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Sesso, droga e magistrati: Degortes contro l’archiviazione

Caso Davide Rossi, l’imprenditore si rivolge al giudice dopo la richiesta del pm per i giornalisti delle Iene e la testimone: «Si facciano altre indagini»
Antonio Degortes
L’imprenditore Antonio Degortes

GROSSETO. Dopo quattro anni, il fascicolo aperto dalla procura di Grosseto, poi trasmesso a Genova e infine tornato in via Monterosa sulla trasmissione de Le Iene andata in onda il 17 ottobre 2017 arriva di fronte al giudice per le indagini preliminari Marco Mezzaluna: ad aprile, infatti, è stata fissata l’udienza nella quale verrà discussa l’opposizione all’archiviazione, richiesta dal sostituto procuratore Giampaolo Melchionna, presentata dall’imprenditore Antonio Degortes.

La morte di Davide Rossi e i festini hard

Davide Rossi, manager del Monte dei Paschi di Siena, che – secondo la Procura di Siena – si è suicidato il 6 marzo 2013 gettandosi dalla finestra del suo ufficio era uno degli amici più cari di Antonio Degortes. Quattro anni dopo, su Italia 1, l’ex sindaco di Siena Pierluigi Piccini, aveva parlato di festini a base di sesso e cocaina, mentre un’ex dipendente del Comune di Castiglione della Pescaia aveva rincarato la dose – qualche settimana dopo – raccontando al giornalista della trasmissione televisiva che dietro a quelle feste c’era «un depravato drogato, delinquente che aveva la barca ormeggiata al porto e portava direttori del Monte dei Paschi al largo per fare festini con le mignotte e la droga».

In mezzo, c’era stata un’intervista all’imprenditore, che, non fidandosi dei tagli che i giornalisti della trasmissione avrebbero fatto, decise di registrarla integralmente e pubblicarla su Facebook.

Il titolo che accompagnava l’intervista diceva: “Morte di David Rossi: il mistero dei festini sesso e droga” e cominciava con la domanda a bruciapelo del giornalista se Degortes avesse mai organizzato festini e alla risposta: “Io per mestiere organizzo feste (Degortes è proprietario della Capannina di Castiglione della Pescaia, ndr) gli veniva chiesto se nelle feste girasse cocaina.

Allusioni, mezze frasi: è questo che Degortes, assistito dagli’avvocati Roberto Baccheschi e Roberto Martini, aveva trovato nelle trasmissioni e segnalato alla Procura. Come l’intervista a una ex dipendente del Comune di Castiglione che è stata sentita a volto coperto: nella denuncia è finito anche il suo nome perché la donna, che sarebbe già stata denunciata altre volte dall’imprenditore per le accuse che gli ha rivolto, sempre diffamandolo su Facebook, ha parlato di un «depravato, noto personaggio di Siena, che avrebbe organizzato festini con prostitute e droga ai quali partecipavano anche politici e magistrati»

. È qui che sarebbe nato il cortocircuito, quando il giornalista delle Iene spiga di aver ricevuto un sms da Degortes, coprendo il nome con un beep e la donna pronuncia la frase incriminata.

Il pm: «Non c’è stata diffamazione»

Secondo il sostituto procuratore Giampaolo Melchionna, la diffamazione nei confronti di Degortes non sarebbe stata commessa né dai due giornalisti della Iene, Antonino Salvatore Monteleone e Marco Occhipinti, e nemmeno da parte di Giovanna Ricci, la donna intervistata con il volto coperto, il cui nome, insieme a quello dei due giornalisti, era finito nel registro degli indagati. «Le frasi pronunciate dall’intervistata – si legge nella richiesta di archiviazione firmata dal pm – dal tenore oggettivamente offensivo, si rivolgono genericamente al fantomatico organizzatore dei festini hard cui partecipavano i magistrati senesi».

Giampaolo Melchionna
Giampaolo Melchionna

Per il sostituto procuratore, inoltre, «l’intervista in commento non contiene alcun riferimento al Degortes, né lo stesso può dirsi facilmente identificabile dal tenore della stessa, circostanza che non può affermarsi per gli inquirenti, il cui onore e decoro è chiaramente leso».

Che si facesse riferimento a Degortes però, lo dimostrerebbero i tantissimi messaggi di solidarietà che subito dopo la puntata delle Iene erano arrivati all’imprenditore, molti dei quali pubblicati suo suo profilo di Facebook. In tanti, lo avevano individuato attraverso le parole di quell’intervista.

Per quanto riguarda invece la posizione dei due giornalisti, secondo il pm «le loro condotte sarebbero scriminate per il diritto di cronaca giornalistica».

Quattro anni e nessuna indagine

Archiviazione alla quale l’imprenditore si è opposto. «In oltre 4 anni di apertura del fascicolo – scrive l’avvocato Martini nel ricorso –non è stata svolta la benché minima attività d’indagine». Per più di tre anni infatti, il fascicolo è rimasto pendente al tribunale di Genova, al quale era stato inviato per le accuse mosse nei confronti dei magistrati. «Mentre la trasmissione delle Iene proseguiva settimanalmente per oltre due anni – si legge ancora – così come proseguiva la fantasiosa e “romanzesca” ricostruzione televisiva del caso David Rossi e il delinquenziale coinvolgimento dell’esponente nella vicenda».

Degortes, per difendersi da quelli che aveva considerato attacchi continui aveva aperto anche un videoblog che si chiama “Il dito nell’occhio” per difendersi dall’attacco delle Iene e per fornire una contro narrazione sulla morte di Rossi. Contro – narrazione, che ha spinto Monteleone e Occhipinti , oltre che Pierangelo Maurizio (di Quarto Grado) a querelare Degortes. Per questo procedimento, il processo è in corso al tribunale di Grosseto.

Degortes Dito nell'occhio
Antonio Degortes durante una trasmissione

«Due pesi e due misure – è la lamentela dell’avvocato Martini – Degortes ha fatto un blog per diffondere, dopo due anni di illazioni, la sua versione dei fatti e la sia versione del caso Rossi. Costui però viene rinviato a giudizio per diffamazione, non valendo più il diritto di critica e di cronaca giornalistica (che per giurisprudenza consolidata spetta invece anche ai blogger».

La commissione parlamentare d’inchiesta

Anche sulla mancanza di collegamento sostenuta dal pm tra Degortes e i festini a luce rossa, l’avvocato Martini puntualizza: «Tale collegamento non è frutto di un sospetto o di una mera percezione soggettiva della parte offesa – si legge – bensì di una evidente costruzione della intera “architettura” del servizio da parte degli autori che – come “il sistema Iene ” insegna – realizzano a tavolino la trama dello scoop giornalistico e su questo innestano testimoni incappucciati e travisati, ipotesi da spy stories e narrazioni fantastiche».

Martini introduce poi un altro elemento che secondo l’atto di opposizione, andrebbe a favore della tesi sostenuta da Degortes, ovvero la deposizione del colonnello Pasquale Aglieco, comandante provinciale dei carabinieri di Siena ed uno dei primi ad arrivare sul luogo del suicidio, di fronte alla Commissione parlamentare d’inchiesta. «Io ritengo che ci troviamo di fronte alla più grande truffa mediatica – si legge negli atti – probabilmente a cui abbiamo mai assistito in televisione, architettata da un programma televisivo. comincio a pensare che si tratti di un, anche se non è previsto dall’ordinamento giuridico, un specie di stalking mediatico, visto che le Iene hanno messo in piedi 74 servizi nel corso degli ultimi 4 anni, di cui 41 video in prima serata».

E ancora, sui festini: «Vi sgombero subito il campo – prosegue – prima delle domande vi dico: questi festini come li raccontano le Iene, non sono mai avvenuti».

Le richieste dell’imprenditore

Opposizione all’archiviazione, ma anche la prosecuzione delle indagini: è questa una delle richieste che Antonio Degortes fa al giudice delle indagini preliminari Marco Mezzaluna. In particolare, l‘imprenditore chiede che vengano acquisiti i due servizi integrali, privi dei pezzi e delle espressioni censurate e bippate, oltre che delle immagini oscurate delle puntate andate in onda l’8 e il 17 ottobre, nonché di quelle trasmesse il 25 marzo e il 4 aprile 2018, quando fu intervistato l’escort Matteo Bonaccorsi e l’acquisizione dei nominativi di tutte le persone che hanno partecipato alle riprese dell’intervista nella quale si vede una bionda “oscurata”, messa in onda il 17 ottobre 2017.

Inoltre chiede anche che i tre indagati vengano interrogati e che vengano sentite a sommarie informazioni le persone che, dopo la messa in onda della trasmissione del 17 ottobre, avevano chiamato l’imprenditore per manifestargli solidarietà, oltre che lo stesso Degortes, l’escort Bonaccorsi e il colonnello Aglieco. Indispensabile, secondo il querelante, anche l’acquisizione di informazioni dalla procura di Genova che ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini alle persone che erano state querelate dai magistrati senesi, sempre nell’ambito dell’inchiesta sulla morte del manager Davide Rossi e il filone dei festini a base di sesso e droga.

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