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Sciopero alla Venator contro i licenziamenti

I dipendenti della multinazionale di Scarlino hanno incrociato le braccia da questa mattina alle 8. Con loro, davanti ai cancelli, il presidente della Provincia, i sindaci e alcune forze politiche del territorio
Gli operai della Venator manifestano davanti ai cancelli dell'azienda
Il picchetto dei dipendenti davanti ai cancelli dell’azienda

SCARLINO. È cominciato questa mattina, 23 settembre, alle 8, lo sciopero dei lavoratori dell’azienda Venator di Scarlino. 150 persone, tra dipendenti Venator e lavorati del comparto, insieme ai sindaci, il presidente della Provincia e i appresentanti delle diverse forze politiche del territorio, si sono assiepate davanti ai cancelli.

Lo avevano annunciato ieri, durante un’assemblea straordinaria, in risposta all’avvio della procedura di riduzione del personale dichiarata dai vertici aziendali: 41 i dipendenti in esubero.

«È  una situazione inaccettabile, considerato che le conseguenze ricadranno anche sul futuro di tutti i lavoratori delle ditte appaltatrici, provocando a sua volta gravi conseguenze economiche e sociali per i nuclei familiari coinvolti», dicono i sindacalisti della Rappresentanza sindacale unitaria (Rsu) della multinazionale, che a Scarlino produce biossido di titanio.

E vanno giù duro, entrando nel dettaglio delle scelte aziendali che hanno portato alla crisi attuale. Da oggi, inoltre, i lavoratori non faranno più straordinari e la reperibilità sarà ridotta solo agli interventi necessari per motivi di sicurezza.

Le maestranze: «L’azienda dica cosa vuole fare»

Durante la manifestazione, i lavoratori della Venator hanno chiesto all’azienda di incontrare i dipendenti in una nuova assemblea, in occasione della quale dichiarare le proprie intenzioni e quali saranno le prossime azioni.

La Venator, sarà chiamata a rispondere sulle proprie intenzioni, soprattutto in merito ai rapporti con le istituzioni comunali e regionali. Il presunto mancato rispetto delle norme che regolano le discariche dei gessi rossi ha di fatto portato alla situazione attuale.

Il presidente della provincia Limatola davanti ai cancelli della Venator 

Il presidente Limatola e il picchetto dei lavoratori della Venator
Il presidente Limatola (a sinistra), e il picchetto dei lavoratori della Venator

Questa mattina, davanti ai cancelli della Venator, c’era anche il presidente della Provincia e sindaco di Roccastrada, Francesco Limatola.

«La Venator ha avviato una procedura che prevede l’esubero di 41 dipendenti. Credo che sia un’azione da respingere subito e con decisione. Venator è importante per il territorio, ma non può utilizzare il ricatto del lavoro e far pagare così alle persone una crisi temporanea che, invece, deve portare allo sviluppo.

La priorità, oggi, come sindaco insieme ad altri primi cittadini della provincia di Grosseto, è difendere i posti di lavoro messi in discussione e le famiglie. Dobbiamo tutti lavorare per respingere questa scelta sbagliata di Venator e individuare il percorso perché l’azienda possa crescere e garantire sviluppo».

La Regione: «Venator riveda la decisione sui licenziamenti»

Dalla Regione arriva la vicinanza e l’appoggio ai dipendenti in sciopero «Non si può sedere ai tavoli a Firenze – si legge in un comunicato – per parlare di prospettive aziendali e poi tornare a Scarlino e avviare procedure di licenziamento. Si tratta di un fatto grave che va in totale controtendenza rispetto ai propositi di rimanere sul territorio e avviare un serio piano di investimenti».

Ieri intanto, è stato convocato un incontro, con la presidenza e gli assessorati all’Ambiente e all’economia, alla presenza dei settori che si occupano di valutazioni di impatto, autorizzazioni ambientali e rifiuti, oltre ad Arpat, «con l’obiettivo di assicurare il massimo supporto possibile all’azienda e ai suoi progettisti. La Regione è il soggetto che si occupa di autorizzazioni ambientali, mentre spetta all’azienda farsi carico dei propri scarti sia sotto il profilo economico sia progettuale», continua il comunicato.

L’invito della Regione è a ritirare i licenziamenti e a presentare soluzioni alternative alle gestione dei gessi rossi, sia nell’immediato che nel breve-lungo periodo, realizzando contestualmente tutti gli investimenti funzionali alla riduzione della produzione dei gessi stessi.

 

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