FOLLONICA. Si era convinto che l’avvocata che lo aveva seguito in alcuni procedimenti penali anni prima, e della quale si era invaghito, ricambiasse le sue attenzioni. E aveva cominciato a perseguitarla, chiamandola continuamente, minacciandola. Tanto da costringerla a vivere con il timore costante di essere aggredita.
Portava lo spray antiaggressione anche solo per uscire di casa. A farle paura era un uomo di 35 anni di origini albanesi, suo ex cliente. Che cercava in ogni modo di avvicinarla: la seguiva in strada, tentava di parlarle, la chiamava al telefono e le inviava messaggi sempre più minacciosi. Messaggi nei quali parlava anche del fidanzato della donna.
Telefonate, pedinamenti e minacce deliranti
All’improvviso, l’anno scorso, l’uomo era ricomparso nella vita dell’avvocata. Le telefonate e i messaggi erano diventati insistenti e senza logica: durante un incontro casuale in strada le aveva urlato frasi confuse, dicendo di avere «un piano perfettamente organizzato» che lei però aveva «rovinato».
Pochi giorni dopo si era ripetuto: la donna, terrorizzata, era scappata in auto. Nemmeno il tentativo di parlare con un parente dell’uomo aveva portato a un comportamento più lucido. L’avvocata si era presentata due volte dai carabinieri: la seconda era stata costretta addirittura a rifugiarsi in caserma, perché lui la stava inseguendo.
In uno dei tanti messaggi, aveva scritto: «manipolatrice, fai schifo…». E ancora: «Ragazzina io so tutto di te. Lo ripeto, mi sono informato bene su di te».
«Sono dei servizi segreti. Eminem ha scritto una canzone per me»
Durante gli interrogatori e le udienze, il 35enne ha raccontato versioni sempre più irreali. Sosteneva di essere un agente dei servizi segreti, di essere osservato da nemici invisibili.
In altre occasioni aveva anche sostenuto che il rapper Eminem avrebbe scritto una canzone dedicata alla sua vita.
In aula, seguito da uno psichiatra, aveva detto: «tutti sono contro di me», ribadendo che era stata l’avvocata a provocarlo, a mandargli occhiate e messaggi mai esistiti.
Arresti domiciliari, fughe e braccialetto elettronico strappato
L’uomo, difeso dall’avvocata Federica Putignano, era stato messo agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico. Ma la misura era stata più volte violata: due evasioni, entrambe segnalate dai carabinieri. In una occasione era uscito per andare a fare la spesa in un supermercato non lontano da casa sua ed era subito rientrato. Ma nella seconda occasione, aveva strappato il braccialetto elettronico e si era allontanato dal suo appartamento.
A marzo era quindi, il giudice aveva aggravato la misura: l’uomo era finito in carcere.
La perizia psichiatrica e la sentenza
Il tribunale ha quindi affidato la perizia psichiatrica al neuropsichiatra Romano Fabbrizzi che ha stabilito che l’uomo era affetto da un disturbo delirante di tipo prevalentemente persecutorio e megalomanico in fase acuta e che, al momento dei fatti, era totalmente incapace di intendere e volere.
Durante il giudizio abbreviato, l’avvocata Federica Putignano, che difende il 35enne, aveva contestato l’applicazione di una misura di sicurezza. Il giudice per l’udienza preliminare Giuseppe Coniglio ha deciso per l’assoluzione per totale incapacità.
All’uomo però è stata applicata la libertà vigilata per un anno: ha ora l’obbligo di dimora nella struttura dove risiede, il divieto di frequentare locali pubblici e l’imposizione di seguire il percorso terapeutico indicato dai medici.
Il trattamento dovrà proseguire in una comunità residenziale di secondo livello, non appena sarà individuata.
Un incubo per la vittima, ancora scossa
L’avvocata, che aveva smesso di assisterlo proprio quando aveva intuito il suo interesse morboso, ha raccontato di aver vissuto mesi di paura: uscire con il cane, fare due passi sotto casa, o anche solo camminare in centro erano diventati per lei impossibili gesti impossibili da compiere senza essere assalita dall’ansia e dalla paura.
Adesso il percorso giudiziario si chiude, ma la misura di sicurezza servirà a garantire che il trattamento sanitario continui e che la donna possa tornare, lentamente, alla normalità.



