GROSSETO. Il futuro di Grosseto Fiere torna al centro del dibattito politico cittadino. Partito Democratico e Grosseto Città Aperta rivendicano di aver portato la questione in commissione consiliare, chiedendo un confronto con il presidente e il direttore del polo fieristico, oltre che con l’assessore alle società partecipate e all’urbanistica.
Per le due forze di opposizione il voto con cui, a dicembre, il consiglio comunale ha approvato la riduzione del capitale sociale di Grosseto Fiere per far fronte alle perdite strutturali rappresenta un passaggio decisivo: il segnale che non è più possibile rinviare una discussione sul destino della struttura.
«Grosseto Fiere è un patrimonio della città»
Pd e Grosseto Città Aperta chiedono che la commissione diventi un tavolo permanente di confronto.
«Grosseto Fiere è un patrimonio della città e del suo territorio, non un fascicolo da archiviare», sostengono i due gruppi consiliari.
Nel comunicato viene riconosciuto al presidente Paolo Rossi e al direttore Carlo Pacini il merito di aver illustrato con chiarezza la situazione economica della società, caratterizzata da personale ridotto, costi fissi elevati, mutui e perdite che si trascinano da anni.

La proposta: vendere il Madonnino per salvare il polo fieristico
Il passaggio cruciale arriverà il prossimo 24 giugno, quando Grosseto Fiere porterà in assemblea una proposta destinata a far discutere.
L’ipotesi prevede la vendita del centro fieristico del Madonnino, a Braccagni, stimato in circa 3,9 milioni di euro, per azzerare i debiti e individuare una nuova sede più vicina alla città. Pare ci sia un interesse da parte della vicina Certified Origins che, di fatto, confina con il centro fiere.
Fra le ipotesi, si parla dell’ippodromo del Casalone, da tempo in vendita all’asta giudiziaria. Prossimo incanto il 10 luglio prossimo. Il problema è legato ai vincoli della destinazione d’uso dell’area.
La proposta contempla anche la possibilità di continuare a utilizzare l’attuale struttura per tre anni, limitatamente allo svolgimento della fiera annuale.
Secondo quanto riferito durante la commissione, l’alternativa sarebbe la liquidazione della società.
«Vendere non è un progetto»
È proprio su questo punto che Pd e Grosseto Città Aperta concentrano le loro perplessità.
«Vendere, tuttavia, non è un progetto», affermano nel comunicato.
Per le opposizioni la vera questione riguarda ciò che accadrà dopo l’eventuale cessione: quale sarà il piano industriale, con quali risorse verrà sostenuto, dove sorgerà il nuovo polo fieristico e quali strumenti urbanistici saranno necessari per realizzarlo.
Nel mirino il ritardo del piano operativo
Nel documento viene chiamato in causa anche l’assessore all’urbanistica e alle società partecipate Fabrizio Rossi.
Pd e Grosseto Città Aperta sottolineano come, durante la commissione, l’assessore abbia escluso il Foro Boario come possibile sede futura del polo fieristico, rinviando però ogni valutazione al nuovo piano operativo comunale.
Le due forze di opposizione criticano i tempi dello strumento urbanistico, ricordando che il procedimento è stato avviato nel 2019 e che l’approvazione definitiva è prevista nel 2030.
Il futuro di Braccagni
Un altro tema sollevato riguarda il destino di Braccagni.
Secondo Pd e Grosseto Città Aperta, la possibile uscita di Grosseto Fiere dal territorio della frazione non può tradursi in un ulteriore impoverimento dell’area.
«Se la fiera se ne va, dobbiamo dire fin da subito cosa resta lì», scrivono nel comunicato, chiedendo che la questione venga affrontata parallelamente alla discussione sul futuro del polo fieristico.
«Non esistono solo due alternative»
Le opposizioni contestano inoltre l’idea che le uniche opzioni possibili siano la vendita o la liquidazione.
Nel documento viene ricordata la disponibilità manifestata in passato dalla Provincia e il sostegno che la Regione Toscana, attraverso l’assessore Leonardo Marras, aveva garantito a Grosseto Fiere negli anni precedenti.
«Se mettiamo in fila un piano serio, quelle interlocuzioni si riaprono», sostengono Pd e Grosseto Città Aperta.
Una nuova commissione prima del 24 giugno
Per questo motivo le due forze politiche hanno chiesto e ottenuto una nuova convocazione della commissione prima dell’assemblea dei soci prevista per il 24 giugno.
L’obiettivo dichiarato è arrivare a quella data con indicazioni precise sul possibile trasferimento del polo fieristico e sul futuro utilizzo dell’area del Madonnino.
Nel frattempo Pd e Grosseto Città Aperta propongono anche di valorizzare maggiormente le competenze di Grosseto Fiere nell’organizzazione di eventi pubblici e nelle attività di promozione internazionale del territorio, ambiti nei quali ritengono che la società possa svolgere un ruolo più incisivo.
«La rotta va decisa prima di vendere l’aereo»
La conclusione del comunicato riprende una metafora utilizzata dal presidente di Grosseto Fiere durante la commissione.
Se i soci pubblici sono i piloti della macchina, sostengono Pd e Grosseto Città Aperta, allora è necessario decidere la rotta prima di compiere scelte irreversibili.
«Un pilota decide la rotta prima di accendere il motore, non dopo aver venduto l’aereo». Una frase che riassume la posizione delle opposizioni: discutere del futuro di Grosseto Fiere non significa soltanto affrontare un problema di bilancio, ma definire quale ruolo dovrà avere il polo fieristico nello sviluppo economico e territoriale della Maremma nei prossimi anni.



