FOLLONICA. Otto giorni trascorsi in corsia possono cambiare il modo di vedere le cose. Possono trasformare la paura in fiducia, l’ansia in riconoscenza. È quanto racconta Stefano Neri, follonichese che ha voluto condividere la sua esperienza all’ospedale Misericordia di Grosseto, in particolare nel reparto di urologia.
Una testimonianza che parla di professionalità , competenza e soprattutto umanità .
Il reparto di urologia e la guida del dottor Nucciotti
Al centro del racconto c’è il dottor Roberto Nucciotti, a capo del reparto di urologia, descritto come «un’eccellenza nel suo settore». Un punto di riferimento non solo dal punto di vista medico, ma anche umano.
«Rappresenta sicuramente un’eccellenza nel suo settore, così come tutti i suoi collaboratori più stretti che costantemente, giorno dopo giorno, intervengono dando dimostrazione di un livello qualitativo eccellente», scrive Neri.
Parole che sottolineano il valore di una squadra affiatata, capace di accompagnare il paziente in ogni fase: dall’intervento fino alla dimissione.
«Non sono angeli»: il volto umano della sanitÃ
Ma il cuore della testimonianza è dedicato a loro: infermieri e operatori sanitari. «Non sono angeli, sono amici, sono fratelli, sono confidenti, sono umani», racconta il paziente.
Donne e uomini, ragazze e ragazzi che si prendono cura delle persone nel momento più delicato, quello che segue un intervento chirurgico. Professionisti che lavorano con dedizione, senza mai perdere la dimensione personale del rapporto con chi è ricoverato.
Nel suo messaggio Stefano Neri cita alcuni nomi: Leda, Matteo, Ester, Veronica, Giuseppe, Pia, Emma, Pasquale. «Potrei fare decine di nomi e sicuramente mi dimentico di molti di loro», scrive, a dimostrazione di quanto il ricordo sia collettivo e sentito.
Professionalità e umanità ogni giorno
La riflessione va oltre l’esperienza individuale. Perché, come sottolinea il follonichese, si tratta di persone normali, con le proprie difficoltà , i problemi quotidiani, gli alti e bassi della vita.
Eppure, appena varcano la soglia dell’ospedale, mettono tutto da parte per ascoltare e prendersi cura dei pazienti. Non con distacco, ma con una partecipazione che si percepisce chiaramente.
«Non sono angeli – dice – ma credo che rappresentino quanto di più vicino agli angeli si possa immaginare».
Un grazie che diventa pubblico, rivolto a tutto il personale sanitario dell’ospedale di Grosseto: «Grazie per tutto quello che fate ogni giorno… grazie per avermi ricordato che fare del bene non è un semplice atteggiamento, ma un modo di affrontare la vita».





