Regolamento di conti a colpi di pistola: nove indagati | MaremmaOggi Skip to content

Regolamento di conti a colpi di pistola: nove indagati

Faida per il controllo delle piazze di spaccio tra Grosseto, Castiglione e Follonica. Rapinato un cliente a Piombino: l’indagine choc
Una pattuglia dei carabinieri e il sostituto procuratore Giovanni De Marco

GROSSETO. C’è un momento in cui un’indagine smette di essere una sequenza di episodi e diventa un quadro chiaro, leggibile. In questa vicenda, quel momento coincide con uno colpo sparato all’interno di un appartamento a Follonica.

Non è l’inizio dei fatti, ma è il punto in cui, secondo l’ordinanza firmata dal gip Giuseppe Coniglio su richiesta del pubblico ministero Giovanni De Marco, emerge con forza una rete di droga attiva in Maremma e già operativa da mesi tra Follonica, Castiglione della Pescaia e Grosseto. Una rete che si muove tra boschi e uffici trasformati in abitazioni e che utilizza i propri clienti per spostarsi in auto da un punto all’altro. Una rete che ha in mano machete e pistole e che è pronta ad usarli. Nove sono gli indagati, tutti tunisini tra i 20 e i 47 anni, cinque dei quali già in carcere.

Mercoledì 6 maggio saranno interrogati dal giudice: dovranno rispondere, a vario titolo, di tentato omicidio, violazione di domicilio, rapina aggravata e spaccio

Erano loro, secondo le indagini dei carabinieri, a gestire il traffico di cocaina, eroina e hashish tra Follonica e Castiglione della Pescaia. Due bande rivali, che a un certo punto hanno incrociato il fuoco dei proiettili. 

Lo avevano già fatto: uno di loro, infatti, è in carcere per la sparatoria contro i finanzieri a Quercemercata. 

L’irruzione nell’appartamento e la sparatoria

La scena si sviluppa in pochi istanti e con una violenza che segna un punto di rottura. Un gruppo di uomini entra nell’appartamento forzando la porta, dando il via a un’irruzione organizzata e mirata, nella quale ogni movimento appare deciso in anticipo.

Chi si trova all’interno è costretto a retrocedere fino al balcone, che diventa l’unico spazio possibile, l’ultima via di fuga. È in quel momento che partono i colpi di pistola. Uno dei presenti viene colpito, perde l’equilibrio e riesce a salvarsi soltanto saltando verso il balcone del vicino.

Del commando che aveva fatto irruzione l’8 aprile del 2024 nell’appartamento nella zona industriale di Follonica, faceva parte anche un minorenne. Erano arrivati sotto all’abitazione in sei, viaggiando su due auto differenti: una arrivava da Grosseto, l’altra da Piombino. Alla guida due uomini italiani, che avevano acconsentito di dare un passaggio ai sei tunisini, in cambio di cocaina e soldi

Il regolamento di conti e la rapina

Nell’appartamento, i colpi sparati erano stati diversi. C’erano sangue e bossoli di proiettili calibro 9 mm per terra, i segni degli spari anche sugli stipiti delle porte. Chi aveva fatto fuoco, voleva uccidere

Una condotta intrinsecamente pericolosa, la definisce il giudice Giuseppe Coniglio, perché l’uso di un’arma in un ambiente chiuso e abitato espone a un rischio concreto di conseguenze letali. Quando, la notte dell’8 aprile i carabinieri sono arrivati nell’ufficio trasformato in appartamento, avevano trovato tre uomini di 28,31 e 32 anni. Raccontano la sparatoria nei dettagli, ma glissano sul motivo: la suddivisione delle piazze di spaccio. 

Poco dopo essere ripartiti da Follonica, una delle auto si dirige a Grosseto, l’altra a Piombino dove tre ragazzi avevano chiesto a un uomo di accompagnarli per 50 euro. Una volta arrivati nel parcheggio, decidono però che il prezzo pagato era troppo alto: lo fanno inginocchiare e gli puntano la pistola alla tempia, per farsi consegnare 20 euro. 

La rete di spaccio tra Follonica, Grosseto e Castiglione

È quella notte di follia a fare da sfondo a tutta l’indagine coordinata dal pm Giovanni De Marco, grazie alla quale i carabinieri hanno ricostruito una rete di spaccio organizzata e continuativa in Maremma, attiva tra Follonica, Grosseto e Castiglione della Pescaia.

Le indagini mostrano un sistema che si regge su contatti frequenti, incontri rapidi e spostamenti mirati, all’interno di una routine ormai consolidata. Le sostanze stupefacenti, tra cui cocaina, hashish ed eroina, venivano cedute con regolarità, seguendo modalità che si ripetevano nel tempo e che hanno finito per delineare una vera e propria struttura stabile.

Bianca o nera: bastava che fosse droga

Il via vai dei clienti alla piazza di spaccio allestita sulla strada delle Collacchie è stato continuo. Anche dopo la sparatoria contro i finanzieri le modalità di vendita sono rimaste le stesse. Allusioni e codici per indicare la droga. Lenta, nera e marrone era l’eroina. Veloce e bianca, la cocaina. Zatla, invece, indicava l’hashish. Un linguaggio, quello utilizzato, che raccontava un’organizzazione consapevole e strutturata.

Le telefonate tra clienti e spacciatori duravano poco, giusto il tempo di accordarsi sulla vendita. Poi c’erano anche i soprannomi utilizzati: il bimbo, Lass, Micio. Quasi fossero stati scelti per abbassare il livello criminale delle bande che si muovono tra i boschi della Maremma. La mania dei ragazzi di pubblicare i video su Tik tok: lo avevano già fatto prima della sparatoria contro i finanzieri, lo hanno rifatto dopo quella nell’appartamento a Follonica. Video nei quali si riprendevano con le pistole in mano, durante i quali parlavano arabo, con il volto coperto dal passamontagna e dicendo: “pum pum” simulavano gli spari

Gli indagati: età e radicamento nel territorio

All’interno di questa rete si muovono uomini con età comprese tra i 23 e i 47 anni, di cui quest’ultimo sembra essere il capo. Sono tutti tunisini.

Uomini stabilmente inseriti nel contesto territoriale, capaci di mantenere attivi i contatti e di garantire continuità all’attività di spaccio. Quattro di loro sono già in carcere tra Grosseto, Pisa, Livorno e Parma.

Clienti autisti per una dose

I carabinieri, durante le indagini, hanno sentito anche diversi clienti. Tutti hanno ricostruito modalità, luoghi e dinamiche degli acquisti.

Le loro testimonianze, pur provenendo da contesti diversi, sono una uguale all’altra. Incontri rapidi, contatti diretti e luoghi ricorrenti. Questa convergenza, verificata dagli investigatori attraverso riscontri oggettivi, contribuisce a dimostrare l’esistenza di un sistema organizzato e continuativo.

Il salto di qualità: dalla droga alla violenza

L’episodio della sparatoria segna un passaggio decisivo, perché introduce nella vicenda un elemento ulteriore, quello della violenza armata, che modifica la natura del contesto.

Secondo il giudice, le modalità dell’irruzione e l’utilizzo delle armi rappresentano un salto di qualità nella pericolosità dei fatti, tanto da giustificare l’ipotesi di reati più gravi, tra cui il tentato omicidio. Sparare in un appartamento significa infatti accettare il rischio concreto di provocare la morte, indipendentemente dall’esito finale.

L’interrogatorio di garanzia

Mercoledì 6 maggio sarà il giorno degli interrogatori. Assistiti dagli avvocati Thomas Vignoli, Ottavio Bonaccorsi, William Villani, Giulio Parenti e Gabriele Dell’Unto, saranno chiamati a rispondere alle domande del giudice Giuseppe Coniglio. 

 

Autore

Riproduzione riservata ©

pubblicità

Condividi su

Articoli correlati