Ponte di Spadino, perché i lavori sono in ritardo: nuova fine a dicembre 2026 | MaremmaOggi Skip to content

Ponte di Spadino, perché i lavori sono in ritardo: nuova fine a dicembre 2026

Dal cambio di metodo ai problemi di sicurezza: tutti i motivi che hanno fatto slittare il cantiere e costretto al rinvio al 2027 del tratto storico centrale
L'autovelox sul ponte Mussolini
L’autovelox sul ponte Mussolini

GROSSETO. Dovevano durare pochi mesi, ma si trasformeranno in un cantiere lungo oltre un anno e mezzo. I lavori sul ponte di Spadino, conosciuto da tutti a Grosseto come “ponte Mussolini”, slittano infatti fino a dicembre 2026, mentre per la parte storica bisognerà attendere addirittura il 2027.

Un ritardo importante, che ha creato disagi alla viabilità e che ora trova spiegazione in una serie di problemi tecnici e organizzativi emersi nel corso dei lavori.

Un intervento partito a giugno 2025

Il cantiere è stato avviato a giugno 2025, subito dopo la fine delle scuole, per limitare l’impatto sul traffico.

L’intervento, programmato dalla Provincia, riguarda la sostituzione dei parapetti del ponte, con la demolizione del vecchio massetto in cemento armato e la realizzazione di una nuova struttura su cui installare i guard-rail.

I tempi inizialmente previsti erano chiari: tra 4 e 6 mesi di lavori.

Il progetto iniziale e la macchina speciale

Il piano originario prevedeva l’utilizzo di una macchina speciale in grado di demolire e ricostruire tratti di circa 100 metri per volta.

Il ponte è infatti composto da tre sezioni: il tratto centrale storico, sul fiume Ombrone, risalente al 1924, progettato dall’ingegner Giuseppe Botto e visitato dal Duce dopo l’inaugurazione e due rampe più recenti, sopra alla golena.

La macchina avrebbe lavorato direttamente sulla carreggiata, imponendo però il senso unico alternato durante le operazioni.

Lo stop del Comune: rischio traffico in tilt

Dopo pochi giorni dall’avvio, però, arriva lo stop.

Il Comune segnala alla Provincia che quel sistema non è sostenibile: il rischio è mandare in tilt il traffico cittadino.

Si apre quindi un confronto istituzionale, con una riunione in prefettura, che porta a una decisione drastica: cambiare completamente metodo di lavoro.

Lavori a mano e tempi che si allungano

La nuova soluzione è molto più lenta: i tratti di intervento vengono ridotti a circa un metro per volta, la demolizione del cordolo viene fatta a mano, da sotto e i detriti vengono rimossi passando dalla golena.

Un sistema più sicuro per la viabilità, ma inevitabilmente più lungo e complesso.

Le conseguenze sono l’aumento dei tempi e l’aumento dei costi, stimato in circa 500mila euro in più. Il primo appalto era di circa 800mila.

Il problema sicurezza: auto fino a 146 km/h

A complicare ulteriormente il cantiere è arrivato il tema della sicurezza.

Gli operai impegnati nella demolizione manuale lavorano a pochi metri dal traffico e si trovano esposti a veicoli ad alta velocità, con punte registrate fino a 146 km/h sul ponte.

Per questo sono stati installati autovelox e imposto un limite di 30 km/h nel tratto interessato.

Nuova scadenza: dicembre 2026

Alla luce di tutti questi problemi, il cronoprogramma è stato completamente rivisto.

I lavori sulle due rampe più moderne dovrebbero concludersi entro dicembre 2026 (forse un po’ prima, se alcuni tasselli andranno al posto giusto).

Il nodo del ponte storico: lavori rinviati al 2027

Diversa la situazione per il tratto centrale, quello storico sopra il fiume Ombrone.

Qui il metodo utilizzato sulle rampe non è applicabile perché sotto non c’è terreno, ma il fiume e servirebbe un ponteggio sospeso, molto costoso.

Per questo motivo, l’intervento sulla parte più antica del ponte è stato rinviato al 2027. Conviveremo ancora a lungo con i rallentamenti a Spadino.

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