Sanità e tagli del nastro. Il cortocircuito a 1 km di distanza | MaremmaOggi Skip to content

Sanità e tagli del nastro. Il cortocircuito a 1 km di distanza

In piazza Dante il sindaco inaugura la settimana della salute e critica il sistema Asl voluto dalla Regione. In contemporanea a villa Pizzetti l’assessora al sociale inaugura un pezzo del sistema, con Giani e Bezzini
I due tagli del nastro in contemporanea: a sinistra il sindaco inaugura la settimana della salute, a destra Giani con l'assessora Minozzi inaugura il Cot a villa Pizzetti
I due tagli del nastro in contemporanea: a sinistra il sindaco inaugura la settimana della salute, a destra Giani con l’assessora Minozzi inaugura il Cot a villa Pizzetti

GROSSETO. C’è un cortocircuito in salsa grossetana-maremmana nel rapporto fra la politica e la sanità di questo territorio. Un cortocircuito che andato in scena, martedì 2 aprile, nel  contemporaneo rito di taglio del nastro a 1 chilometro di distanza.

Dietro all’immancabile fascetta tricolore che si sacrifica alle forbici, sostenuta dai sorrisi, in piazza Dante c’era il sindaco a inaugurare la settimana della salute. E a ribadire le sue feroci critiche all’Asl Sud Est, come aveva anticipato a MaremmaOggi qualche giorno fa. «Il sistema sulle tre province non funziona, si deve tornare all’Asl provinciale».

E dietro un’altra fascetta sacrificale uguale uguale, alla stessa ora ma a villa Pizzetti, 1 km in linea d’aria, ecco l’assessora al sociale, Sara Minozzi, fasciata da amministratrice, sorridere accanto al presidente della Regione Eugenio Giani, l’assessore alla sanità Bezzini e il dg dell’Asl D’Urso, cioè coloro che il sistema tanto criticato dal sindaco stanno portando avanti e, in qualche modo, riorganizzando.

Peraltro, ma è solo un dettaglio, le due fascette sacrificali, in un primo momento, dovevano essere tagliate a un’ora di distanza, alle 9 a villa Pizzetti, alle 10 in piazza Dante. Poi, all’ultimo tuffo, il taglio al Pizzetti è stato rinviato di un’ora. Come sliding doors un ritardo di Giani, sicuramente casuale, ha reso le due cerimonie contemporanee.

Creando il curioso cortocircuito delle forbici che tagliavano insieme le fascette sostenute dai sorrisi.

L’inaugurazione del Centro operativo territoriale

L’occasione era l’inaugurazione del Cot, acronimo che significa Centro operativo territoriale.

Come funzionerà e se funzionerà la nuova organizzazione lo capiremo con il tempo.

Le slides regionali parlano di: «Struttura interdisciplinare di coordinamento della presa in carico integrata socio-sanitaria, composta da medici, infermieri, assistenti sociali, fisioterapisti ed altre professionalità»; e ancora «coordina la presa in carico della persona tra i servizi e i professionisti sanitari coinvolti nei diversi setting assistenziali supportando la transizione da un setting di cura e l’altro» e «in presenza di un bisogno socio-sanitario attiva con modalità prioritaria l’UVM/UVMD zonale competente e gli altri servizi sociosanitari e sociali presenti sul territorio».

Per l’utente medio siamo più o meno allo “allacciascarpa scarpaallaccia” della supercazzola del conte Mascetti in Amici Miei, però i principali attori della riforma spiegano quali funzioni avrà.

«Le centrali operative territoriali, assieme a case ed ospedali di comunità, sono uno dei tre pilastri della messa a terra della nuova assistenza territoriale sanitaria, – dice il presidente della Toscana, Eugenio Giani -. Dovranno infatti traghettare i cittadini che escono dall’ospedale, ma continuano ad avere bisogno di assistenza sul territorio e dovranno guidarne altri che nel territorio devono trovare i loro percorsi di assistenza. Una funzione strategica, per una sanità sempre più diffusa e vicina a chi bisogno, anche grazie alle nuove tecnologie».

«Le Cot rappresentano un tassello fondamentale della nuova organizzazione territoriale che, insieme alle Asl, stiamo portando avanti con determinazione, – dice l’assessore al diritto alla salute della Regione Toscana Simone Bezzini –. In Toscana avranno l’importante ruolo di coordinamento della presa in carico sanitaria e socio-sanitaria delle persone, facendo da raccordo tra i vari professionisti e individuando il percorso più adeguato per il paziente tra ospedale e territorio. Ruolo che  diventa fondamentale in un territorio vasto come la provincia di Grosseto, dove le Cot di Grosseto e di Orbetello porteranno la sanità sempre più vicina alle persone».

Un cambio culturale nell’assistenza sanitaria e socio-sanitaria al cittadino

«Stiamo parlando di un cambio culturale e concettuale nel modo di concepire l’assistenza sanitaria e socio-sanitaria al cittadino, – dice il direttore generale della Asl Toscana sud est, Antonio D’Urso –. La riforma dei servizi sul territorio, che prevende la creazione anche delle case della comunità e la rimodulazione degli ospedali di comunità ci consente di delineare una nuova organizzazione in rete, dove i servizi e i professionisti del sistema sono connessi, integrati e a disposizione della popolazione in strutture di prossimità, pensate per una presa in carico multidisciplinare».

«Il paziente non dovrà più recarsi da una parte all’altra in cerca di punti di riferimento, ma potrà seguire un percorso assistenziale definito che lo accompagna dall’inizio, a partire dal medico di medicina generale, fino alle dimissioni e al post ricovero, seguendolo nel follow up e nella riabilitazione. La Sud est è un’azienda territorialmente enorme, per questo il nostro obiettivo è portare la sanità più vicina possibile ai cittadini».

In sostanza i Cot sono un nuovo e fondamentale meccanismo nel complesso ingranaggio dell’Asl Sud Est, strutturata com’è adesso, sulle tre province di Grosseto, Siena e Arezzo.

Quella struttura che in piazza Dante il sindaco critica e che a villa Pizzetti l’assessora inaugura. In contemporanea.

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