GROSSETO. Doveva essere una battaglia per difendere uno dei simboli della Maremma. È diventata invece motivo di scontro dentro la maggioranza che governa Grosseto. E alla fine, dopo un confronto tutt’altro che indolore tra i banchi del centrodestra, la proposta è stata ritirata.
A dividere il consiglio comunale è stato il cane da pastore maremmano, o meglio il suo nome. Da pochi mesi, infatti, la denominazione ufficiale della razza è cambiata: quello che per decenni è stato il Cane da pastore Maremmano Abruzzese è diventato il Cane da pastore Abruzzese Maremmano.
Un’inversione di due parole che può sembrare poco più di una questione nominale, ma che a Grosseto ha acceso una discussione sull’identità, sulla storia e persino sul futuro degli allevamenti della razza.
La battaglia per rimettere la Maremma al primo posto
A portare la questione nell’aula consiliare sono stati Andrea Vasellini e Alessandro Bragaglia, della Lista Vivarelli Colonna, con un ordine del giorno sostenuto anche dal consigliere di Forza Italia Ludovico Baldi.
La richiesta era quella di impegnarsi affinché venisse ripristinata la precedente denominazione, riportando quindi la parola Maremmano davanti ad Abruzzese.
Vasellini ha spiegato che alla base dell’iniziativa ci sono state alcune segnalazioni e soprattutto la volontà di tutelare un nome che, secondo i proponenti, rappresenta un patrimonio del territorio.
«Tutto ciò che è maremmano è una tutela per il territorio, per l’identità e per la sua valorizzazione», ha spiegato il consigliere, sollevando anche dubbi sull’iter seguito per arrivare alla nuova denominazione.
A sostenere l’ordine del giorno è stato Baldi. Il consigliere di Forza Italia ha posto soprattutto l’accento sulle preoccupazioni manifestate da alcuni allevatori e sul forte squilibrio numerico tra gli allevamenti presenti in Abruzzo e quelli rimasti in Toscana.
Il timore espresso in aula è che, con il passare degli anni, la componente “maremmana” possa perdere sempre più peso, fino a diventare marginale nella stessa identificazione della razza.
Il nome è cambiato soltanto pochi mesi fa
La vicenda, in realtà, ha alle spalle una lunga storia cinofila. Per molti anni Pastore Maremmano e Pastore Abruzzese furono considerati due tipi distinti. Negli anni Cinquanta esistevano perfino due associazioni separate: il Circolo del Pastore Abruzzese, fondato all’Aquila nel 1950, e il Circolo del Pastore Maremmano, nato tre anni più tardi a Brescia.
Le due varietà furono poi riunite. Lo standard unificato entrò in vigore il 1° gennaio 1958 e da allora si impose la denominazione di Pastore Maremmano Abruzzese.
La modifica contestata in consiglio comunale è invece recentissima. Con una circolare del 16 dicembre 2025, la Federazione cinologica internazionale ha cambiato la denominazione della razza in Cane da Pastore Abruzzese Maremmano.
Nel marzo scorso anche l’associazione specializzata riconosciuta dall’Enci ha modificato il proprio statuto, diventando Circolo del Pastore Abruzzese Maremmano.
Secondo la ricostruzione pubblicata dallo stesso Enci, la scelta è arrivata dopo anni di discussioni e dopo il lavoro di una commissione di studio istituita nel 2016, con l’obiettivo dichiarato di rendere il nome più coerente con la storia e l’origine della razza.
Ed è proprio su questa ricostruzione storica che si è aperta la frattura nella maggioranza grossetana.
Guidoni dice no: «Questa mozione non cambierà niente»
A frenare l’iniziativa è stato infatti Andrea Guidoni di Fratelli d’Italia.
Il consigliere, che è anche veterinario e conosce a fondo la questione, ha spiegato di essersi trovato davanti a una scelta difficile, combattuto tra la difesa dell’identità maremmana e la ricostruzione storica della razza. Alla fine ha scelto la seconda strada.
Guidoni ha ripercorso in aula le origini del cane e il percorso che ha portato all’unificazione delle due varietà, annunciando che non avrebbe votato l’ordine del giorno.
«Non posso votare a favore anche perché so per certo che la mozione non potrà e non cambierà assolutamente niente», ha detto.
Nel suo intervento ha richiamato anche la situazione attuale dell’allevamento in Toscana, dove i numeri sarebbero ormai molto ridotti: appena 16 cuccioli nati recentemente, secondo quanto riferito dal consigliere durante la seduta.
Una posizione che ha trovato il sostegno anche della Lega, con Gino Tornusciolo.
Per Tornusciolo difendere tradizioni e radici maremmane resta importante, ma questo non può cancellare la ricostruzione storica sull’origine della razza.
Nell’immaginario collettivo, ha sottolineato, quel grande cane bianco continuerà probabilmente a essere chiamato semplicemente “pastore maremmano”. Ma altra cosa è la denominazione ufficiale riconosciuta dagli organismi cinofili.
Vasellini ritira l’atto e attacca gli alleati
A quel punto lo scontro politico ha superato la questione cinofila. Dopo aver ascoltato gli interventi contrari arrivati dagli stessi banchi della maggioranza, Vasellini ha deciso di ritirare l’ordine del giorno prima che venisse messo ai voti.
Ma lo ha fatto senza nascondere l’irritazione.
Il consigliere della Lista Vivarelli Colonna ha contestato soprattutto il metodo: se sull’atto esistevano perplessità così forti, ha osservato, avrebbero dovuto emergere durante il passaggio in commissione e non direttamente in consiglio comunale.
«Perché nessuno della maggioranza è venuto in commissione a sollevare queste opposizioni? Me lo venite a dire ora?», ha chiesto.
Poi la frase che ha reso evidente il malumore politico dietro la discussione sul nome del cane: «La Lista Vivarelli Colonna sindaco vale così poco?».
L’ordine del giorno è stato quindi ritirato.
E così il Pastore Abruzzese Maremmano, almeno per ora, continuerà a chiamarsi così anche negli atti ufficiali. Ma a Grosseto è bastato invertire due parole nel nome di uno dei simboli più riconoscibili del territorio per far emergere una crepa politica dentro la maggioranza.



