempre il sorriso»

Chi lo conosce lo ricorda come una persona educata e disponibile. «Lo vedevo sempre per la città, spesso alla stazione – racconta una sua connazionale che vive a Grosseto – Non so esattamente quando sia arrivato qui. Io l’ho conosciuto tra il 2017 e il 2018. Era una delle prime persone che avevo incontrato quando sono arrivata».

La donna parla di lui con affetto. «Era sempre gentile, sempre pronto a fare una battuta. Ultimamente viveva in condizioni difficili, ma non aveva mai perso il sorriso. So che parlava spesso con sua sorella, che vive in Nigeria con il resto della famiglia».

Tobechukwo viveva ai margini della società.

Non aveva una casa, non aveva un lavoro stabile e negli anni aveva avuto anche qualche problema legato allo spaccio.

Una strada che non gli aveva permesso di costruirsi il futuro che probabilmente aveva immaginato quando aveva lasciato il suo Paese per arrivare in Italia.

«Lo incontravo spesso in città e mi fermavo sempre a parlare con lui – racconta ancora la conoscente – So che era in contatto con la famiglia e che sentiva regolarmente la sorella».

L’autopsia e la ricerca dei familiari

L’autopsia ha chiarito che sul corpo del trentaseienne non ci sono segni di violenza: Tobechukwo è morto per cause naturali.

Dopo l’esame, la sostituta procuratrice Valeria Lazzarini ha firmato il nullaosta alla sepoltura.

Adesso i carabinieri stanno lavorando insieme all’ambasciata per rintracciare i familiari in Nigeria e informarli ufficialmente di quanto accaduto.

Una procedura delicata che servirà anche a decidere le modalità della sepoltura.

La casa della morte deve essere demolita

La morte del trentaseienne ha riportato sotto i riflettori l’ex casa cantoniera di via Monte Labro. Dopo il sopralluogo effettuato dai vigili del fuoco, il sindaco di Grosseto ha firmato una nuova ordinanza urgente nei confronti dei proprietari.

L’edificio, già segnalato come pericolante nel 2020 e nuovamente nel 2022, oggi viene considerato a rischio concreto di crollo.

I vigili del fuoco hanno trovato solai ceduti, porzioni di struttura compromesse e segni evidenti di frequentazione da parte di persone senza fissa dimora.

Per recuperare la salma sono stati costretti a realizzare strutture provvisorie in legno per muoversi in sicurezza all’interno del fabbricato.

Secondo la relazione tecnica, alcune parti dell’edificio potrebbero collassare improvvisamente e il rischio riguarda anche l’area circostante, compresa via Monte Labro e la vicina sede ferroviaria.

Per questo il Comune ha imposto ai proprietari di intervenire entro quindici giorni, scegliendo tra la demolizione dell’immobile o opere strutturali capaci di eliminare definitivamente il pericolo.

Nel frattempo resta vietato qualsiasi accesso.

Una vita finita nel silenzio

Di Tobechukwo restano poche cose. Qualche coperta, un giaciglio improvvisato, i ricordi di chi lo incontrava ogni giorno tra la stazione e le strade della città.

E una famiglia lontana migliaia di chilometri che ancora non sa che quel figlio, quel fratello, quel ragazzo partito dalla Nigeria in cerca di una vita migliore, è morto da solo in un edificio abbandonato.

In attesa che qualcuno possa riportarlo a casa. O almeno accompagnarlo nell’ultimo viaggio con un nome e una storia, e non soltanto come il cadavere trovato in una casa abbandonata.

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