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Visita nel carcere di Massa Marittima dopo la rivolta

L’associazione dei giovani avvocati ha visitato la struttura dopo le recenti segnalazioni. Fivizzani: «Situazioni non allarmanti, il carcere si conferma tra i modelli migliori»
Gli avvocati Camilla Toninelli e Roberto Andrea Fivizzani in visita al carcere
Gli avvocati Camilla Toninelli e Roberto Andrea Fivizzani in visita al carcere

GROSSETO. La sezione grossetana dell’Aiga aderisce anche quest’anno all’iniziativa nazionale promossa da Onac, l’Osservatorio nazionale dell’associazione italiana giovani avvocati sulle carceri, con l’obiettivo di monitorare le condizioni di vita dei detenuti, individuare eventuali criticità e farsi portavoce delle istanze della popolazione carceraria e del personale penitenziario.

Nell’ambito dell’attività di monitoraggio, il presidente della sezione di Grosseto l’avvocato Roberto Andrea Fivizzani, insieme alla segretaria l’avvocata Camilla Toninelli, ha effettuato una visita alla casa circondariale di Massa Marittima.

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La struttura era stata individuata anche alla luce di alcune recenti notizie di stampa che segnalavano criticità. Situazioni che, a seguito delle verifiche, si sono rivelate episodiche e non allarmanti: il carcere di Massa Marittima si conferma infatti tra le realtà meglio organizzate tra quelle oggetto di monitoraggio.

L’accesso all’istituto ha permesso di osservare da vicino la quotidianità dei detenuti e del personale, raccogliendo dati e testimonianze utili. I risultati dell’attività saranno condivisi con Onac, con l’obiettivo di elaborare proposte concrete e avviare un confronto con le istituzioni per il miglioramento del sistema penitenziario.

Aiga Grosseto ha inoltre ringraziato la direzione della struttura per la disponibilità e la collaborazione, così come tutto il personale penitenziario per l’impegno quotidiano.

«Il trattamento riservato ai detenuti è un indicatore fondamentale del grado di civiltà di ogni Paese – ricorda il presidente Fivizzani – Per questo ribadiamo la necessità di garantire condizioni di vita dignitose sia alla popolazione carceraria sia al personale, confermando il nostro impegno nel dare voce a chi vive e lavora all’interno delle strutture».

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