Dai bus ai musei. Rama verso la gestione dei servizi Skip to content

Dai bus ai musei. Rama verso la gestione dei servizi

Fondazione Grosseto Cultura darà i servizi dei musei in affidamento diretto. Vicino l’accordo con Rama. Protestano De Martis, Confesercenti e Cgil
Il Museo di storia naturale di Grosseto
Il Museo di storia naturale di Grosseto

GROSSETO. Mentre si attende di sapere a chi andranno i servizi museali che, fino al 31/12, erano gestiti da Clan, Le Orme e Silva, che saranno dati da Fondazione Grosseto Cultura in gestione in affidamento diretto, il mondo politico e associazionistico cittadino continua a prendere posizione sulla vicenda.

L’affidamento dovrebbe essere definito nel giro di pochi giorni.

E potrebbe andare a Rama Spa, una società che con i musei non ha niente a che vedere, ma che potrebbe, a cascata, affidarsi ad altri. In particolare all’associazione Maremmagica, una società di sole donne, che opera da vent’anni in Maremma, in ambito turistico e che pare abbia colpito la Fondazione per l’elevata tecnologia che utlizza. Staremo a vedere.

Rama, peraltro, è una scatola vuota dopo la cessione degli asset a Tiemme, ma si sta riscoprendo società di servizi. Qualche mese fa, proprio grazie alla cessione degli asset che le hanno dato liquidità, ha comprato il parcheggio di Alberese, a servizio delle spiagge.

Grosseto Città Aperta: «Ma che competenze di musei ha Rama?»

«Dopo le operatrici del Polo culturale Le Clarisse – scrive Carlo De Martis, di Grosseto Città Aperta – la mannaia della Fondazione Cultura si abbatte anche sui lavoratori del Museo di storia naturale della Maremma che, attraverso le cooperative Le Orme e Silva, nel corso di una gestione ultradecennale avevano contribuito a rendere il museo di piazza della Palma non solo un’eccellenza culturale, scientifica e turistica, ma anche un luogo di scambio e di relazioni senza uguali».

«A differenza di quanto accaduto con la rimozione dell’associazione Clan dalla gestione del Polo Le Clarisse – per la quale il CdA della Fondazione si era nascosta dietro l’ormai noto e grottesco pretesto di un asterisco che sapeva di gender fluid, peraltro rivelatosi un clamoroso boomerang per la Fondazione, finita sulle cronache nazionali gettando discredito sull’intera città di Grosseto e sulla stessa Amministrazione comunale – questa volta il caso è se possibile ancor più grave».

«Le motivazioni sono infatti puramente di risparmio economico, avendo deciso il CdA della Fondazione di fare cassa nel modo più semplice cui si ricorre, da che mondo è mondo, quando non si dispone di un’adeguata capacità manageriale: tagliando il costo dei lavoratori».

«Addirittura, affermano le cooperative interessate, Fondazione avrebbe preteso di imporre condizioni economiche inferiori rispetto agli standard minimi previsti per gli appalti pubblici».

«E dire che il meccanismo perverso della logica del massimo ribasso non solo è ingiusto, tanto più se applicato da un datore di lavoro pubblico, ma è anche notoriamente controproducente, specialmente in certi servizi – come la gestione di un museo – che richiedono alta qualità, professionalità ed esperienza. A maggior ragione se, come pare sia avvenuto sia per Le Clarisse che per il Museo di storia naturale, certe scelte vengono assunte scavalcando i rispettivi direttori, i quali presumibilmente dispongono di una qualche competenza in più rispetto ad un CdA di nomina politica».

«Paradossalmente è lo stesso CdA a rivendicare in una nota stampa il diritto di trattare i soggetti ai quali è affidata la delicata gestione di un complesso museale alla stregua di un qualsivoglia fornitore, manifestando un approccio puramente ragionieristico e superficiale».

«Non stupisce allora che il nuovo soggetto al quale la Fondazione Cultura risulterebbe aver affidato la gestione del Museo di storia naturale non vanti alcuna esperienza in ambito museale, trattandosi a quanto pare di Rama Spa, società a partecipazione pubblica dalle indubbie professionalità ma in tutt’altro settore, concentrando oggi la propria mission sulla mobilità green».

«Certo non è escluso che Rama Spa possa avvalersi di qualche partner con competenze specifiche ma, nel silenzio di Fondazione Cultura, non possiamo che limitarci alle congetture e, in ogni caso, il Museo di storia naturale sarebbe costretto a ripartire da zero, perdendo la ricchezza di esperienza maturata nei dodici anni di lavoro con le cooperative Le Orme e Silva».

Grosseto Città Aperta: «Stupisce che il sindaco  fosse all’oscuro»

«Stupisce invece lo stupore manifestato in questi giorni dal sindaco, il quale ha affermato di essere stato all’oscuro dell’operato della Fondazione Cultura. Come è possibile, ci domandiamo, che il sindaco non sappia cosa fa una Fondazione che dipende dal Comune, della quale ha personalmente nominato presidente e maggioranza del CdA ed alla quale eroga ogni anno oltre 400.000 euro? E come è possibile che il Sindaco non sappia che, nel frattempo, a subentrare nella gestione di uno dei principali musei della città sarebbe una società come Rama Spa., della quale il Comune di Grosseto detiene una partecipazione del 20%?»

«Se Vivarelli Colonna era davvero all’oscuro di tutto, a maggior ragione ora lavori per mettere una toppa su quella crepa gigantesca prodotta dai componenti del CdA della Fondazione Cultura ai quali, come primo atto, siamo certi che vorrà revocare le nomine, come previsto per casi come questo dal regolamento sugli indirizzi per la nomina dei rappresentanti del Comune».

«Nel frattempo Grosseto Città Aperta, attraverso il suo capogruppo Carlo De Martis, ha già presentato istanza di accesso agli atti per acquisire tutta la documentazione di pertinenza di Fondazione Cultura e formalizzato richiesta di convocazione della commissione consiliare di controllo e garanzia affinché, con la necessaria ampiezza e trasparenza, sia fatta chiarezza su una vicenda che fin qui è stata troppo oscura e già troppi danni ha arrecato alla città».

Confesercenti: «Serviva un percorso selettivo di evidenza pubblica»

«In questi giorni – scrive Confesercenti Grosseto – abbiamo seguito quanto sta accadendo tra Fondazione Grosseto Cultura ed i soggetti gestori di due importanti istituzioni culturali della città come il Polo culturale Le Clarisse ed il Museo di Storia Naturale. Chiamati in causa assieme al mondo politico ed alle rappresentanze sindacali dal comunicato stampa della cooperativa Le Orme, ci sentiamo di esprimere alcune valutazioni sulla vicenda».

«Accogliamo con stupore la scelta del CdA di Fondazione Grosseto Cultura di non voler rinnovare la convenzione con i soggetti gestori dei servizi museali, scelta che a nostro avviso in qualità di soci della Fondazione, merita di essere maggiormente motivata rispetto quanto finora annunciato: in primis perché, a quanto risulta, non ci sono valutazioni negative sulla qualità dei servizi offerti, ed è evidenza agli occhi dei cittadini grossetani e non solo di come il Museo di Storia Naturale, grazie al lavoro degli operatori della cooperativa Le Orme che hanno coadiuvato la gestione del direttore come unico dipendente della struttura museale, sia diventato un luogo d’interesse regionale e crediamo di poter dire nazionale grazie alla crescita dell’offerta didattica, culturale e scientifica».

«Pur comprendendo – continua Confesercenti – il richiamo al principio di rotazione nella nota del CdA, visti i risultati appena esposti con le convenzioni in essere sarebbe stato auspicabile avviare un percorso selettivo di evidenza pubblica, permettendo così con trasparenza e chiarezza una selezione adeguata dell’offerta qualitativamente ed economicamente più vantaggiosa secondo le proposte pervenute, anche considerando la candidatura di Grosseto come capitale italiana della Cultura per il 2024».

«Così facendo si sarebbe sia data la possibilità ad altre realtà di partecipare, ma anche dato alle cooperative con le convenzioni in essere di confrontarsi nell’offerta culturale ed economica, naturalmente tenendo conto dei minimi sindacali previsti dai contratti nazionali dei quali la nostra stessa associazione di categoria è firmataria insieme alle principali sigle sindacali».

«Confesercenti, in qualità di associazione di categoria della Maremma, auspica da sempre la crescita dell’offerta culturale, turistica e sociale rivolte a cittadini e visitatori,  a naturale beneficio del tessuto produttivo dell’intero territorio provinciale, ove il Comune di Grosseto, socio di maggioranza di FGC, svolge il ruolo di capofila dell’Ambito Turistico Maremma Sud e di protagonista della suddetta candidatura a capitale italiana della cultura per l’anno venturo 2024».

Pagni (Cgil): «Grave dare affidamenti diretti sotto soglia»

«Quello che sta emergendo rispetto alla gestione dei servizi museali presso il Polo culturale Clarisse Arte e il Museo di Storia Naturale è davvero preoccupante – sottolinea la segretaria della camera del lavoro, Monica Pagni – Perché mette in evidenza che una Fondazione di emanazione di un Ente locale, quindi un soggetto sostanzialmente pubblico, ricorre ad affidamenti diretti sotto soglia con retribuzioni per i lavoratori che sono più basse dei minimi previsti dai contratti collettivi di lavoro».

«Come Cgil abbiamo più volte denunciato che queste pratiche di dumping sociale sono alla base del fenomeno sempre più diffuso del lavoro povero, che evidentemente non riguarda più solo settori cosiddetti a basso valore aggiunto. In questo caso, infatti, stando alle dichiarazioni dei soci delle cooperative le Orme e Silva, oltre che delle operatrici museali dell’associazione Clan, si tratta del settore dei servizi museali, all’interno del quale opera anche personale con elevate qualifiche professionali».

«Rispetto alle sollecitazioni arrivate anche alle organizzazioni sindacali – aggiunge la segretaria – segnaliamo che il nostro sindacato è sempre disponibile a farsi carico di questo tipo di problemi, sia in una funzione di tutela collettiva che individuale, con l’obiettivo di verificare se esistono violazioni di norme, contratti, diritti e tutele ed agire di conseguenza».

«Naturalmente, la responsabilità più grave è di chi da una posizione di forza impone condizioni di lavoro improprie, facendo leva sul bisogno di lavorare delle persone, sia esso un soggetto pubblico o privato. È questa una pratica tanto negativa quanto miope – tanto più se viene da un ente pubblico – perché di fatto programma un futuro di povertà diffusa sul territorio».

«E la povertà lavorativa non è solo questione salariale, ma anche svalutazione delle competenze e della qualità dei servizi prodotti che sempre più spinge le persone più qualificate, spesso anche le più giovani, ad emigrare, alimentando la spirale di povertà economica e demografica che invece dovrebbero essere ferocemente combattute nell’interesse di tutti. Piena disponibilità, quindi, a mettere a disposizione le nostre migliori competenze per provare a gestire al meglio la condizione data».

«Infine – conclude Pagni – le eventuali conferme di azioni intimidatorie, fino alla richiesta di sottoscrizione di un testo di “abiura” rispetto all’uso, per altro corretto, del famigerato asterisco, in mondo normale presupporrebbero precise e conseguenti assunzioni di responsabilità da parte dei soggetti coinvolti sia gestionali che politici».


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