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La sentenza: chi offende i cacciatori rischia una condanna

Storica sentenza del tribunale di Roma contro il leader di “100×100 animalisti”, Paolo Mocavero, per le sue dichiarazioni ingiuriose verso i cacciatori, nella trasmissione “La Zanzara” del 24 marzo 2020
Un cane da caccia
Un cane da caccia

ROMA. Storica sentenza del tribunale di Roma, che ieri, 7 luglio, ha condannato il leader dell’associazione “100×100 animalisti”, Paolo Mocavero, per le affermazioni ingiuriose rivolte ai cacciatori, durante la trasmissione radiofonica “La Zanzara” del 24 marzo 2020.

In quell’occasione, Mocavero si era espresso con sconcertanti commenti sulla morte dei cacciatori per coronavirus, malgrado i ripetuti richiami del conduttore Giuseppe Cruciani.

Esultano Federcaccia nazionale, Enalcaccia e Anuu Migratoristi, i cui presidenti, Massimo Buconi, Lamberto Cardia e Marco Castellani, avevano promosso una causa civile contro Mocavero.

«Il diritto di critica non equivale a diritto di offesa», hanno decretato i giudici romani in un’articolata motivazione che, «pur riconoscendo il diritto di informazione e di critica (anche con toni coloriti), afferma che mai possono tollerarsi aggressioni verbali che si trasformano in veri e propri attacchi, che travalicano il tema controverso e assumono la forma del turpiloquio nei confronti di singoli cittadini.

Ovvero di categorie quali i cacciatori, il cui profilo morale è tutelato dalle associazioni venatorie», scrivono Federcaccia, Enalcaccia e Anuu Migratoristi.

Anche in Maremma, episodi simili

Al di là dall’essere animalisti o meno, pro o contro la caccia, oltre il libero pensiero su una delle pratiche più diffuse dall’inizio della storia dell’uomo, episodi come quello che ha portato alla condanna di Mocavero sono inaccettabili.

Anche in Maremma ne sono capitati. Tra i più gravi, nel 2014, le dichiarazioni via social del leader animalista Enrico Rizzi che sbeffeggiava un cacciatore di 32 anni, Husein Osmicevic, di Roccastrada, dopo la sua morte avvenuta all’improvviso, per cause naturali.

Più di recente, lo scorso gennaio, la morte del 36enne di Castell’Azzara Giulio Burattini, ferito da un cinghiale durante una battuta di caccia. Anche in quel caso, i social erano stati teatro dell’odio integralista di non meglio definiti gruppi animalisti. 

«Atteggiamenti esecrabili e stupidi – li bolla il presidente provinciale di Federcaccia Davide Senserini – che non hanno nulla a che vedere con l’ambientalismo e il sano rispetto della natura. Siamo in presenza di una forma di integralismo che certo non giova alle stesse associazioni animaliste.

Come Federcaccia e Confederazione cacciatori toscani, accogliamo con favore questa sentenza. La caccia è un’attività normata e consentita dalla legge, che peraltro punisce chi la esercita in violazione delle regole», conclude Senserini.

Le associazioni venatorie: «da ora in poi ci rivolgeremo al giudice contro chi offende l’immagine dei cacciatori»

Con la sentenza del tribunale di Roma, atteggiamenti del genere, se denunciati, possono portare a una condanna e un salato risarcimento danni.  

Infatti, come sottolineano Federcaccia, Enalcaccia e Anuu Migratoristi, «l’ordinanza del tribunale civile di Roma assume anche la valenza di un vero e proprio monito nei confronti di tutti coloro che denigrano i cacciatori oltre i limiti della corretta informazione e del diritto di critica».

Dunque, «forti di questo precedente, d’ora in avanti le associazioni venatorie potranno agire in giudizio a tutela dell’immagine dei propri associati ogni qual volta – e capita purtroppo sempre più spesso – la caccia e chi la pratica vengano fatti oggetto di commenti offensivi», concludono le associazioni venatorie.

 

Autore

  • Lina Senserini

    Redattrice di MaremmaOggi. Laurea in Lettere moderne, giornalista dal 1995. Dopo 20 anni di ufficio stampa e altre esperienze nel campo dell’informazione, sono tornata alle "origini" prima sulla carta stampata, poi sulle pagine di MaremmaOggi. Maremma Oggi il giornale on line della Maremma Toscana - #UniciComeLaMaremma

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