CAMPAGNATICO. C’è una porta chiusa, in una casa di Arcille, frazione di Campagnatico. Sopra, scritto con un pennarello, un avvertimento che oggi suona come una ferita: «Vietato l’accesso agli sconosciuti!». È la porta della camera di Azzurra, 25 anni, scomparsa ormai da settimane. Da 46 giorni – raccontano i genitori – quella stanza è rimasta così, immobile, come sospesa.
E dentro quella casa si consuma un’attesa che non dà tregua.
L’ultima telefonata: «Mamma, sto bene»
La speranza si era riaccesa il 13 aprile. Dopo più di tre settimane di silenzio, Azzurra aveva chiamato. Poche parole, ma abbastanza per far respirare di nuovo mamma Antonella e babbo Lamberto.
«Sono a Milano, sto bene», avrebbe detto. Il telefono, spiegava, le era stato rubato. Poi aveva lasciato un numero.
Il giorno dopo, però, quel numero risultava inesistente. E l’angoscia è tornata più forte di prima.
«Non riesco a dormire, non ce la faccio più»
Nella loro casa di Arcille, i genitori hanno raccontato tutto alla giornalista Marina Borrometi durante la trasmissione Chi l’ha visto? andata in onda mercoledì 15 aprile.
Le parole di Antonella sono un flusso di dolore che non si interrompe: «Sono agitata, preoccupata, stressata. Umanamente non ce la faccio più».
Dormire è impossibile. «No, assolutamente no – dice – Come faccio?». Lamberto ascolta, accanto a lei, mentre ogni frase pesa come un macigno.
La partenza per Milano e il silenzio
L’ultima volta che l’hanno vista risale al 28 febbraio. «Mamma, vado a Milano a ballare – ha detto la ragazza – Mi aspetta un amico».
Uno zaino in spalla e via, da Arcille alla grande città. Non era la prima volta: Azzurra, raccontano, ha sempre avuto un animo libero, irrequieto. Partiva spesso, ma poi tornava. Questa volta no.
All’inizio le telefonate erano regolari. Poi, il 18 marzo, qualcosa cambia. Al telefono non risponde più lei.
«Ha risposto una voce maschile – racconta la madre – Mi ha detto “Sì, sì, Azzurra” e poi ha attaccato».
Da lì, il vuoto. Il numero che Antonella e Lamberto negli anni avevano composto migliaia di volte, quello di loro figlia, risultava essere inesistente. Come se quella scheda Sim fosse stata annullata.
La paura e i pensieri peggiori
I genitori hanno denunciato la scomparsa ai carabinieri, che pochi giorni dopo sono andati nell’abitazione della famiglia per prendere alcuni oggetti utili alle ricerche. Hanno lanciato appelli. Ma i giorni passano e le certezze si sgretolano.
«Io ne penso mille – dice Antonella – Spero sempre che stia bene. Però con il mondo com’è ora…».
La paura si insinua in ogni pensiero. Ogni notizia, ogni fatto di cronaca diventa un’ombra. «Mi manca troppo. Mi manca l’aria», aggiunge.
L’appello: «Azzurra, ti amo, fatti sentire»
Poi, la voce si spezza. E resta solo una richiesta, semplice e disperata.
«Azzurra, per piacere, se mi stai sentendo… ti voglio bene. Anzi, come ti dico sempre, ti amo, ti lovvo – dice la mamma disperata, sperando che la ragazza, da qualche parte, possa vedere la trasmissione – Per favore, mettiti in contatto con me».
È un appello che attraversa chilometri, da una piccola frazione della Maremma fino a Milano. Un appello che chiede solo una cosa: una voce, un segnale, una prova che Azzurra stia bene.
Una comunità in attesa
Intorno alla famiglia, Arcille e tutta la zona di Campagnatico seguono con apprensione. La storia di Azzurra è diventata quella di un’intera comunità, sospesa tra speranza e paura.
E mentre quella porta resta chiusa, ogni giorno che passa pesa un po’ di più.



