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Sanitari non vaccinati, il giudice dà loro ragione

Due lavoratrici dell’Asl non vaccinate si rivolgono al giudice: reintegrate al loro posto, l’azienda dovrà pagare loro gli stipendi arretrati e gli interessi maturati
Personale sanitario
Personale sanitario

GROSSETO. Dei 10 ricorsi e 5 reclami presentati al tribunale di Grosseto, per chiedere il reintegro al lavoro di altrettanti operatori sanitari, dipendenti dell’Asl Toscana Sud Est, nessuno è stato accolto dal giudice del lavoro. Ma il tribunale di Siena è stato del parere opposto: accogliendo le istante presentate da due operatrici socio sanitarie che, assistite dagli avvocati Paolo Serra e Augusto Sinagra, potranno rientrare al lavoro tra pochi giorni. 

Un rompicapo, per l’Azienda sanitaria Usl Toscana Sud Est che ora si trova a gestire la stessa situazione ma con due esiti opposti. I 15 dipendenti grossetani che hanno deciso di non sottoporsi al vaccino, sono ancora sospesi, mentre le due operatrici senesi, potranno rientrare al lavoro. 

Sospese e lasciate senza stipendio

Le due operatrici socio sanitarie della provincia di Siena avevano deciso di non sottoporsi al vaccino per il Covid e il 21 settembre 2021 hanno ricevuto il provvedimento amministrativo di sospensione, seguito poi dall’ordinanza di sospensione della retribuzione a partire dal 23 settembre. Le due donne si sono rivolte agli avvocati Serra e Sinagra che hanno presentato un ricorso al giudice del lavoro del tribunale di Siena che li ha accolti entrambi, sostenendo, a differenza del collega grossetano, che esistesse il periculum in mora, ovvero il  possibile danno in cui potrebbe incorrere il diritto soggettivo, per il quale si richiede la misura cautelare, se rimanesse senza alcuna forma di tutela giuridica fino alla pronuncia di merito. In questo caso insomma, secondo il giudice Delio Cammarosano, la sospensione delle due donne dal lavoro e il fatto che erano rimaste anche senza stipendio, avrebbe rappresentato una lesione dei loro diritti costituzionali. 

Le due lavoratrici, attraverso i loro avvocati, avevano di fatto richiesto di essere reintegrate o che almeno fosse pagato loro il 50% dello stipendio sotto forma di assegno alimentare. Il magistrato invece ha disposto che – oltre ad essere di nuovo reintegrate sul posto di lavoro – dovessero anche essere pagati loro gli stipendi che non hanno percepito fino ad oggi. 

Il dubbio sull’efficacia della vaccinazione

È nelle motivazioni della decisione del giudice del tribunale di Siena che viene sollevato il dubbio sull‘efficacia della vaccinazione per proteggere gli altri dal contagio. Condizione questa, indispensabile per imporre un trattamento sanitario obbligatorio ai lavoratori, come sancito dall’articolo 32 della Costituzione. 

L'avvocato Paolo Serra
L’avvocato Paolo Serra

È su questo che si è di fatto pronunciato il giudice: «Ci parrebbe dunque alla data di oggi un dato oggettivo l’acquisizione del rilievo che la persona vaccinata può nuovamente essere contagiata e a sua volta contagiare, e che pertanto l’assolvimento dell’obbligo vaccinale – non in generale, in base a non condivisibile pregiudizio, ma a fronte dei vaccini sino ad oggi impiegati e alla specifica problematica sanitaria – ai fini della tutela cautelare sommaria probabilmente non possa costituire ragionevole fattore di discriminazione nell’accesso a qualsiasi professione – scrive il giudice nella sentenza – essendo se non smentita, quantomeno tutt’altro che chiara l’efficacia del vaccino in ordine alla ulteriore trasmissione del virus, onward trasmission, sotto un profilo cronologico anzitutto, in presenza di immunità calante, decremento di efficacia e a fronte di varianti di accresciuta trasmissibilità, come sopra attestato dalla Agenzia, European Centre for Disease prevention and control dall’Oms». 

La scienza, insomma, dovrebbe dire che il vaccino serve davvero a proteggere gli altri. Ma visto che così non è, le due donne potranno rientrare al lavoro: per farlo dovranno sottoporsi al tampone obbligatorio che verrà ripetuto a cadenza definita dalla stessa Asl: le due operatrici dovranno ovviamente indossare tutti i dispositivi di protezione previsti. L’azienda dovrà anche pagare, oltre agli stipendi arretrati, la rivalutazione monetaria e gli interessi maturati. E, a differenza di quanto successo in tribunale a Grosseto, le spese di lite sono state compensate. 

La soddisfazione dell’avvocato

La sentenza del tribunale di Siena è stata depositata sabato 20 agosto. E l’avvocato Paolo Serra, che ha assistito le due operatrici socio sanitarie insieme al collega Augusto Sinagra, ordinario di diritto internazionale, prima, e diritto dell’Unione Europea, dopo, alla Sapienza di Roma, è soddisfatto per questa pronuncia. Raggiunto telefonicamente, spiega: «Dopo oltre un anno di impegno costante sono felice di aver ottenuto questo successo, insieme al professor Sinagra, soprattutto per chi mi ha sostenuto e ha avuto fiducia in me durante questa battaglia. Mi riferisco soprattutto a chi ha sacrificato lo stipendio e una vita serena ma non la propria dignità per portare avanti una battaglia ritenuta sacrosanta». 

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