GROSSETO. «Nostra figlia ha la priorità per stradario alla scuola di via Montebianco, ma per la mensa dobbiamo pagare il massimo: 6 euro e 50 a pasto».
A parlare è la mamma di una bambina che frequenta la quarta elementare. Lei e il marito sono entrambi infermieri all’ospedale Misericordia di Grosseto.
Vivono nel comune di Roccastrada solo per pochi metri, al Madonnino, ma i nonni abitano a Grosseto: per questo motivo la bambina ha avuto la precedenza per iscriversi alla scuola di via Montebianco.
Nonostante ciò, la famiglia è costretta a pagare la tariffa massima della mensa scolastica, come se avesse un reddito molto alto.
«Abbiamo l’Isee, ma non conta niente»
«Per la mensa abbiamo dovuto inserire l’Isee, come richiesto – racconta la donna – ma il fatto di essere residenti in un altro Comune annulla tutto. Anche se il nostro reddito è basso e abbiamo un altro bambino al nido, dobbiamo comunque pagare 6,50 euro a pasto, invece dei 3,50 che pagano gli altri».
Una situazione che la mamma definisce «assurda e ingiusta»: «Lavoriamo entrambi a Grosseto, paghiamo le tasse come tutti, e la nostra bambina frequenta una scuola dove ha diritto di stare per stradario. Ma veniamo penalizzati solo perché la residenza è a Roccastrada».
L’assessora Amante: «Costi abbassati ai residenti a Grosseto»
La donna ha già parlato con l’assessora alla scuola Angela Amante, che ha spiegato come questa scelta sia stata introdotta due anni fa.
«L’obiettivo – spiega l’assessora – era quello di risparmiare sui servizi di trasporti e mensa scolastica, in modo tale da abbassare i costi per le famiglie residenti nel comune di Grosseto. Per questo motivo, chi non è residente a Grosseto non può accedere alle tariffe agevolate».
Una motivazione che però non convince la famiglia: «Capisco la logica, ma in questo caso c’è un’incongruenza evidente – dice ancora la donna – La bambina è stata accettata per priorità territoriale, ma poi viene trattata come se non avesse alcun legame con la città».
«Serve una revisione del regolamento»
La mamma spera che il Comune possa rivedere il regolamento: «Non chiediamo privilegi, ma solo equità. L’Isee dovrebbe valere per tutti, indipendentemente dal comune di residenza. Non è giusto che chi ha un reddito basso si trovi a pagare il doppio solo per una regola che non tiene conto delle situazioni reali».
Un caso che riaccende il dibattito sulle tariffe differenziate nei servizi scolastici, e su quanto possano penalizzare le famiglie che, pur lavorando in città, vivono in comuni limitrofi.




