SAN VINCENZO. È entrato nel vivo il procedimento giudiziario per uno degli assalti più violenti degli ultimi anni sulle strade toscane. Nella giornata di ieri si è svolta la prima udienza in tribunale per la rapina al portavalori avvenuta il 28 marzo 2025 sulla Variante Aurelia, e tutti gli imputati hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato.
Una decisione che segna un passaggio importante nel processo e che potrebbe portare a tempi più rapidi per arrivare alla sentenza.
Dodici imputati, undici in carcere
Sono 12 le persone coinvolte nel procedimento, quasi tutte di origine sarda. Di queste, undici si trovano attualmente in carcere, mentre uno è a piede libero ed è accusato solo di reati collegati alla fase preparatoria del colpo.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, si tratta della cosiddetta “banda dei portavalori”, protagonista di un’azione organizzata nei minimi dettagli e condotta con modalità quasi militari.
L’assalto con kalashnikov e esplosivo
Il commando entrò in azione sulla Variante Aurelia, nei pressi di San Vincenzo, bloccando due furgoni portavalori della società Battistolli diretti verso Grosseto con il denaro destinato alle pensioni.
I rapinatori utilizzarono armi da guerra, tra cui kalashnikov, costrinsero le guardie giurate a scendere sotto minaccia, fecero esplodere uno dei blindati e agirono in mezzo al traffico, in un tratto con cantieri aperti.
All’interno dei mezzi c’erano oltre 4,6 milioni di euro, ma il bottino effettivamente portato via ammonta a circa 3,08 milioni di euro, mai recuperati.
L’indagine e l’operazione “Drago”
Le indagini, coordinate dalla procura e condotte dai carabinieri del nucleo investigativo di Livorno, hanno portato agli arresti dopo meno di due mesi.
L’operazione, denominata “Drago”, ha visto impegnati oltre 300 militari su più territori.
Un elemento chiave per risalire ai responsabili è stato il segnale gps di un’auto rubata durante la fuga: una Volkswagen Tiguan sottratta a un medico di Orbetello, minacciato con un’arma puntata alla testa.
Telefoni “citofono” e viaggi dalla Sardegna
Fondamentale per l’inchiesta è stato anche l’utilizzo da parte dei rapinatori dei cosiddetti “cellulari citofono”, telefoni senza connessione internet e intestati a prestanome, utilizzati per comunicare tra loro.
Attraverso l’analisi dei tabulati e delle celle telefoniche, gli investigatori sono riusciti a ricostruire i movimenti del gruppo, i contatti tra i membri e la fase organizzativa del colpo.
Determinante anche lo studio delle liste di imbarco dei traghetti tra Sardegna e continente, che ha permesso di individuare i viaggi preparatori effettuati nei giorni precedenti all’assalto.
Le accuse: rapina aggravata e armi da guerra
Gli imputati devono rispondere, a vario titolo, di rapina pluriaggravata, detenzione e porto di armi da guerra, uso di esplosivo e furto e ricettazione.
Per alcuni di loro l’accusa riguarda anche il furto dei mezzi utilizzati per bloccare i blindati e poi dati alle fiamme durante l’azione.
Prossima udienza a maggio
Il processo proseguirà a metà maggio, quando si terrà la prossima udienza. In quella sede alcuni imputati potrebbero rendere dichiarazioni spontanee, prima della requisitoria della pubblico ministero.
La scelta del rito abbreviato lascia prevedere tempi relativamente rapidi, ma appare difficile che si arrivi subito alla sentenza.
Un colpo che ha segnato il territorio
L’assalto al portavalori resta uno degli episodi più gravi degli ultimi anni lungo l’Aurelia, sia per la violenza utilizzata sia per il livello di organizzazione del commando.
Un evento che ha riportato al centro dell’attenzione il tema della sicurezza sulle grandi arterie e della capacità delle organizzazioni criminali di operare anche fuori dai territori tradizionali.