MONTE AMIATA. Uno aveva poco più di un etto di hashish addosso. L’altro, a casa, ne custodiva quasi sette volte tanto. Quando i carabinieri li hanno visti incontrarsi, hanno deciso di intervenire. Un controllo che si è trasformato in un arresto per entrambi e che lunedì 15 giugno li ha portati davanti al giudice per l’udienza di convalida.
Alla fine il gip Marco Mezzaluna ha convalidato gli arresti, ma non ha accolto la richiesta della procura di mantenere i due uomini ai domiciliari. Per entrambi è stata disposta una misura meno afflittiva: l’obbligo di dimora.
I carabinieri li seguono e decidono di intervenire
L’indagine è partita nei giorni scorsi sull’Amiata. I militari avevano notato il più giovane dei due, un ragazzo di 24 anni, raggiungere l’abitazione di un quarantenne a Paganico. Un incontro che aveva attirato l’attenzione degli investigatori, già impegnati in attività di osservazione.
Quando hanno deciso di fermarlo ad Arcidosso, addosso al ventiquattrenne è stato trovato circa un etto di hashish.
La successiva perquisizione nell’abitazione del quarantenne ha portato al sequestro di circa 700 grammi della stessa sostanza stupefacente.
Per entrambi era scattato l’arresto con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio.
Nessun bilancino e nessun materiale per confezionare la droga
C’è però un particolare che potrebbe avere un peso nel prosieguo dell’inchiesta. Nell’abitazione del quarantenne, infatti, i carabinieri hanno trovato l’hashish ma non hanno sequestrato né bilancini di precisione né materiale utilizzato normalmente per il confezionamento delle dosi.
Un elemento che la difesa punta a valorizzare e che sarà uno degli aspetti da approfondire nel procedimento.
Il quarantenne sceglie il silenzio
Davanti al giudice il quarantenne, assistito dall’avvocato Stefano Colelli, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Per lui il pubblico ministero Mauro Lavra aveva chiesto la conferma degli arresti domiciliari, richiesta che non è stata accolta dal giudice.
L’uomo dovrà ora rispettare l’obbligo di dimora. Nella sua abitazione i carabinieri hanno trovato anche altro.
Sono state sequestrate alcune vecchie cartucce da caccia, appartenute, secondo quanto emerso, al padre e al nonno dell’uomo. Un ritrovamento che gli è costato una contestazione per detenzione illegale di munizioni.
In casa c’erano poi anche una ventina di banconote false da 20 euro. Una vicenda che però segue un binario separato rispetto all’accusa di droga e che non è stata affrontata durante l’udienza di convalida.
La spiegazione fornita dall’uomo sarebbe quella di aver conservato quelle banconote perché ricevute nel proprio locale e ritirate dalla circolazione, senza alcuna intenzione di spenderle o rimetterle sul mercato. Una versione che dovrà però essere verificata e dimostrata nel corso delle indagini.
Anche il ventiquattrenne torna al lavoro
Stessa decisione per il ragazzo di 24 anni, difeso dagli avvocati Simona Bellugi e Riccardo Lottini. Anche per lui il giudice ha disposto l’obbligo di dimora, autorizzandolo però a lasciare il comune di residenza per motivi di lavoro.
Per entrambi si chiude così la fase dell’arresto e si apre quella del processo, nel quale dovranno chiarire la provenienza della droga sequestrata e il ruolo che ciascuno avrebbe avuto nella vicenda.



