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Tentata violenza in via Prile, il 38enne resta in carcere: il gip convalida il fermo

Un’ora di interrogatorio di garanzia in via Saffi: l’uomo nega tutto, ma per il giudice restano pericolo di fuga e di reiterazione
Il carcere di via Saffi a Grosseto
Il carcere di via Saffi a Grosseto

GROSSETO. Ore 11.30, le porte del carcere di via Saffi si aprono ed entra il giudice per le indagini preliminari Giuseppe Coniglio, accompagnato dalla cancelliera, dall’avvocato Roberto Ginanneschi e da un’interprete. Dall’altra parte del portone, nella sala colloqui, ad attenderli c’è Mory Sidibe, 38 anni, originario della Guinea, accusato di aver tentato di abusare di una donna la sera di lunedì 20 aprile in via Prile.

L’uomo è seduto, composto. L’interrogatorio di garanzia dura circa un’ora: parla con tono pacato, senza mai alzare la voce o mostrare segni di nervosismo. Solo alla fine, quando comprende che non lascerà il carcere, affiora una certa delusione.

La decisione del giudice: resta in carcere

Al termine dell’interrogatorio, il giudice convalida il fermo e dispone la custodia cautelare in carcere. Una decisione motivata dalla gravità delle accuse – tentata violenza sessuale aggravata – ma anche dal concreto rischio di fuga e dalla possibilità che il reato possa essere reiterato.

Determinante anche la situazione personale dell’uomo: senza una dimora stabile, non avrebbe potuto beneficiare di misure alternative meno afflittive. Lo stesso difensore non ha avanzato richieste in tal senso di fronte a quella del pm Mauro Lavra, che aveva chiesto appunto la detenzione in carcere.

La versione dell’indagato: «Non ho fatto nulla»

Durante l’interrogatorio, assistito da un interprete perché parla solo francese, Sidibe ha respinto ogni accusa. Ha sostenuto di non aver aggredito la donna né di aver tentato di abusarne.

Secondo il suo racconto, la cinquantenne si sarebbe spaventata alla sua vista, cadendo all’indietro vicino ai cassonetti e sbattendo la testa. Lui, invece, avrebbe cercato di calmarla, mentre la donna urlava attirando l’attenzione dei residenti.

Una ricostruzione che non ha convinto il giudice.

Il racconto della vittima e dei testimoni

Ben diversa la versione fornita dalla donna, che ha accusato l’uomo di averla bloccata con violenza mentre stava gettando la spazzatura, tentando anche di impedirle di gridare. I due sarebbero finiti a terra, con la vittima impegnata a divincolarsi mentre lui cercava di trattenerla.

Le urla hanno richiamato alcuni residenti, che si sono affacciati e poi sono intervenuti, riuscendo a fermare l’uomo fino all’arrivo dei carabinieri.

I militari sono giunti rapidamente sul posto, allertati da più telefonate. La donna è stata poi accompagnata al pronto soccorso dell’ospedale Misericordia, dove le sono stati riscontrati graffi e lievi ferite al volto. A detta di Sidibe, quelle ferite lievi sarebbero state provocate dalla caduta degli occhiali della donna.

C’è poi il dettaglio dei pantaloni sbottonati. Il trentottenne ha spiegato al giudice che quelli che indossava la sera dell’aggressione, erano rotti. Avevano la cerniera, ma il bottone mancava. Circostanza questa, confermata dal fatto che in carcere gli sono stati dati un paio di pantaloni ma che non è bastato per convincere il giudice che in via Prile si fosse trattato solo di un terribile malinteso, come l’uomo ha cercato di sostenere. 

Una vita ai margini

Mory Sidibe, 38 anni, è arrivato in Italia dalla Guinea qualche tempo fa. In passato aveva trovato impiego in un’azienda agricola, ma dopo aver perso il lavoro aveva vissuto di occupazioni saltuarie e irregolari, senza mai riuscire a trovare una stabilità. Non ha una casa dove vivere, dorme dove capita e non parla una parola d’italiano. 

La detenzione in carcere quindi, è sembrata al pm e al giudice, ma anche allo stesso difensore, la scelta migliore dopo la convalida dell’arresto. 

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