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“Maremma ke street”, il rave party è legale

Non solo musica techno, questo evento è dedicato anche all’inclusività e per far conoscere la cultura underground anche a Grosseto. Parlano gli organizzatori
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GROSSETO. Otto ore di musica techno, sensibilizzazione e tanti ragazzi: questa è “Maremma ke street“, un evento organizzato dai ragazzi che appartengono alla cultura underground della città, che farà arrivare a Grosseto 1000 persone. Grosseto scenderà per le strade con questa manifestazione a ritmo di bassi. Ma non per creare disordine: l’obiettivo degli organizzatori, è far vedere che questo tipo di cultura c’è anche qui. 

La manifestazione inizierà alla Cittadella per poi arrivare in piazza Barsanti, dove ci sarà musica fino alle 22.

L’evento parte da artisti e ragazzi, che protestano per l’assenza di luoghi dove riunirsi e dove creare eventi in città. «”Maremma ke street” è per tutti noi un modo di far vedere che esistiamo e che il mondo dei rave party non è come nell’immaginario comune – dice Zoe, ragazza nell’organizzazione del rave – Siamo persone rispettose e vogliamo mostrare questo».

Il percorso del rave party itinerante
Il percorso del rave party itinerante

«Abbiamo lavorato sodo per organizzare al meglio la nostra manifestazione, basandoci sul fatto che la nostra libertà finisce dove inizia quella degli altri – dice Nico, ragazzo nell’organizzazione del rave – I rave party sono un luogo d’espressione e artistico, non un posto dove regna il degrado: questo è il nostro messaggio».

Il rave party per aprire la mente

I ragazzi che hanno organizzato il rave sono stati chiarissimi: la parola chiave è il rispetto. «Abbiamo fatto molto e creato delle regole, vogliamo valorizzare il nostro territorio e la cultura underground, non distruggere la città e le sue opere – dice Zoe – Siamo qui per dimostrare che la base della nostra cultura definita “ai limiti” è il rispetto: ci siamo organizzati con i partecipanti per i rifiuti e ci sarà anche la sicurezza, in modo che tutti possiate partecipare senza alcun disagio».

Al rave party ci sarà anche la Croce Rossa e personale che si occupa della sicurezza. «Nel nostro manifesto abbiamo messo in chiaro come dobbiamo comportarci e se qualcuno ha bisogno di aiuto basta rivolgersi agli addetti della sicurezza, che saranno 4 per carro e avranno il gilet arancione – dice Zoe – Non è un evento creato così su dei piedi, abbiamo organizzato tutto nel minimo dettaglio con esperti e avremo personale formato per ogni evenienza».

«Vogliamo anche sensibilizzare su alcuni argomenti fondamentali come l’uso consapevole di sostanze stupefacenti e la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili – continua – Diffonderemo informazione e conoscenza della nostra subcultura, che spesso è vista come sinonimo di droga e degrado, ma in realtà siamo ragazzi che hanno gusti musicali e stili diversi da quelli canonici».

Molti artisti underground sono emigrati dalla Maremma. «Vogliamo esprime la nostra arte, che sia o non sia compresa deve essere rispettata – dice Nico, in arte Kosmo – Molti musicisti elettronici sono dovuti scappare da casa per sperare di avere un futuro e una carriera. E questo non è giusto».

La critica al decreto anti-rave

L’articolo 633 bis del codice penale fa parte del decreto anti-rave, che prevede una multa fino a 10mila euro e dai 3 ai 6 anni di reclusione per chi organizza i rave party. Nello specifico nel caso di invasione di edifici e terreni altrui, pubblici o privati, per un raduno musicale o di altro genere.

Una morsa molto stretta ai rave party.

«Il 633 bis ha limitato molto i rave party e ha imposto un limite alla nostra arte: ora anche solo per 30 persone siamo costretti ad avere la sicurezza e tanto altro – dice Nico – Noi siamo un gruppo apolitico e nessuno di noi parla né parlerà di politica durante “Maremma ke street”, ma non credo sia giusto che a Predappio il 31 ottobre ci sia stato un raduno di fascisti autorizzato e che per noi, che portiamo solo la bandiera della pace, sia sempre così difficile organizzare dei momenti dove ritrovarci e ascoltare quello che ci piace».

L’inclusione a “Maremma ke street”

L’obiettivo di “Maremma ke street” è quello di far vedere il mondo dei rave party e promuovere il rispetto del mondo, che è un posto con mille sfumature diverse. «Abbiamo coinvolto più realtà possibili per diventare una realtà più funzionante per tutti, per poter diventare un punto di riferimento e un luogo di aggregazione, noi non discriminiamo nessuno – dice Zoe – Vogliamo solo provare a far vedere il nostro mondo».

Al rave party ci sarà anche l’associazione Arci Queer Aps.

«Vogliamo mostrare ogni realtà definita al limite della società, per modificarne l’immaginario comune e per far vedere che il mondo dell’underground racchiude , rispetta e accoglie ogni sfumatura dell’essere umano – dice Nico – Non abbiamo limiti per l’inclusività, rispettiamo le idee di tutti e ci esprimiamo in modo pacifico».

Zoe e Nico e tutto il loro collettivo sperano di creare una nuova ricorrenza. «Il 14 giugno del 1944 la Maremma è stata liberata dall’occupazione nazi-fascista, per questo abbiamo scelto il 15 dello stesso mese, vogliamo ricordare a tutti quest’avvenimento – dice Zoe – e vogliamo portare libertà e rispetto per tutti, anche per coloro che non ci capiscono. Infine tutti noi speriamo che diventi un evento continuativo nel tempo».

Autore

  • Marina Caserta

    Collaboratrice di MaremmaOggi. Amo le bollicine, rigorosamente in metodo classico; il gin e credo che ogni verità meriti di essere raccontata. Non bevo prosecco e non mi piacciono né i prepotenti né le ingiustizie. Maremma Oggi il giornale on line della Maremma Toscana - #UniciComeLaMaremma

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