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Siamo stati al rave itinerante ed ecco cosa abbiamo visto

Gli organizzatori aspettavano mille persone a “Maremma ke street”. Il corteo accompagnato dalla techno è arrivato in piazza Barsanti: musica a palla e poco sfascio
L’uscita del corte dal Parco Ombrone

GROSSETO. Non erano mille, ma a quattrocento circa, alla fine, ci sono arrivati. Sabato 15 giugno Grosseto ha visto sfilare, su un breve percorso dalla Cittadella fino a piazza Barsanti, il corteo di “Maremma ke street”, una sorta di rave itinerante autorizzato, organizzato per protestare contro il decreto anti-rave ma anche per riaffermare i diritti di tutti. Della comunità Lgbtq+ così come dei palestinesi.

La cultura underground, alla fine, ha sfilato per la città. Cultura, nonostante i tantissimi detrattori. Tanto che l’Unesco, pochi mesi fa, ha inserito la musica techno nata a Berlino nell’ultima lista di nuovi elementi del patrimonio culturale immateriale. 

Un riconoscimento che però, almeno a sentire gli umori in città, non pare essere condiviso da tutti. 

In circa 200 si sono ritrovati poco prima delle 15 con i carri allestiti con le casse e la musica techno che intorno alle 17 è arrivata al parco Ombrone. E. dopo una sosta per ricaricare le borracce d’acqua, si sono rimessi in marcia per raggiungere piazza Barsanti, dove la festa a suon di techno finirà alle 22.

 

 
 
 
 
 
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Dread, piercing, pantaloni larghi: a Grosseto sfila la cultura underground, alla manifestazione organizzata per protestare contro il decreto anti-rave, uno dei primi approvati dal governo Meloni. 

Musica a palla e piazzale ripulito

La prima parte della manifestazione, che ha visto crescere via via il numero dei partecipanti, è filata liscia, senza gli intoppi ventilati dai detrattori. Ragazzi e ragazze, uomini e donne, qualche cinquantenne nostalgico, dread ai capelli, piercing, chiome colorate di rosa e celeste, anfibi alti sotto a pantaloncini cortissimi o larghissimi, magliette di rete o da basket fino alle ginocchia.

Si è visto tutto questo nella manifestazione “Maremma ke street”. E si sono visti anche i ragazzi del collettivo che ha organizzato l’evento a Grosseto, contrassegnati da gilet gialli, per farsi riconoscere. 

La pausa al Parco Ombrone è durata più di un’ora. Un ragazzo ha vomitato sotto un albero. Ma è stato praticamente il solo. Intorno a lui centinaia di giovani che hanno continuato a ballare al ritmo martellante della techno. Appena il corteo, scortato dalla polizia, dai carabinieri, dalla guardia di finanza, dalla polizia municipale e dall’ambulanza è ripartito, i ragazzi dell’organizzazione si sono messi a raccogliere le cartacce rimaste per terra. 

 

 
 
 
 
 
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Il parcheggio del Parco Ombrone sembrava lo stesso di quando è appena passata la spazzatrice. 

Pochi metri e la manifestazione è arrivata in piazza Barsanti, dove i ragazzi hanno l’autorizzazione di ballare fino alle 22. In 400, nel grande piazzale che ospita il Luna Park, sembravano spariti, inghiottiti dai quattro furgoni sui quali è stato sistemato il sound system. 

Di catastrofi, di degrado, di sporcizia, insomma, non se n’è vista troppa. E nemmeno alcol a fiumi e droghe come se piovesse. Qualcosa si è visto, però: una città un po’ meno provinciale del solito, attraversata – senza nemmeno creare grossi disagi – da una moltitudine di diversità che stavano bene insieme. 

 

 

 

 

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