FOLLONICA. Fino all’ultimo ha cercato di convincere il giudice che quella era stata la prima volta. Che non era uno spacciatore abituale, ma un uomo rimasto senza lavoro dopo un grave infortunio e costretto a fare una scelta sbagliata per andare avanti.
Quando però ha capito che sarebbe tornato in carcere, ha perso il controllo.
Ha iniziato a urlare, a gesticolare, a prendersela con se stesso e con la situazione in cui era finito. Una reazione rabbiosa e disperata che ha segnato la fine dell’udienza di convalida per Chemki, 29 anni, tunisino, senza fissa dimora, arrestato dai carabinieri a Follonica con cocaina ed eroina.
La droga nascosta negli slip e in bocca
L’arresto risale alla sera del 14 giugno. Il ventinovenne aveva con sé 15,75 grammi di cocaina e 11,64 grammi di eroina. Parte della droga era nascosta nella biancheria intima, altra la teneva all’interno della bocca.
Con lui i carabinieri hanno trovato anche un bilancino elettronico di precisione.
Quando si è accorto del controllo avrebbe tentato di ingoiare gli involucri contenenti la droga, ma i militari sono riusciti a impedirglielo.
La sua versione: «Non trovavo più lavoro»
Davanti al giudice Sergio Compagnucci, durante il giudizio direttissimo, l’uomo ha scelto di rendere alcune dichiarazioni spontanee.
Assistito dall’avvocato Gabriele Dell’Unto, sostituito in aula dal collega Alessandro Bartolozzi, ha raccontato di aver subito recentemente un importante intervento chirurgico dopo un infortunio sul lavoro. Da quel momento, ha spiegato, non sarebbe più riuscito a trovare un’occupazione stabile. Per questo avrebbe deciso di spacciare.
Una scelta che ha descritto come dettata dalla necessità di procurarsi il denaro necessario per vivere.
Il tribunale non gli crede
La procura, rappresentata in aula dal sostituto procuratore Elena Bartalini in sostituzione del pm Mauro Lavra, ha chiesto la custodia cautelare in carcere. In subordine era stato richiesto il divieto di dimora.
Il giudice ha accolto la richiesta principale.
L’uomo è senza fissa dimora, è già stato raggiunto da un provvedimento di espulsione e ha alle spalle numerose condanne per reati contro il patrimonio commessi in diverse zone della Toscana dal 2016 in poi.
Per il tribunale non si tratta quindi dell’errore occasionale di una persona disperata.
A pesare sono stati il quantitativo di droga sequestrato, la presenza contemporanea di cocaina ed eroina, il confezionamento in più involucri e il possesso del bilancino di precisione.
«Difficile credere che sia uno spacciatore dell’ultima ora»
Secondo il tribunale, infatti, le spiegazioni fornite dall’imputato sono smentite dai suoi precedenti e dalle modalità con cui deteneva lo stupefacente.
«È difficile credere alla sua tesi difensiva, cioè di essere uno spacciatore dell’ultima ora per motivi di sopravvivenza», scrive il giudice nell’ordinanza, evidenziando come il giovane abbia dimostrato nel tempo una costante dedizione ad attività illecite finalizzate al profitto.
Anche il divieto di dimora è stato ritenuto insufficiente. Secondo il tribunale, infatti, l’uomo potrebbe facilmente trasferire la propria attività in altre province, come sarebbe già accaduto in passato.
L’esplosione finale in aula
Quando il giudice ha letto il dispositivo con cui disponeva la custodia cautelare in carcere, il ventinovenne ha reagito con rabbia.
Ha alzato la voce, ha iniziato a urlare e a lamentarsi, sfogando tutta la tensione accumulata durante l’udienza.
Per lui quella era l’ultima possibilità di evitare il carcere. Per il tribunale, invece, i presupposti per una misura meno afflittiva non esistevano.
Così l’udienza si è chiusa tra le urla dell’imputato e il ritorno in cella di un uomo che aveva provato a raccontare la propria versione dei fatti, senza riuscire però a convincere il giudice.



