Grosseto, la solitudine di chi vive per strada: l’emergenza senzatetto cresce anche in centro | MaremmaOggi Skip to content

Grosseto, la solitudine di chi vive per strada: l’emergenza senzatetto cresce anche in centro

Sotto il palazzo Lamarmora una donna senza dimora vive da settimane all’aperto. Esposto del condominio al questore. Intanto cresce in città il numero di chi non ha un letto, mentre la Caritas continua il progetto Abitare la notte
L'accampamento della donna sotto al palazzo Lamarmora. I residenti hanno fatto un esposto al questore
L’accampamento della donna sotto al palazzo Lamarmora. I residenti hanno fatto un esposto al questore

GROSSETO. Nel cuore di Grosseto, sotto i portici del palazzo Lamarmora, si è stabilito un piccolo accampamento di fortuna. Materassi, coperte, borse e suppellettili compongono la dimora notturna di una donna che vive in strada. Qualche giorno fa era stata allontanata, ma poi è tornata.

Una storia triste quella di questa donna, che il figlio non vuole più in casa e lei ora vaga fra un giaciglio di fortuna e un altro.

I condomini raccontano di odori sgradevoli, rifiuti e disagi igienici, e denunciano che la persona, non trovando altri spazi, è costretta a fare i propri bisogni all’aperto.

Non si tratta di un caso isolato, ma – secondo le segnalazioni dei residenti – di un fenomeno persistente, aggravato dal peso simbolico: il palazzo è adiacente alla caserma dei carabinieri e molto vicino al centro storico.


L’esposto al questore: istanza di intervento

Il 3 ottobre l’amministratore del condominio, su pressante richiesta di molti abitanti, ha inviato una lettera al questore di Grosseto, chiedendo un intervento per ripristinare decoro, sicurezza e igiene nell’area. Il testo dell’esposto sottolinea che la convivenza con una situazione simile nel centro città sta diventando “insostenibile”.

I residenti insistono sul fatto che non vogliono criminalizzare la condizione della donna, ma, allo stesso tempo, rivendicano il diritto a vivere in un ambiente pulito e sicuro. «Qui vivono famiglie di anziani, tanti bambini. Non è possibile convivere con questa situazione».

La richiesta è che le forze dell’ordine e l’amministrazione comunale trovino una soluzione che coniughi tutela urbana e rispetto della persona.

La donna era stata quindi allontanata ma ieri, 20 ottobre, è tornata ad accamparsi sotto al palazzo.


Il fenomeno della “povertà invisibile” a Grosseto

Sul territorio grossetano il fenomeno dei senza dimora è in crescita. Il progetto Abitare la notte, coordinato dalla Caritas diocesana, è una delle risposte più attive e concrete verso chi vive per strada. 

Il progetto “Abitare la notte” – dati e struttura

  • Il servizio è gestito da una rete di quattro realtà locali: Caritas, Cisom, Associazione Isaia e Azione Cattolica, sotto il coordinamento della Caritas diocesana. 

  • Le uscite serali hanno orario compreso tra le 19:30 e le 21:30, in cui i volontari distribuiscono pasti caldi (minestrone, passate, zuppa) nei punti della città dove si sa che dormono persone in strada. 

  • Nel 2024, sono stati distribuiti 4.538 pasti nelle uscite notturne.  

  • Mediamente, ogni sera, i volontari erogano circa 24 pasti. Nei mesi più freddi (gennaio-febbraio) le richieste aumentano fino a oltre 40 pasti al giorno, con punte vicine a 50.

  • Le zone visitate in ogni uscita sono circa 18 punti differenti della città.  

  • Il progetto è finanziato con fondi 8×1000 della Chiesa/Carta Caritas

  • L’obiettivo è incrementare le uscite fino a sei volte a settimana e aprire una fascia notturna mezzanotte-due durante la notte. Attualmente le uscite sono cinque a settimana. 

  • Di giorno, alla mensa della Caritas, circa 100 persone ricevono pasti caldi. 

La filosofia del progetto e le sfide

Il motto “abitare la notte” vuole far emergere il fatto che la notte non è vuota: anche di notte la città è vissuta, e spesso da chi non ha alternative.  Don Enzo Capitani (direttore Caritas) ricorda il caso di Reinhard, un uomo che ha vissuto per anni in una cabina telefonica in piazza De Maria, e che non ha voluto spostarsi. 

I volontari non vogliono limitarsi a offrire cibo: portano dialogo, ascolto e dignità, riconoscendo che dietro ogni “numero” c’è una persona.  D’altra parte, le risorse sono limitate e la struttura del programma dipende da fondi che non sempre sono stabili.  

Infine, Caritas e le associazioni chiedono che anche i media scelgano un linguaggio che non alimenti la paura o l’odio, ma faccia emergere l’umanità dietro queste storie.  


Le criticità e le responsabilità che emergono

  • Saturazione delle risorse: il servizio “Abitare la notte” è prezioso, ma i numeri mostrano che non copre tutte le esigenze, soprattutto nelle ore più buie.

  • Diffidenza verso l’accoglienza istituzionale: alcune persone scelgono di rimanere in strada pur avendo la possibilità di accedere a strutture, per motivi di autonomia, vergogna o instabilità personale.

  • Regole urbane e ordine pubblico: i residenti invocano la tutela del decoro e della vivibilità, chiedendo alle forze dell’ordine un intervento, ma certo la repressione da sola non risolve la causa.

  • Responsabilità istituzionali condivise: Comune, Questura, Prefettura e servizi sociali devono collaborare per trovare soluzioni abitative alternative, compatibili con i diritti delle persone e della comunità.


🔍 Box di approfondimento: dati, riferimenti e contatti utili

Voce Dato / Informazione
Pasti distribuiti (2024) 4.538 uscite serali con pasti distribuiti
Media pasti per sera Circa 24, con picchi oltre 40 nei mesi freddi
Zone visitate per uscita 18 punti della città
Associazioni coinvolte Caritas, Cisom, Associazione Isaia, Azione Cattolica 
Orari delle uscite serali 19:30 – 21:30 (obiettivo: anche mezzanotte) 
Finanziamento Fondi 8×1000 (Chiesa / Caritas centrale) 
Persone servite a mensa (di giorno) Circa 100 persone al giorno  
Obiettivi futuri Aumentare uscite, corsi di formazione per operatori di strada, migliorare presa in carico sanitaria  

 


Un appello alla responsabilità collettiva

Il caso del palazzo Lamarmora è un momento di tensione locale, ma racchiude una questione più grande: come fare in modo che una città civile non rinneghi chi è rimasto senza casa?

Non basta un esposto o un intervento straordinario: serve un progetto sistemico e strutturato, fatto di politiche abitative, sostegno sociale, ascolto e mediazione. L’“invisibile” che dorme sotto il portico chiede soprattutto di essere visto come persona.

Se la comunità lo riconoscesse, forse potremmo costruire strade diverse. 

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