GROSSETO. Sia chiara una cosa, sono tutti, o almeno sarebbero, tutti nello stesso partito. Che più che “legare”, pare dividere. Il clima nella Lega di Salvini, ma ora anche di Vannacci, non pare proprio così sereno.
Così succede che Andrea Vasellini sposa in pieno la linea del generale del “Mondo al contrario” e ne diventa il referente locale. Alla fine anche lui fa il passo, lascia la ormai quasi defunta lista civica del sindaco, ormai c’è rimasto solo Pieraccini, e prende la tessera della Lega. La sua prima tessera di partito, sulle orme del generale.
Diverso il percorso di Alessandro Bragaglia, che nella Lega c’era, era anche il capogruppo in consiglio, poi l’ha mollata per aderire a Nuovo orizzonte civico, altro movimento che pare ormai andato, tanto che Angela Amante e Chiara Vazzano potrebbero anche uscire dalla giunta. Dove potrebbe entrare Carla Minacci, lasciando il posto in consiglio ad Olga Ciaramella, prima a scorrere nelle preferenze con la lista del sindaco, ma già aderente a Fratelli d’Italia.
Fu una frattura profonda quella del febbraio 2024, con tre consiglieri (Bragaglia, Baldi, poi passato a Forza Italia e Pieraccini) passati al gruppo misto e poi, in seguito, entrati nella lista civica del sindaco. Con loro, appunto, anche l’assessora Angela Amante.
Gruppo che chiese e ottenne la testa di Sara Minozzi, sostituita in giunta da Chiara Vazzano.
Bragaglia ora nella Lega ci torna, anche lui sulle orme del generale. Ma il commissario provinciale Andrea Maule lo stoppa: «Nella Lega non esistono scorciatoie, né corsie preferenziali – ha detto –. Il rispetto dei nostri militanti e di chi lavora ogni giorno sul territorio viene prima di tutto. Chi ha scelto di mettersi fuori dal partito ne risponde, e non può pretendere di rientrare a piacimento per convenienze elettorali».
Ora Vasellini e Bragaglia rispondono allo stesso Maule e neppure con parole troppo dolci, da compagni (se questo termine per loro si può usare…) di partito: vittimismo da condominio, regolamento da bocciofila, teatrino locale, regista improvvisato.
E chiariscono che è stato proprio Vannacci a volere il loro ingresso, forte anche di un accordo con Salvini che con la presenza ingombrante del generale deve trovare il modo di conviverci. E come potrebbe fare diversamente, visto che Vannacci alle Europee ha preso oltre 500mila preferenze, più di Tajani e della Schlein, tanto per fare due esempi.
Vasellini e Bragaglia: «Nessuna espulsione, ma una scelta politica»
«Leggiamo l’ultima uscita di Maule – scrivono Andrea Vasellini e Alessandro Bragaglia – e non possiamo fare a meno di sorridere: un misto di vittimismo da condominio e sovrainterpretazione da regolamento di bocciofila, con la quale tenta disperatamente di spacciare per “espulsione” ciò che in realtà è una scelta politica limpida».
«Nessuno ha espulso Bragaglia. Bragaglia – e serve dirlo lentamente – ha scelto di non rinnovare la tessera della Lega, proprio perché disgustato da certe dinamiche interne, fatte di mezzucci, gelosie e personalismi che nulla hanno a che fare con la politica. In parole povere: non ha voluto più partecipare a quel teatrino locale, di cui Maule è attore protagonista e regista improvvisato».
«Ci ha voluto proprio Vannacci»
«Ma veniamo al punto: Vasellini e Bragaglia non sono semplicemente due nuovi tesserati, sono molto di più. Sono l’anima vannacciana del buon senso, la manifestazione concreta di una Lega che – lontano dalle caricature e dalle guerre intestine – torna a parlare di cose serie. Sicurezza, merito, rispetto delle regole vere (non quelle inventate al bisogno), identità, territorio. Il tutto con un’idea chiara di futuro. Ed è proprio per questo che il generale e onorevole Vannacci ha voluto personalmente il loro ingresso: per attuare, a Grosseto, quella svolta netta e popolare che la Lega ha il dovere di incarnare se vuole sopravvivere alla sua crisi di credibilità».
«Vasellini, per inciso, è politicamente vergine, mai stato in partiti, mai tessere, mai spartizioni. Ed è questo che fa tremare certi equilibri polverosi. Non porta debiti politici, non rispetta gerarchie feudali, non fa inchini ai capibastone. Porta invece idee, coraggio, reputazione personale e buon senso. In un mondo politico che da tempo è capovolto, dove l’opportunismo viene chiamato fedeltà e la mediocrità viene scambiata per disciplina di partito, Vasellini e Bragaglia rimettono dritto ciò che è stato storto per troppo tempo. E questo è il vero scandalo: non che siano entrati, ma che abbiano mostrato come si può fare politica senza dover chiedere il permesso a Maule».
«Entriamo per volontà dei vertici nazionali»
«Il moralismo fuori tempo massimo di Maule sul “non si entra nella Lega a suon di dichiarazioni” è talmente patetico da non meritare neanche una smentita. Diciamola tutta: qui non si entra con i comunicati, si entra per volontà politica espressa del vertice nazionale, di chi la Lega la rappresenta davvero e non si limita a custodirne le ceneri. Se Maule vuole davvero battersi per le regole, cominci da quelle del rispetto politico, del confronto civile, della trasparenza».
«Altrimenti, se ne faccia una ragione: la rivoluzione del buon senso è iniziata, e non ha bisogno del suo lasciapassare».
«Vasellini e Bragaglia non sono il “nuovo” nel senso logoro della parola. Sono la rottura netta con il piccolo cabotaggio di chi sopravvive galleggiando, e questo – lo capiamo bene – può far paura a chi antepone interessi personali a quelli della collettività. Ma il tempo dei colonnelli locali è finito. Ora parla il generale. E chi non ci sta, può sempre continuare a scrivere lettere indignate: il buon senso, purtroppo per lui, non si espelle».



