Trimestre antinflazione: i negozi stoppano i prezzi ma i fornitori no | MaremmaOggi Skip to content

Trimestre antinflazione: i negozi stoppano i prezzi ma i fornitori no

Mentre negozi, supermercati e farmacie si impegnano a tenere fermi i costi di uno o più prodotti a scaffale, i fornitori vedono al rialzo il listino prezzi. Cna: «Stop anche agli aumenti dei tassi»
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Pastificio

GROSSETO. È iniziato ieri 1° ottobre, il trimestre antinflazione, e durerà fino al 31 dicembre. Un’iniziativa che intende portare un po’ di sole sui consumi delle famiglie, sulla quale però non mancano di addensarsi le ombre dell’ultim’ora.

Il protocollo del trimestre antinflazione firmato con il Ministero del made in Italy impegna negozi, farmacie, parafarmacie e supermercati in tutta Italia a stoppare i prezzi di uno o più prodotti. Sono molte le associazioni di categoria che hanno aderito e il bollino dell’iniziativa dovrebbe essere visibile su numerosi prodotti a scaffale nei negozi della Maremma.

L’impegno, forte e concreto, guarda al consumatore, cercando di frenare a valle i rincari così che anche la filiera sia stimolata a fare altrettanto. Starebbe proprio nella filiera, però, il problema: nell’industria fornitrice soprattutto, che avrebbe rivisto i listini al rialzo qualche giorno fa e non sarebbe intenzionata a stoppare i prezzi dei prodotti che fornirà ai supermercati. Al momento non è certo che questa tendenza sia replicata anche in altri settori fuori dalla grande distribuzione.

Per chi ha aderito al trimestre anti-inflazione con uno o due prodotti, come potrebbe capitare a un piccolo negozio di vicinato, il problema potrebbe rivelarsi di poco conto. Per chi invece ha creato un vero e proprio “paniere di spesa antiinflazione” potrebbe essere più consistente.

«Solo pochissimi hanno risposto. Dalle maggiori imprese di marca, nessun riscontro»

Marco Pedroni, presidente Ancc-Coop (Associazione nazionale cooperative di consumatori) a margine della firma del “Protocollo trimestre antinflazione” firmato il 29 settembre a Palazzo Chigi, è stato chiaro e sintetico.
«Sono 1700 i punti vendita Coop che hanno dato la loro adesione al trimestre antinflazione, di fatto la quasi totalità della nostra rete vendita dal nord al sud del Paese dove siamo presenti in alcune aree con i master franchising. Un’ulteriore dimostrazione di come Coop ha accolto con serietà e concretezza la proposta di un ulteriore aiuto ale famiglie ni difficoltà. Aiuto che si somma ale molteplici iniziative di convenienza già in essere».

Male sul versante industria. «Sul versante industria nonostante i ripetuti appelli da parte dell’intera moderna distribuzione per ora non abbiamo riscontro – dice Pedroni – Come Coop abbiamo inviato nei giorni scorsi una lettera ai nostri 10 principali fornitori di marca industriale invitandoli a rivedere le richieste di aumento dei listini in gran parte già ricevute. Solo pochissimi hanno risposto e alcuni di questi in modo negativo. In particolare, dalle maggiori imprese di marca nessun riscontro».

L’impegno coop contro l’inflazione

I prodotti con cui Coop aderisce al Protocollo antiinflazione sono più di 1200. Si tratta di prodotti di largo consumo a marchio Coop scelti tra quelli maggiormente presenti nella spesa quotidiana degli italiani. Di oltre 200 i prezzi saranno ribassati del 10%, per gli altri 1000 il prezzo sarà bloccato.

Nel paniere dei prodotti ribassati del 10% ci sono beni di primaria necessità includendo sia alimentari che non alimentari: pasta, pelati, caffè, uova, latte, formaggi ma anche pannolini, baby food, detergenza ecc. Simile la scelta adottata sugli oltre 1000 prodotti a prezzo bloccato, che includono in questo caso più di 40 categorie merceologiche (il 40% dell’assortimento). Rimangono fuori dal “carrello tricolore” alcune categorie di prodotto più problematiche, per via di un approvvigionamento reso ostico da una stagionalità difficile.

La proposta di Cna: «Stop ai tassi»

Anche Cna aderisce al patto contro l’inflazione, preso atto che il governo ha accolto le richieste di molte associazioni di non limitarlo alla distribuzione e al commercio ma di coinvolgere l’intera filiera dei beni di prima necessità. «Il sistema delle piccole imprese – commenta Anna Rita Bramerini, direttrice di Cna Grosseto – potrà fornire il proprio contributo al contrasto dell’aumento dei prezzi. L’obiettivo è quello di accelerare la diminuzione dell’inflazione, coadiuvando l’intervento della Banca centrale europea che attualmente non sta producendo i risultati sperati».

«Un dato preoccupante – prosegue Anna Rita Bramerini – è anche il calo registrato dall’Istat in tema di fiducia delle imprese e dei consumatori. Riteniamo che la sfiducia derivi dalle conseguenze della politica del credito promossa dalla Banca centrale europea che ha avuto i suoi riflessi sulle politiche del sistema bancario. I numeri, infatti, evidenziano che i prestiti alle imprese hanno registrato la contrazione più forte dal 2004 nel nostro Paese: meno 6,4% ad agosto su luglio, dopo il calo del 3,9% di luglio rispetto al mese precedente. Dobbiamo necessariamente collaborare per invertire la rotta, auspicando che il governo vari provvedimenti espansivi e che la Bce non incrementi ulteriormente i tassi d’interesse».

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