Pizzuti: «Caso asterisco, esempio di una politica fragile» Skip to content

Pizzuti: «Caso asterisco, esempio di una politica fragile»

Il consigliere comunale del Polo liberale e riformista: «Usiamo questo caso specifico dell’asterisco per ragionare»
Il Museo di storia naturale di Grosseto e Valerio Pizzuti
Il Museo di storia naturale di Grosseto e Valerio Pizzuti

GROSSETO. Valerio Pizzuti, consigliere comunale del Polo liberale e riformista di Grosseto fa una sua riflessione sull’ormai noto “caso asterisco“, allargando il campo a tutti gli incarichi pubblici. E a una politica ridotta a un ruolo marginale.

La superficialità mette all’angolo la politica

«La bagarre scatenata dall’annuncio della revoca dell’incarico per il complesso delle Clarisse alle cooperative Clan e le Orme è un esempio della fragilità del sistema politico locale. Non si ragiona ormai più da tempo sulle modalità di governo di questa città, ma su singoli episodi spesso completamente astratti dal contesto generale».

«Una diffusa superficialità confina, così, la politica a un ruolo marginale. Non c’è una valutazione di merito e di sostanza, non un’analisi seria sulle scelte compiute e sui risultati ottenuti, sugli effetti che queste attività hanno avuto sul benessere della popolazione».

«Riteniamo che sia venuto il tempo di cambiare direzione sia da parte di chi governa questo Comune, sia da chi cerca di interpretare il ruolo di minoranza. La città non è di proprietà di nessuno. Non è del sindaco e della sua giunta, ma non è neppure di coloro che gridano allo scandalo quando si mettono in discussione incarichi».

«Non ci devono essere e non ci possono essere patronati, ma è necessario ricominciare a parlarsi per recuperare l’interesse generale. La responsabilità è di tutti».

«Come sono stati affidati gli incarichi?»

«La prima domanda che mi sono posto quando è esploso il caso della gestione de Le Clarisse è quale sia stata la modalità con cui sono stati affidati gli incarichi, quali siano stati i metodi di rilevanza pubblica per le selezioni. Il caso Clan e le Orme può essere utile a guardare quale siano le modalità non solo per queste materie ma anche per altre iniziative. Non solo. Vorrei capire se negli anni siano stati mai misurati i risultati delle attività previste negli incarichi e del coinvolgimento della popolazione».

«È bene chiarire che nessuno in un Ente pubblico deve lavorare per soddisfare i propri amici, e che l’interesse da perseguire è (anche a prescindere dalla quantità di finanziamento) la diffusione e il coinvolgimento del maggior numero di cittadini. Aggiungo che vorrei anche capire quanti di coloro che oggi levano gli scudi contro il Comune hanno usufruito dei servizi prestati dalle due cooperative coinvolte e quanti del sindacato (che oggi reclama trattamento giusto per i dipendenti) hanno verificato in passato che all’interno delle aziende fosse rispettato il contratto di lavoro».

«Servono trasparenza e regole chiare»

«Trasparenza e regole chiare sono il punto di partenza e una rigida verifica dei risultati ottenuti, quindi metodo e merito devono andare di pari passo».

«I dati de il Sole24Ore relegano Grosseto tra le ultime province e in questa classifica pesa molto il capoluogo. C’è qualcosa che non va e questo progressivo degrado dovrebbe interessare tutti. Le origini sono lontane, gli effetti coinvolgono tutti i settori, non solo la cultura».

«Usiamo questo caso specifico dell’asterisco per ragionare. Questo è un appello a chi in città continua a pensare liberamente oltre ogni forma ormai desueta di steccato, oltre ogni paradossale levata di scudi para ideologica, oltre ogni concezione legata ad un primato ormai travolto dalla realtà, oltre ogni delega partigiana di gruppi e gruppuscoli».


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