Platani abbattuti in piazza Ponchielli, la controrelazione: «Tre su quattro potevano essere salvati» | MaremmaOggi Skip to content

Platani abbattuti in piazza Ponchielli, la controrelazione: «Tre su quattro potevano essere salvati»

Le motoseghe entrano in azione mentre i cittadini protestano. Il comitato mostra uno studio tecnico che contesta la scelta del Comune: solo un albero sarebbe davvero a rischio elevato
Il taglio dei platani in piazza Ponchielli
Il taglio dei platani in piazza Ponchielli

GROSSETO. Le motoseghe entrano prima tra i rami più piccoli. Tagliano la chioma, pezzo dopo pezzo. Poi scendono sulle branche più grandi, fino al tronco. I platani di piazza Ponchielli vengono abbattuti così, un pezzo alla volta, davanti agli occhi dei residenti e dei cittadini che osservano increduli.

C’è chi protesta, chi filma, chi scuote la testa. Perché quella che per l’amministrazione comunale è un’operazione di messa in sicurezza, per il comitato Piazza Ponchielli è invece una scelta sbagliata. E soprattutto non inevitabile.

Il comitato, infatti, ha in mano una controrelazione tecnica. È stata redatta dal dottor perito agrario Marco Mencagli, incaricato proprio dai cittadini. E il contenuto è destinato a riaccendere lo scontro: secondo quella relazione, almeno 3 dei 4 platani destinati al taglio non erano da abbattere. Erano alberi con problemi, certo. Ma problemi gestibili con potature corrette, cure fitosanitarie e monitoraggi.

La relazione del comitato: tre platani in classe C, non in classe D

Il punto centrale della relazione è questo: Mencagli non conferma il giudizio di rischio estremo per tutti e quattro gli alberi.

Per tre platani, identificati con i numeri 355, 356 e 359, il tecnico attribuisce una classe C di propensione al cedimento. Non una classe D. Non un rischio estremo. Una condizione di rischio moderato, con anomalie e difetti, ma anche con margini di intervento.

Nella relazione si legge che per questi tre esemplari il fattore di sicurezza naturale risulta «sensibilmente ridotto», ma non tale da imporre automaticamente l’abbattimento. Al contrario, Mencagli indica una serie di interventi colturali e fitosanitari per ridurre la pericolosità e migliorare nel tempo la condizione degli alberi.

In altre parole: tre platani, secondo la controrelazione, potevano essere salvati.

Un solo albero davvero critico, ma anche per quello era previsto un tentativo di salvataggio

Il quarto platano, il numero 357, è quello messo peggio. Qui la relazione non minimizza affatto il problema.

Mencagli parla di una condizione di debolezza strutturale seria, legata anche alla presenza di carie nel fusto. Per questo albero viene indicata la classe C/D, cioè una situazione elevata, al limite della classe D.

Ma anche qui il giudizio non è: abbattere subito e basta.

Il tecnico scrive che, nell’imminenza del periodo invernale, poteva essere ancora giustificato un tentativo di salvataggio. Con interventi straordinari: alleggerimento della chioma, rimozione delle palme concorrenti, asportazione del legno cariato, cure fitosanitarie e un nuovo controllo entro l’estate 2026.

Solo dopo quel percorso, se le condizioni fossero peggiorate o non fossero migliorate, l’abbattimento sarebbe stato pienamente motivato.

Le cause? Anni di cattiva gestione e potature sbagliate

La relazione non descrive i platani come alberi semplicemente “malati”. Racconta piuttosto una storia di manutenzioni sbagliate, potature pesanti e cure mancate.

Mencagli ricostruisce la storia degli alberi, presenti in piazza Ponchielli da almeno 50 anni, probabilmente dagli anni Sessanta. Sono piante adulte, parte del paesaggio urbano del quartiere.

Secondo il tecnico, gli interventi di potatura eseguiti nel tempo hanno contribuito a creare chiome squilibrate, asimmetriche, proiettate verso la strada e segnate da vecchie capitozzature. Proprio quelle ferite, non curate adeguatamente, avrebbero favorito nel tempo la comparsa di carie e indebolimenti strutturali.

A questo si aggiunge un altro elemento: la presenza di palme delle Canarie cresciute troppo vicine al colletto di alcuni platani. Palme che, secondo la relazione, competono con gli alberi per acqua e nutrienti e disturbano lo sviluppo del piede della pianta.

Il comitato contesta la scelta del Comune

È su questo punto che la protesta dei cittadini diventa più forte.

Perché se gli alberi fossero stati tutti in classe D, cioè in condizione di rischio estremo, il taglio sarebbe stato difficile da contestare. Ma se una relazione tecnica afferma che tre platani erano in classe C e uno solo in C/D, allora la domanda diventa inevitabile: era davvero necessario abbatterli tutti?

Il comitato piazza Ponchielli sostiene di no. E la relazione di Mencagli offre argomenti tecnici alla contestazione.

Non solo: nelle premesse, il tecnico ricorda di aver già espresso dubbi sugli elaborati prodotti per il Comune, parlando di carenze metodologiche e di attribuzioni improprie di sintomi e difetti. Un passaggio pesante, perché mette in discussione il percorso che ha portato alla decisione di inserire quegli alberi nel programma degli abbattimenti.

La piazza perde i suoi alberi

Intanto, però, le motoseghe continuano.

I rami cadono sull’asfalto. Le chiome vengono ridotte a monconi. Poi il taglio arriva al tronco. E quello che per decenni ha fatto ombra alla piazza, riparato le facciate, segnato il paesaggio quotidiano di residenti e commercianti, scompare in poche ore.

Per l’amministrazione è sicurezza. Per il comitato è una perdita evitabile.

La relazione consegnata dai cittadini non nega l’esistenza di problemi. Ma dice una cosa diversa: quei problemi potevano essere affrontati. Con manutenzione, cure, potature corrette e controlli. Non necessariamente con il taglio.

Ed è qui che la vicenda dei platani di piazza Ponchielli diventa qualcosa di più di una semplice operazione sul verde pubblico. Diventa il simbolo di un conflitto più grande: quello tra la gestione ordinaria e l’emergenza, tra la cura e l’abbattimento, tra una città che perde alberi adulti e cittadini che chiedono di sapere se davvero non c’erano alternative.

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