PIOMBINO. «Negli ultimi tempi si parla spesso della sanità pubblica mettendone in evidenza le difficoltà : carenza di personale, risorse limitate, tempi complessi e strutture sotto pressione. Tutto vero. Ma proprio per questo credo sia altrettanto importante raccontare anche quando le cose funzionano e funzionano grazie alle persone».
Inizia così la lettera di ringraziamento verso il personale sanitario che una paziente, la dottoressa Cinzia Cantini, ricoverata all’ospedale di Villamarina, ha voluto rendere pubblica.
Spesso ci si sofferma su ciò che non funziona, tuttavia è bene anche ricordare ed elogiare ciò che invece è da ammirare. Esiste una realtà silenziosa che merita di essere raccontata. È la realtà di chi, nonostante la pressione costante, trasforma l’assistenza in una missione quotidiana di umanità .
Il pronto soccorso: tra urgenza e attenzione
Il percorso, iniziato tra le fredde e bianche mura del pronto soccorso, ha rivelato un sistema certamente affaticato ma sorretto da una dedizione fuori dal comune. Nonostante le urgenze continue e la complessità di gestire pazienti dalle problematiche eterogenee in spazi spesso limitati, ciò che è emerso è stata una rapidità diagnostica e un’attenzione clinica encomiabile.
In un contesto che richiederebbe nervi d’acciaio e resistenza fisica, medici e infermieri non hanno smarrito la capacità di offrire parole rassicuranti e piccoli gesti di attenzione, fondamentali per chi si ritrova improvvisamente fragile e impaurito.
«Recentemente ho vissuto un ricovero ospedaliero iniziato dal pronto soccorso e proseguito nel reparto di Medicina – racconta Cinzia Cantini -. È stata un’esperienza che mi ha permesso di osservare da vicino un sistema certamente affaticato, ma sostenuto da una professionalità e da una dedizione umana che meritano di essere riconosciute pubblicamente».
«Il pronto soccorso rappresenta probabilmente il punto più complesso dell’intero percorso sanitario: urgenze continue, pazienti con problematiche molto diverse tra loro, spazi spesso limitati e turni di lavoro estremamente impegnativi. Nonostante questo – prosegue la paziente -, ho potuto constatare rapidità diagnostica, attenzione clinica e una grande capacità di gestione anche nei momenti di maggiore pressione. Medici, infermieri e operatori socio-assistenziali lavorano in condizioni che richiedono lucidità , resistenza fisica ed equilibrio emotivo. Eppure, accanto alla competenza tecnica, ho visto gesti semplici ma fondamentali: parole rassicuranti, spiegazioni pazienti, piccoli atti di attenzione verso chi si trova improvvisamente fragile e impaurito».
Il trasferimento nel reparto di medicina
Il ricovero è proseguito nel reparto di Medicina, dove il clima di accoglienza è apparso, se possibile, ancora più sorprendente. Pur tra evidenti difficoltà organizzative e materiali, è emersa una forte cultura dell’accudimento.
«Nel reparto di Medicina ho trovato un clima ancora più sorprendente – sottolinea Cantini -. Pur in presenza di evidenti difficoltà organizzative e materiali, che gli stessi operatori affrontano quotidianamente, ciò che emergeva era una forte cultura dell’accudimento. Infermiere e infermieri sempre disponibili, operatori pronti a intervenire con discrezione e rispetto anche nelle situazioni più delicate, medici scrupolosi che dedicavano tempo a spiegare diagnosi e terapie con linguaggio comprensibile».
Le emozioni del paziente oltre alla diagnosi
Nonostante i segni della fatica siano ormai scolpiti sui volti di chi lavora in corsia e i limiti di budget siano una realtà innegabile, esiste una forza invisibile che tiene in piedi l’intero sistema: la vocazione di chi ci lavora. Dalle terapie riabilitative all’assistenza di base, il personale non si limita a eseguire mansioni, ma colma con la propria umanità i vuoti lasciati dalla cronica mancanza di risorse.
Al centro ci sono e ci devono essere le emozioni di chi vive la malattia oltre alla mera diagnosi. Su quei letti di ospedale, non ci sono solo “pazienti” ma “persone“, che provano sentimenti che vanno dal terrore alla solitudine, ci sono anziani spaventati dalla morte, nipoti in sale d’attesa che aspettano solo che i loro nonni tornino a casa a riempirli di carezze, bambini con genitori più preoccupati di loro, madri e padri che non vedono l’ora di tornare alla tranquillità della vita di tutti i giorni, circondati dall’affetto dei loro cari.
«Chi vive un ricovero non porta con sé solo una malattia, ma anche paura, smarrimento e spesso solitudine. In questo contesto, la gentilezza non è un dettaglio: diventa parte integrante della cura. Ho visto pazienti anziani rassicurati con naturalezza, momenti di imbarazzo trasformati in normalità grazie alla sensibilità degli operatori, e un’attenzione costante alla dignità della persona. Naturalmente non esiste un sistema perfetto. La stanchezza è visibile, la pressione lavorativa è reale e le risorse non sempre sufficienti. Ma proprio per questo colpisce ancora di più la capacità di tanti professionisti di continuare a lavorare con umanità , senso del dovere e rispetto verso chi si affida alle loro cure».
Il ringraziamento speciale di Cinzia Cantini al personale sanitario
«Siamo abituati a segnalare ciò che non funziona, ed è giusto farlo quando necessario, ma credo sia altrettanto doveroso riconoscere pubblicamente ciò che funziona grazie all’impegno quotidiano delle persone».
«Questa lettera – conclude – vuole essere semplicemente un grazie sincero a tutto lo staff del pronto soccorso e del reparto di Medicina: medici, infermieri, operatori socio-assistenziali, fisioterapisti e personale di supporto. In un momento storico complesso per la sanità pubblica, il loro lavoro dimostra che professionalità e umanità continuano a essere il vero cuore del sistema sanitario».
Spesso ci soffermiamo, giustamente, su ciò che non va, ma è un imperativo morale dare risalto a quella “normalità straordinaria” fatta di dedizione e spirito di servizio. Questo tributo non è solo una formalità , ma un atto di gratitudine dovuto a chi, pur operando in un contesto critico, decide ogni mattina che la dignità del paziente non è negoziabile.
Cinzia Cantini non è l’unica persona ad aver voluto lasciare un tributo al personale del Villamarina, lo scorso anno una giovane madre venne salvata per telefono grazie alla prontezza e alla capacità diagnostica del neurologo Alessio Francesconi, scrisse una lettera di ringraziamento così anche Annamaria Pierini, colpita da una malattia che ha 88 anni la portò via in pochi giorni.
La sua ultima volontà fu quella di poter fare pubblicamente un encomio ai medici e agli infermieri che in quei terribili giorni l’hanno accompagnata con dignità verso il fine vita.
A ogni operatore che onora quella divisa: grazie per essere il cuore pulsante e saldo della nostra salute pubblica.