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I Rianimattori e le serate culturali in casa Madonna

La passione per la storia, l’arte, la letteratura, il teatro. Smesso il camice Madonna si trasformava in un eclettico e colto insegnante per gli amici
Roberto Madonna durante una delle sue rappresentazioni teatrali a Roselle
Roberto Madonna durante una delle sue rappresentazioni teatrali a Roselle

GROSSETO. Teneva corsi di storia medievale all’Università della terza età di Grosseto, che oggi lo ricorda con stima e affetto nelle parole commosse della presidente Giuseppina Scotto.

Organizzava serate a tema con gli amici con lezioni-chiacchierate sulla storia locale, sulla letteratura, sulla storia dell’arte, l’archeologia, il teatro. Tra i suoi cavalli di battaglia, Margherita Aldobrandeschi e i papi dalla fondazione della Chiesa a Papa Francesco.

Smesso il camice, Roberto Madonna era anche questo oltre che il medico competente, innamorato del suo lavoro e grande professionista. Mandava a memoria, versi, brani di libri, nomi, anni, storie, fatti e si divertiva a condividere sapere e passioni con chi era altrettanto avido di conoscenza.

«Capitava che ci divertissimo a sfidarlo sul papi – ricorda un amico – buttavamo là il primo nome che ci veniva in mente e lui sciorinava anno del papato, fatti, aneddoti, parentele, intrighi, complotti, figli illegittimi, anche di pontefici pressoché dimenticati e semisconosciuti degli anni oscuro del Medioevo. “Questo papa non te lo ricordi, non lo sai, Roberto…”. E invece lo sapeva. Vinceva sempre la scommessa.

Gli ho chiesto come facesse a ricordare tutto, non solo dei papi. La sua risposta era sempre la stessa: “Dormo poco, leggo, studio”. Ma ci voleva una grande passione a e una grande testa per mandare a memoria tutta quella roba».

Con i Rianimattori in tour in Maremma

Una decina di anni fa aveva messo insieme una compagnia teatrale – I Rianimattori – che girava regolarmente per la provincia, dal teatro Moderno di Grosseto, a Sorano a Monticello, a Montepescali, Sovana, ma che aveva il suo palcoscenico d’elezione all’anfiteatro di Roselle. In questo progetto teatrale, di cui Madonna era regista, sceneggiatore, autore di testi insieme ai suoi collaboratori, aveva coinvolto tanti colleghi della rianimazione e dell’ospedale, della sanità in generale, medici e infermieri. «Serve a combattere il burn-out», diceva.

Con loro anche tanti amici provenienti da mondi totalmente diversi, uniti dalla passione per la cultura e il teatro. Ogni rappresentazione un successo e il divertimento assicurato per tutta la compagnia.

Madonna e i suoi attori prima di una rappresentazione teatrale
Madonna e i suoi attori prima di uno spettacolo teatrale

Tra gli attori della compagnia teatrale, c’è Davide La Mantia, scrittore, insegnante di materie letterarie al Liceo scientifico di Grosseto. «Abbiamo girato per i borghi più belli della Maremma, portando in scena le nostre produzioni che spaziavano dalla rilettura del teatro greco classico – racconta La Mantia – alla Divina Commedia, alla rievocazione dell’incontro fra Papa Gregorio VII, Ildebrando da Sovana, e Matilde di Canossa, dalla figura di Margherita Aldobrandeschi all’eterno conflitto tra Eros e Thanatos, fino all’antica Roma. Non c’era un argomento sui cui Roberto non fosse ferrato. Era un mattatore, un attore nato, si divertiva e ci faceva divertire».

«Ma era anche un regista inflessibile, un perfezionista che amava fare le cose al meglio. Come era nel lavoro era nella vita, pur riuscendo a dosare la giusta ironia. Forse questo lo rendeva il personaggio unico che è stato».

Le “serate letterarie” in casa Madonna

una serata letteraria in casa Madonna
una serata letteraria in casa Madonna

La Mantia era anche tra i più assidui frequentatori delle serate culturali in casa Madonna. Un vero e proprio salotto letterario in cui si riunivano una decina e più amici e appassionati di cultura per parlare degli argomenti più disparati, che spaziavano dalla letteratura, alla storia, all’arte. Prima del Covid le riunioni erano nella grande casa di Madonna, a Grosseto, che era spesso anche teatro di prova per gli spettacoli, poi con il Covid erano passate on line.

«Di solito ci trovavamo il giovedì e la sorte ha voluto che proprio di giovedì Roberto ci lasciasse. Ieri sarebbe stata la serata della riunione e invece siamo rimasti gelati, attoniti, devastati dalla notizia che mai avremmo voluto sentire.

Negli ultimi tempi Roberto era stanco, ma non aveva perso il suo smalto. C’è solo una cosa che mi consola. Per come lo conoscevo, sono convinto che Roberto avrebbe voluto andarsene così. Solo che è successo troppo presto».

Una poesia e un ricordo dalla Calabria

La Mantia ha dedicato all’amico scomparso alcuni versi:

A Roberto M.

È andata come volevi, /con un lampo, l’ultimo, /ma dentro di te. Ora /non ridere di noi, /se ti ricordiamo con il sorriso/ e con le lacrime, come quando/ piove con il sole, piove/ forte forte, da non crederci.

Poco fa, in redazione è arrivato anche il messaggio di un compagno di studi, Roberto Zerardi, che ha appreso della morte dell’amico da Maremma Oggi. Ora vive in Calabria dove è medico di base. Eccolo:

«Sono Francesco Zerardi. Vi scrivo dalla Calabria. Un mio cugino che vive a Grosseto, sapendo dell’amicizia che ci legava, si è premurato di informarmi della morte di Roberto Madonna, inviandomi copia dei vostri articoli. Io e Roberto siamo stati compagni di banco durante i cinque anni del liceo, al Cavour di Roma. Poi sei anni di università. Sempre insieme. Io l’aspettavo a Termini che arrivasse col trenino da Ostia e poi a piedi sino alla Sapienza.

A fine lezione percorso inverso sempre ragionando di medicina interrompendo ogni tanto con la sua passione per i cavalli. E poi interminabili telefonate, telefono a muro, lui da Ostia io a Roma, in un continuo confronto sulla medicina e sull’ultimo esame in preparazione. Dopo la laurea le nostre strade si sono separate. Lui anestesista a Grosseto io medico di base in Calabria. L’ultima volta che ci siamo visti è stato circa venti anni fa. Di passaggio a Grosseto sono andato a salutarlo in reparto. Anche se non ci vedevamo da più di vent’anni fu come se non ci fossimo mai separati.

Non potendo venire a Grosseto per salutarlo vi prego di partecipare in qualche modo alla moglie e ai figli il mio affetto e il dolore per la perdita di un fratello».

 

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