Vetulonia, la città d'oro che Roma risparmiò. Gli scavi svelano nuovi segreti | MaremmaOggi Skip to content

Vetulonia, la città d’oro che Roma risparmiò. Gli scavi svelano nuovi segreti

La potenza etrusca dominava gran parte della Maremma. Nella Domus dei Dolia scoperto l’ingresso principale e un particolare basolato a ventaglio
Alcuni momenti degli scavi a Vetulonia
Alcuni momenti degli scavi a Vetulonia

CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Poco più di 300 metri sul livello del mare, corsi di fiume, il lago Prile e porti naturali: questo ha reso Vetulonia il centro del dominio etrusco nel VII secolo avanti Cristo. Vetulonia controllava nel suo periodo di massimo splendore un’enorme fetta della provincia di Grosseto, il suo dominio partiva dal confine con Populonia fino a Marsiliana.

La popolazione etrusca aveva molti villaggi in tutta la Maremma e alcuni insediamenti, come quello di Vetulonia, hanno resistito anche alla forza di Roma, che all’epoca aveva iniziato ad espandersi, sotto il motto di “Dividi et impera”. La storia etrusca continua ad affascinare storici e archeologi, tanto che ancora oggi si cerca di ricostruire attraverso gli scavi quello che succedeva. Gli ultimi scavi fatti a Vetulonia risalgono allo scorso agosto e hanno portato nuove evidenze scientifiche.

«Gli Etruschi avevano il dominio di gran parte del centro Italia nel Settimo secolo avanti Cristo, fino all’arrivo dei romani, che hanno conquistato il territorio. Vetulonia, però, è stata risparmiata dalla distruzione – dice la direttrice scientifica del MuVet, il Museo Civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia Simona Rafanelli – I romani lasciarono stampare anche la sua moneta a Vetulonia».

Il periodo dell’oro e la Dodecapoli

La storia di Vetulonia comincia molto prima del suo periodo di massimo splendore. Nel IX secolo avanti Cristo sul territorio c’erano diversi villaggi, che nel corso del tempo iniziarono ad unirsi attraverso un processo chiamato sinecismo: le popolazioni si spostavano e si riunivano dando vita a realtà sempre più grandi. Nel VII secolo si parla ancora di una realtà protourbana, mentre nel VI secolo avanti Cristo iniziò la vera urbanizzazione.

La posizione non era casuale. Gli etruschi cercavano luoghi rialzati e facilmente difendibili, ma anche corsi d’acqua, lagune e approdi naturali che permettessero di spostare uomini e merci. Vetulonia sorgeva sulla sponda settentrionale del lago Prile, un grande specchio d’acqua collegato al Tirreno e protetto da una lingua di sabbia. A sud del lago c’era Roselle, mentre Vetulonia occupava la parte settentrionale. Una posizione che permetteva alla città di controllare sia le risorse del territorio che le vie commerciali verso il mare.

A Vetulonia gli artigiani erano orafi, che hanno imparato delle tecniche siriane per polverizzare l’oro, ma hanno superato i loro maestri. E proprio questo, unito alla capacità di commercio di Vetulonia e alla sua posizione geografica, ha contribuito alla crescita della città protourbana.

«Non si parla di una vera e propria città, ma di un agglomerato di villaggi costruiti con costruzioni in terracotta, legno e canne, e per questo non abbiamo evidenza della vecchia città – dice Rafanelli – Abbiamo delle tracce fondamentali, che mostrano una popolazione che sapeva come muoversi nel commercio e che sapeva come costruire quello che vedeva in altri luoghi, come in Sardegna e in Grecia».

Il Secolo orientalizzante

Proprio i materiali utilizzati spiegano perché della Vetulonia più antica sia rimasto così poco. Per circa tre secoli le abitazioni furono realizzate principalmente con legno, rami, canne e argilla. Solo verso la fine del VII secolo, anche grazie alle influenze provenienti dalla Grecia, iniziarono a cambiare le tecniche costruttive, con edifici più solidi e coperture strutturate.

L’oro è un tassello fondamentale nella civiltà di Vetulonia, come lo è la capacità della popolazione di lavorare i vari metalli. «Il Settimo secolo è chiamato anche il Secolo orientalizzante, perché in quel periodo l’oriente ha iniziato a portare le sue tecniche e conoscenze prima in Grecia e poi in Italia – dice la direttrice scientifica – A Vetulonia avevano scoperto anche un nuovo modo per polverizzare l’oro, superando i maestri siriani».

Le influenze provenienti da lontano non riguardavano soltanto l’oreficeria. Gli etruschi osservavano architetture, sculture e tecniche sviluppate in altre zone del Mediterraneo, dalla Sardegna alla Grecia, per poi riprodurle e adattarle alle proprie necessità. È anche attraverso questi continui scambi che Vetulonia riuscì a sviluppare una propria cultura artistica e artigianale.

La Dodecapoli è una collaborazione fra 12 città etrusche, che hanno iniziato a collaborare dal punto di vista commerciale, politico e religioso. Il punto di riferimento della lega era il Fanum Voltumnae, il santuario federale degli etruschi.

«Le città si sostenevano a vicenda, ma non lo facevano militarmente – dice Rafanelli – Ed è stata questa divisione fra le città che ha dato a Roma la possibilità di conquistare gli etruschi, se fossero stati coesi anche militarmente non credo che sarebbero riusciti a conquistare il centro Italia».

Ogni città, infatti, aveva un proprio territorio di influenza e funzionava come una vera e propria città-stato, insieme alle campagne e ai centri che controllava. Ed è in questo contesto che Vetulonia riuscì ad avere un dominio che si estendeva per gran parte dell’attuale provincia di Grosseto.

Il rapporto con Roma

Il rapporto fra Vetulonia e Roma fu diverso da quello che toccò ad altre città etrusche. Nel 294 avanti Cristo Roma conquistò Roselle, mentre Vetulonia non subì la stessa sorte e continuò a vivere, commerciare e produrre.

La posizione della città, le sue conoscenze e la sua capacità produttiva la rendevano utile anche ai romani. Vetulonia si trovava inoltre in un punto strategico verso le città etrusche più settentrionali e continuò a battere moneta propria.

Questa convivenza emerge anche dagli scavi. Nello stesso quartiere sono state trovate tecniche costruttive etrusche insieme a elementi tipicamente romani, così come oggetti appartenenti alle due culture.

Il decadimento

Vetulonia per secoli è stata un punto di riferimento per gli etruschi e anche per i romani, tanto che dai ritrovamenti si riesce a intuire che romani ed etruschi convivessero in modo pacifico: c’erano basoli ben piantati per le strade – come facevano i romani – e case costruite con tecniche etrusche “a secco”, ovvero senza malta.

«Abbiamo trovato negli anni delle tracce storiche sia dei romani che degli etruschi, per esempio abbiamo ritrovato sia monete che pesi di entrambe le popolazioni. Questo ci fa pensare a una convivenza fra le due culture – dice Rafanelli – Probabilmente dovuta alle conoscenze di Vetulonia, alla sua capacità di commercio e al confine con Populonia».

La città che gli archeologi riescono a vedere oggi, però, nasconde sotto di sé quella più antica. Il quartiere ellenistico, sviluppatosi fra la fine del IV e l’inizio del III secolo avanti Cristo, fu costruito sopra le precedenti fasi dell’abitato. Gli scavi in profondità hanno restituito frammenti di ceramica più antichi, una delle tracce che indicano la presenza della città arcaica sotto quella successiva.

«Poi, intorno al 79 avanti Cristo ci fu uno scontro di potere fra Mario e Silla, Vetulonia scelse di stare al fianco di Mario, che perse la guerra – continua – E Silla scelse di radere al suolo chi aveva appoggiato l’avversario, per questo probabilmente distrussero la città etrusca. Abbiamo trovato anche una moneta coniata nel 79 avanti Cristo, la chiamiamo la firma di Silla».

Quello che resta della vecchia città non potrà mai tornare completamente alla luce a causa dei materiali con cui era costruita. Ma i nuovi scavi hanno portato alla luce frammenti che possono aiutare a ricostruire come fosse la città.

Gli ultimi scavi e la Domus dei Dolia

Gli ultimi scavi hanno permesso di aggiungere nuovi tasselli alla storia di Vetulonia. Al centro della campagna c’è la Domus dei Dolia, chiamata così per il ritrovamento al suo interno di alcuni grandi orci, i dolia, ancora integri e nella loro posizione originaria.

La casa si trova nell’area di Poggiarello Renzetti ed è, almeno per quello che è emerso fino ad oggi, l’abitazione più grande e importante del quartiere etrusco-romano di Vetulonia. Si estende per quasi 500 metri quadrati e si trova all’angolo fra due antiche strade, la via dei Ciclopi e la via del Tempio.

Gli scavi condotti fra il 2009 e il 2019 avevano già mostrato una casa molto articolata, con almeno 15 ambienti e diverse fasi di costruzione comprese fra il III e il I secolo avanti Cristo. Alcune stanze conservavano decorazioni pavimentali e parietali che trovano confronti con quelle delle ville romane di Pompei.

La storia della casa si interrompe nel primo quarto del I secolo avanti Cristo, quando un grande incendio distrusse la Domus e il quartiere. Una distruzione che viene tradizionalmente collegata alla rappresaglia delle truppe di Silla contro le città etrusche che avevano sostenuto Mario.

Gli scavi ripartono dopo 6 anni

Dopo 6 anni di stop, gli archeologi sono tornati a scavare la Domus dei Dolia nell’agosto 2026. La nuova campagna è durata quattro settimane e si è concentrata sulla parte nord-est della casa, ancora inesplorata, e sul fronte settentrionale.

L’obiettivo era capire quanto fosse realmente grande la Domus, ricostruire la disposizione delle stanze e continuare a seguire il percorso della via dei Ciclopi.

Gli scavi hanno riportato alla luce le fondamenta dei muri perimetrali dell’abitazione e una profonda canaletta fognaria per il deflusso delle acque, ancora ben conservata nella sua struttura in pietra.

Ma le sorprese sono arrivate anche all’interno della casa. In uno spazio che inizialmente si pensava potesse essere un peristilio sono comparsi almeno due ambienti quadrangolari e una grande cisterna circolare larga più di 2 metri. Da questa parte una canaletta realizzata con coppi semicircolari, che conduceva l’acqua verso il sistema fognario lungo la via dei Ciclopi.

Scoperto l’ingresso principale della Domus

È però sul lato settentrionale della casa che è arrivata una delle scoperte più importanti della campagna 2026.

A circa un metro dalla soglia già individuata nel 2018, gli archeologi hanno trovato una seconda lastra di pietra che ha permesso di individuare l’ingresso principale della Domus dei Dolia dalla via dei Ciclopi.

L’accesso era formato da due ingressi, entrambi protetti da una copertura realizzata con tegole e coppi. Ma a sorprendere è soprattutto quello che si trovava davanti alla casa.

Le pietre della strada erano state sistemate appositamente per creare una decorazione a ventaglio, costruita intorno a un tombino ovale attraverso il quale l’acqua confluiva nella canaletta fognaria.

Un particolare che rende ancora più particolare la scoperta: una sistemazione di questo tipo, secondo gli archeologi, non trova al momento confronti puntuali nelle altre strade urbane dello stesso periodo conosciute dagli studiosi.

La campagna si è conclusa il 28 agosto, ma gli scavi alla Domus dei Dolia non sono finiti. È già in fase avanzata di pianificazione un nuovo intervento nella stessa area archeologica, che permetterà di continuare a riportare alla luce la grande casa e, insieme a lei, nuovi pezzi della storia di Vetulonia.

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