San Lorenzo porta i grossetani in centro, ma le serrande sono abbassate | MaremmaOggi Skip to content

San Lorenzo porta i grossetani in centro, ma le serrande sono abbassate

Le vetrine spente durante le feste laurenziane riaprono il tema del rilancio. Macchi: «Non cerchiamo chi ha sbagliato, ma cosa possiamo fare meglio»
Una foto del centro storico di Grosseto (foto d'archivio)
Una foto del centro storico di Grosseto (foto d’archivio)

GROSSETO. Un centro storico spento per le feste laurenziane, una delle feste più sentite in città, dove si festeggia San Lorenzo, il patrono di Grosseto. Da tempo in centro si parla di ripartenza, fra polemiche, richieste ed eventi che hanno funzionato. Ma questa volta i commercianti hanno deciso di non rimanere aperti, ognuno con le proprie motivazioni. Naturalmente, durante una processione, dicono, non ci si aspetta di vendere.

A sollevare il problema è stato il sindaco in un video, proprio perché nei due giorni di festa, domenica 9 e lunedì 10, le serrande sono rimaste abbassate. Unica eccezione, la sera della processione, la porta aperta della libreria Giunti, in corso Carducci.

«La risposta non è un semplice “dovevate aprire”, ma si tratta di un discorso più complesso – dice Alberto Macchi, presidente di Centriamo – Bisogna chiedersi come costruire le condizioni per cui il Ccn può diventare protagonista durante le feste della città».

Le vetrine spente durante le feste laurenziane

Erano molte le vetrine spente durante le feste laurenziane e ogni commerciante aveva le proprie ragioni, fra chi ha attività anche sul mare e chi ha valutato se economicamente valesse la pena o meno rimanere aperto. Il punto, nell’ultimo caso, dipende anche da caso a caso e da quanto costa l’apertura: naturalmente, per chi ha dei dipendenti che lavorano, il costo di un’apertura serale è diverso rispetto a un’attività dove rimane in negozio solo il titolare.

«È giusto chiedersi come mai i commercianti non abbiano partecipato. Allo stesso tempo, però, bisogna ricordarsi che dietro ogni attività ci sono persone, famiglie, dipendenti, costi e scelte imprenditoriali che vanno rispettate – dice Macchi – Non credo quindi che la risposta possa essere semplicemente “dovevate aprire”».

La risposta, come sempre, non può limitarsi a una polemica sterile da social network, ma vanno affrontate le ragioni per cui il centro continua ad arrancare e non a splendere.

Le risse in centro non sono più all’ordine del giorno, eventi del Comune o di altre associazioni ci sono e richiamano un pubblico e il lavoro fatto dalle attività lo scorso inverno ha portato i suoi frutti. L’Old Wild Maremma, l’Après Ski e il Baldoria dello Chalet hanno mostrato un centro vivo, ma che non riesce a mantenere l’attrattiva.

«Se c’è un evento in centro i grossetani rispondono»

Le associazioni ci provano, ma per ingranare ci vogliono risorse economiche e anche tempo. Non ci si può aspettare dall’oggi al domani che la situazione migliori. Ci vuole impegno e dedizione. Due elementi che sono fondamentali per qualsiasi rilancio.

Le feste laurenziane hanno dimostrato una cosa, però: se c’è un evento in centro i grossetani rispondono.

«Le attività che sono rimaste chiuse non devono sentirsi in colpa, anche perché i motivi per cui si decide di rimanere chiusi sono diversi e legittimi – dice Macchi – Per una programmazione efficiente ci vuole tempo. Siamo un’associazione giovane e abbiamo lavorato molto per il Natale, Grande Estate e altri eventi in collaborazione, l’estate è uno dei nostri obiettivi e ha bisogno di un programma strutturato».

«La presidenza, prima ancora che di onori, è fatta di responsabilità e di oneri, che considero parte integrante del ruolo e ai quali non mi sottraggo – conclude Macchi – Ringrazio quindi per questa riflessione, che considero uno stimolo utile a continuare a lavorare e a fare sempre meglio, insieme, per la nostra città. A settembre affronteremo questo tema con la più ampia partecipazione possibile. Non per stabilire chi ha sbagliato, ma per capire cosa possiamo fare meglio. Perché una città viva ha bisogno degli eventi, ma anche delle persone, delle attività e delle istituzioni che insieme la fanno vivere».

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