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Scontro Le Iene-Degortes: parla Antonino Monteleone

Caso Davide Rossi, in aula al processo che vede imputato per diffamazione l’imprenditore senese, il giornalista della trasmissione Mediaset: «I miei sevizi non sono stati fatti in malafede». Degortes ribadisce: «Rifarei tutto daccapo»
La Iena Antonino Salvatore Monteleone in tribunale e, a destra, l’imprenditore Antonio Degortes

GROSSETO. Parla in aula, per la prima volta, La Iena Antonino Salvatore Monteleone nell’aula al pianterreno del tribunale di Grosseto. Il processo che si è celebrato giovedì 22 febbraio, è quello che vede imputato l’imprenditore senese Antonio Degortes, accusato di diffamazione, per un video della trasmissione “Il dito nell’occhio” e per i commenti e post su Facebook che ne erano seguiti.

Tutta la vicenda inizia dopo il servizio delle Iene, in onda su Italia1, sulla morte di Davide Rossi. Una morte che ha segnato profondamente Degortes, che del responsabile della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena, era molto amico. 

Degortes su Facebook accusa la trasmissione giornalistica di non dire tutta la verità riguardante i casi che trattano, nello specifico quello sul suicidio del suo amico. Utilizzando, in qualche momento, termini ritenuti diffamatori dalla trasmissione. 

Davanti alla giudice Ludovica Monachesi e al vice procuratore onorario Leonardo Brogi,  è stato sentito Monteleone, parte offesa di questo processo. Prima che, sul finale di un’udienza fiume, durata più di tre ore, ha ripreso la parola anche Degortes. 

Le accuse di Monteleone

Essere apostrofati con parole che denigrano la propria professione è sempre pesante. Lo ha detto più volte Antonino Monteleone, in aula. «Ho ricevuto degli screenshot e dei link da alcuni amici e anche da colleghi che riportavano le affermazioni di Degortes. Ne sono venuto a conoscenza in questo modo – dice Monteleone – ed è scorretto far intendere la malafede nei miei servizi. È questo quello che traspare quando Degortes scrive “tagli e cuci“».

«Come è scorretto supporre che io e l’ex sindaco di Siena, Pierluigi Piccini, avessimo dei rapporti di amicizia, quando in realtà non ci sono – continua – L’ho intervistato in piazza del Campo a Siena, si è arrabbiato e non ha voluto che andasse in onda l’intervista e così abbiamo fatto».

In un post di Facebook Degortes scrive: «Liberi, liberi di dire ca**ate» e continua sostenendo che i servizi della trasmissione siano bufale. «Noi seguiamo le storie e dove ci portano, ma non inventiamo niente, riportiamo quello che ci dicono le fonti – dice Monteleone – Lui accusa le Iene di creare storie e indagini, ma io non ho la capacità di generare fatti dalla mia fantasia». 

Monteleone incalzato dalla difesa

Quando arriva il momento del controesame da parte dei difensori di Degortes, gli avvocati Roberto Baccheschi e Roberto Martini,  l’udienza si anima un po’.  Soprattutto perché Monteleone viene incalzato su altri procedimenti per eventuali “taglia e cuci” nei suoi confronti al tribunale di Torino. Procedimenti che Monteleone ha negato esistessero e che non sono ancora arrivati alla loro conclusione. 

È qui che Martini alza i toni della discussione, minacciando di querelare il giornalista per falsa testimonianza. «I capi d’imputazione a Torino riguardano la diffamazione e il montaggio e non il “taglia e cuci”, quindi non ho capito subito cosa intendesse avvocato – risponde la Iena – Quella sentenza l’ho impugnata».

C’è poi il capitolo dei periti chiamati in trasmissione. Soprattutto quella del professor Fineschi, che aveva evidenziato alcuni segni di percosse sul corpo di Rossi. «Ho ritenuto che la perizia del professor Fineschi fosse più accurata rispetto alla precedente – risponde la Iena – per i nuovi elementi acquisiti: l’esperto sosteneva che Davide Rossi fosse stato picchiato prima di morire per delle lesioni sul corpo e abbiamo riportato la sua testimonianza».  

Degortes: «Sono fiero e orgoglioso di quello che ho fatto»

L’imprenditore senese torna sul banco dei testimoni e conferma ciò che aveva detto in precedenza, soffermandosi sulle conseguenze che ha avuto dopo i servizi delle Iene. «Ho dovuto cambiare i nomi delle mie attività per salvarle – dice – inoltre credo di essere l’unico cittadino che ha il permesso delle autorità per tenere delle telecamere di sorveglianza puntate verso la strada, necessarie per tutte le volte che mi hanno spaccato l’automobile».

I video e le affermazioni sulle puntate della trasmissione non erano per diffamare Monteleone. «Ho iniziato a fare quei video perché volevo raccontare come erano quegli anni con Davide – dice Degortes – per il rapporto di amicizia che avevamo e per difendermi, perché anche se non mi collocano direttamente ai festini, si lascia intendere che io li organizzassi». Festini, dai quali l’imprenditore senese ha sempre preso con forza le distanze. E che Monteleone, in aula, ha detto di esserne venuto a conoscenza da una fonte. 

«Sono fiero e orgoglioso di quello che ho fatto, di questa guerra mediatica – conclude Degortes in aula – e se tornassi indietro rifarei tutto».

 

 

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