GROSSETO. La serranda della sanitaria Montini, in via Roma, è rimasta abbassata. Nessun cliente a entrare, nessun rumore dietro il bancone che per decenni è stato un punto di riferimento per Grosseto. Solo silenzio. Un silenzio pesante, irreale, che accompagna il dolore per la morte di Andrea Montini, 65 anni, trovato senza vita dopo l’incendio scoppiato nel suo appartamento di via Piave, a due passi dal centro storico.
Ora sarà l’autopsia a dover fare chiarezza sulle ultime drammatiche ore del commerciante. Il sostituto procuratore Giampaolo Melchionna ha disposto l’esame autoptico sulla salma, trasferita all’obitorio dell’ospedale cittadino, dove mercoledì 27 maggio sarà effettuato l’accertamento medico-legale.
Un passaggio ritenuto necessario per stabilire con precisione le cause della morte e capire cosa sia accaduto all’interno di quell’appartamento al terzo piano dove Montini viveva da solo. Il 65enne, quando è scoppiato l’incendio è uscito sul terrazzo per chiedere aiuto. Poi però è rientrato nell’abitazione, forse nel tentativo di spegnere l’incendio o forse per mettere in salvo il suo gatto.
La notte dell’incendio
La tragedia si è consumata giovedì sera, poco dopo le 21. Inizialmente sembrava una serata come tante nel quartiere. Poi le urla, il fumo, l’odore acre che ha iniziato a invadere il vano scale. Alcuni residenti si sono affacciati dalle finestre, altri sono corsi fuori dalle abitazioni.
In pochi minuti via Piave si è riempita di sirene e lampeggianti.
La corsa disperata dei soccorsi
Sul posto sono arrivati i vigili del fuoco, i sanitari del 118 e della Croce rossa, i carabinieri e la polizia municipale. I pompieri sono saliti fino all’ultimo piano utilizzando la scala italiana, mentre all’interno dell’edificio il fumo nero rendeva difficile perfino respirare.
Quando Andrea Montini è stato raggiunto, le sue condizioni erano già disperate.
Fuori dal palazzo è iniziata una lunga e drammatica lotta contro il tempo. I soccorritori hanno tentato per oltre mezz’ora di rianimarlo, in strada, davanti agli occhi attoniti dei residenti e dei curiosi che nel frattempo si erano radunati dietro le transenne.
Ogni manovra sembrava poter cambiare il finale di quella notte. Ma poco prima delle 22 i medici hanno dovuto arrendersi.
Il mistero sulle cause del rogo
Secondo una prima ricostruzione, il decesso sarebbe stato provocato dalle esalazioni di monossido di carbonio sprigionate dall’incendio. Resta però ancora da chiarire che cosa abbia innescato il rogo, sviluppatosi nella cucina dell’abitazione.
Gli investigatori stanno lavorando proprio su questo fronte. I vigili del fuoco hanno effettuato a lungo sopralluoghi e verifiche tecniche per ricostruire la dinamica dell’accaduto ed escludere ulteriori pericoli per l’edificio.
Al momento non sarebbe stato disposto il sequestro dell’intero stabile, ma solo dell’appartamento dove viveva Montini.
Il racconto dei vicini
Per ore, nel palazzo, si è respirata paura. Un vicino di casa, ancora sconvolto, racconta quei momenti con la voce spezzata.
«Sentivo dei rumori provenire dal piano di sopra, ma mai avrei pensato a una tragedia simile. Poi ho sentito agitazione sulle scale, ho aperto la porta e ho visto passare i vigili del fuoco. C’era tantissimo fumo nero. Mi hanno detto di chiudermi subito in casa e soltanto dopo un po’ mi hanno fatto uscire».
Nessuno, raccontano i residenti, avrebbe sentito esplosioni o scoppi. Solo il fumo, il caos improvviso e la corsa disperata dei soccorritori.
Chi era Andrea Montini
Andrea Montini era conosciutissimo in città. Aveva raccolto l’eredità della sanitaria fondata dal padre Saverio Montini nel 1956, trasformandola negli anni in un’attività stimata e riconosciuta nel settore ortopedico.
Persona riservata, educata, sempre disponibile con i clienti, era considerato da molti un professionista serio e un uomo gentile.
Un uomo profondamente legato al lavoro e segnato negli ultimi anni anche dal dolore per la perdita della moglie. Viveva solo. Non aveva figli. Lascia una sorella, che abita fuori città, e un nipote.
Attesa per l’autopsia
Intanto la procura attende gli esiti dell’autopsia e delle relazioni tecniche dei vigili del fuoco. Solo allora sarà possibile comprendere fino in fondo cosa abbia provocato quella tragedia che, nel giro di pochi minuti, ha spento una vita conosciuta da tutta Grosseto.
E che oggi lascia una città intera incredula davanti a una serranda abbassata e a un vuoto difficile da colmare.




