GROSSETO. Sono tre le misure cautelari, obbligo di firma e stop a un’attività agricola, emesse dal tribunale di Grosseto emesse verso due stranieri e un italiano. L’accusa è di caporalato. Indagato è anche un quarto uomo, ma che non ha ricevuto nessuna misura.
L’azienda è una piccola realtà del sud della provincia di Grosseto e aveva assunto, tramite un contratto lavorativo d’appalto, sei lavoratori stranieri.
Il provvedimento arriva al termine di un’indagine della Procura di Grosseto partita nel 2025, dopo il racconto di un giovane straniero, allora minorenne. Il ragazzo aveva spiegato di aver lavorato per mesi in condizioni di sfruttamento in un’azienda agricola riconducibile all’indagato italiano, dove veniva impiegata manodopera straniera.
Le indagini
Secondo quanto ricostruito, il titolare si con l’aiuto di alcuni connazionali degli operai reclutava e gestiva i lavoratori. Solo uno risultava assunto, ma senza un ruolo reale: gli altri organizzavano di fatto il lavoro, trovavano alloggio, cibo e trasporti per i braccianti, seguendo le indicazioni del datore.
Le verifiche hanno fatto emergere paghe più basse di circa il 50% rispetto ai minimi di legge e diverse irregolarità: niente visite mediche prima dell’assunzione, nessun dispositivo di protezione e problemi su orari, ferie e riposi.
I braccianti vivevano in un casolare non abitabile, in condizioni precarie: stanze ricavate con pareti in cartongesso, fino a 26 persone insieme, pochi servizi e scarse condizioni igieniche. Per stare lì pagavano circa 150 euro al mese, oltre al vitto, somme trattenute direttamente dallo stipendio.
Prima delle misure, i tre indagati sono stati ascoltati dal gip e due hanno ammesso i fatti emersi durante le indagini.



