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Senzuno tormentone dell’estate, Fantini: «Un modello sbagliato»

Per l’architetto dell’Urban Center a Senzuno, la strada carrabile e i parcheggi laterali non possono portare ad uno spazio pubblico di qualità
Via della Repubblica a fine lavori
Senzuno

FOLLONICA. Sono ormai settimane, forse mesi, che il quartiere di Senz’uno (come era il nome vero alla sua nascita) mantiene il primato nella classifica degli argomenti più gettonati dell’anno nella città del golfo.

Non passa giorno infatti che dai cittadini e dai turisti che la vivono da tempo, non arrivino foto, video, commenti e suggerimenti sul quello che è il risultato del restyling di via della Repubblica, la via principale del quartiere. Dopo i lavori imponenti a cui tutta la zona è stata sottoposta, quello che lascia perplessi i residenti e parte dei commercianti è il risultato fin qui ottenuto. Non ultimo l’architetto David Fantini che ha espresso chiaramente il suo pensiero pochi giorni fa sulla sua pagina social e che abbiamo approfondito in un’intervista diretta.

L’intervista al coordinatore dell’Urban Center

Architetto Fantini, Senzuno si può ormai dire che è diventato il tormentone dell’estate 2025. Non passa giorno che i cittadini lo riportino in auge sui social con foto e commenti, sempre con un filo comune: non sono soddisfatti dal risultato. La sua opinione da professionista qual è?

«Sarò diretto: confermo quello che esprimo ormai da anni, ossia che è un modello sbagliato. Strada carrabile e parcheggi laterali non possono portare ad uno spazio pubblico di qualità».

Differenze tra progetto e realtà

Agli occhi dei cittadini c’è differenza tra il rendering mostrato inizialmente e quello che è oggi Senzuno. Premesso questo, anche se non è stato lei il progettista, anche se non è lei il responsabile di quei lavori, può darci un parere tecnico sul perché di questa differenza?

«Il progetto è di assoluta qualità: pavimentazione complanare, alberi, arredi, persone. Ci volevano più alberi, ma se le indicazioni ricevute erano quelle di una strada carrabile con parcheggi, i progettisti dove li potevano mettere? Poi dal rendering alla realtà c’è la percezione: il render è silenzioso, non si sente il caldo, il rumore, il fumo dei tubi di scappamento. Quello che rende il realizzato scadente è l’uso che se ne sta facendo».

Un no al traffico

Detta in modo semplice, pensa che si possa intervenire in qualche modo senza pesare troppo sulle casse comunali?

«Si, ho presentato delle suggestioni anche la sera del 29 maggio: depavimentare, forestare il più possibile, (compatibilmente con i sottoservizi), occupare lo spazio pubblico reso pedonale e ciclabile con arredi, con i tavoli e gli espositori delle attività (coordinati per materiali e forme), insomma ridare spazio ai cittadini e ad un uso virtuoso, che non può avvenire su una strada trafficata».

Nella sua esperienza di urbanista, crede che i cittadini di Follonica siano pronti a rivoluzioni radicali della mobilità e del vivere diversamente gli spazi comuni?

«Si, lo dimostrano quotidianamente andando a passeggiare, a prendere il caffè o l’aperitivo proprio nei luoghi liberi dalle auto. I giovani, in particolare, ormai vivono in città che sono fatte così; i turisti cercano città fatte così, questi sono i dati: le città che usano modelli anni ‘70, perdono reputazione e non sono più appetibili, escono dagli algoritmi dei motori di ricerca e finiscono dimenticate. Il commercio di vicinato funziona nei luoghi pedonali, verdi, silenziosi, dove si arriva facendo due passi: Follonica è piena di spazi commerciali vuoti con davanti grandi parcheggi e non è un caso. Il piccolo acquisto si fa negli ambienti gradevoli, non in mezzo alle auto, per quel tipo di commercio c’è la grande distribuzione, che comunque sta iniziando a rivedere i suoi spazi esterni, guarda caso, per renderli meno impattanti».

La visione dell’Urban center

Come si concilia la visione creata dall’Urban Center con via della Repubblica?

«Io ho prodotto le linee guida che ho consegnato ed illustrato e che continuerò ad illustrare ogni volta che mi sarà chiesto: l’Urban Center era una possibilità interessante, che ancora non ha preso forma, né in un luogo fisico, né con persone dedicate. È stato, per i 6 mesi che me ne sono occupato, un luogo virtuale, che mi è servito per avere le informazioni sullo stato delle progettazioni in corso della Pubblica Amministrazione, in modo da contaminare le linee guida con processi reali. Con via della Repubblica, allo stato attuale, quelle linee non si conciliano, nel senso che propongono un modello diametralmente opposto, che si basa su infrastrutture verdi, mobilità dolce, forestazione, depavimentazione, lotta all’isola di calore, urbanistica tattica, economia circolare: insomma il contrario di asfalto, fogne, auto».

Quello che ne viene fuori  è che il ruolo dell’amministratore risulta sempre più difficile: le esigenze si moltiplicano, e si differiscono talvolta anche per ogni singolo cittadino di una stessa strada. Impossibile rispondere in modo positivo a tutti. Ma a Senzuno non perdono le speranze; intanto nei due giorni appena trascorsi la festa di quartiere è stata un vero successo.

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