Olio Toscano Igp, Terre dell’Etruria chiede di rivedere il limite dei 90 quintali | MaremmaOggi Skip to content

Olio toscano, scoppia il caso dei 90 quintali: «Un oliveto efficiente non può diventare un problema»

Terre dell’Etruria interviene sul limite previsto dal disciplinare dell’Igp proprio alla vigilia di un’annata che si annuncia molto produttiva. La cooperativa, 5mila soci e 6 frantoi, chiede di cambiare il sistema senza allentare i controlli

VAL DI CORNIA. Un’annata dell’olio che si presenta particolarmente produttiva rischia di trasformarsi, per alcuni olivicoltori toscani, in un problema. Al centro della questione c’è il limite previsto dal disciplinare dell’olio extravergine di oliva Toscano Igp e, in particolare, la soglia produttiva dei 90 quintali di olive per ettaro.

A sollevare con forza la questione è Terre dell’Etruria, una delle realtà cooperative più importanti del settore, che chiede di rivedere il sistema senza però arretrare di un centimetro sulla necessità dei controlli a tutela dell’olio toscano.

Il problema è emerso con maggiore evidenza nelle ultime settimane, quando numerosi olivicoltori hanno ricevuto una comunicazione che richiama l’attenzione proprio sulla produzione massima per ettaro prevista dal disciplinare.

L’annata è ottima e tra gli olivicoltori cresce il disorientamento

Terre dell’Etruria riconosce che il richiamo alle regole esistenti è corretto: il disciplinare è in vigore e deve essere rispettato.

Ma la cooperativa segnala il disorientamento che la questione sta provocando tra i produttori, soprattutto davanti alle prospettive di un’ottima annata produttiva.

Ed è proprio qui che, secondo Terre dell’Etruria, emerge una contraddizione che deve essere affrontata.

La Toscana sta investendo, anche attraverso risorse pubbliche, nel recupero degli oliveti, nel rinnovo degli impianti, nella meccanizzazione e nell’efficienza della raccolta. Dove le condizioni agronomiche e paesaggistiche lo permettono si lavora inoltre sul rinfittimento e sullo sviluppo di impianti intensivi e semi-intensivi.

L’obiettivo è rendere l’olivicoltura più efficiente e sostenibile anche economicamente.

«Non possiamo utilizzare risorse pubbliche e private per rendere più produttivo e competitivo l’oliveto e contemporaneamente considerare quella maggiore produttività, di per sé, un’anomalia», sottolinea la cooperativa.

Il limite dei 90 quintali per ettaro

Il cuore del confronto diventa così la soglia dei 90 quintali per ettaro.

Per Terre dell’Etruria non può essere valutata come un semplice numero, perché dietro quella soglia ci sono aziende agricole, frantoi, cooperative, strutture di stoccaggio e commercializzazione e investimenti effettuati negli anni.

E soprattutto ci sono oliveti che, grazie agli investimenti e alle tecniche adottate, possono essere diventati più efficienti e produttivi.

La cooperativa sostiene inoltre che una buona produttività dell’oliveto non comporti automaticamente un peggioramento delle caratteristiche chimiche e organolettiche dell’olio.

Terre dell’Etruria: 5mila soci e 6 frantoi

Il tema investe direttamente Terre dell’Etruria per le dimensioni raggiunte dalla cooperativa nella filiera olivicola.

La realtà conta 6 frantoi e oltre 5mila soci, lavora circa 180mila quintali di olive e commercializza per conto dei soci oltre 9mila quintali di olio.

Numeri che spiegano perché la cooperativa chieda di aprire un confronto sul futuro del disciplinare.

La posizione, però, non è quella di indebolire le verifiche. Al contrario, Terre dell’Etruria ricorda di avere sempre sostenuto la necessità di controlli approfonditi lungo tutta la filiera, anche perché il Toscano Igp è un prodotto particolarmente esposto ai tentativi di imitazione.

«Non vogliamo abolire il limite»

La proposta viene quindi precisata per evitare equivoci.

Terre dell’Etruria non chiede l’abolizione del limite dei 90 quintali per ettaro. Chiede invece di rivedere il meccanismo con il quale viene applicato.

L’idea è quella di introdurre soglie differenziate e controlli proporzionati al rischio, considerando elementi come la tipologia dell’impianto, le varietà coltivate, le caratteristiche dell’annata e la storia produttiva della singola azienda.

In sostanza, secondo la cooperativa, il superamento di determinate soglie dovrebbe diventare un elemento da approfondire e verificare, invece di trasformarsi automaticamente in una barriera generalizzata.

«Chi produce nella normalità non deve essere trattato come un potenziale frodatore e non deve essere penalizzato per il semplice fatto di avere un oliveto efficiente», è la posizione di Terre dell’Etruria.

Più controlli dove c’è rischio, meno burocrazia per chi produce bene

Il punto di equilibrio indicato dalla cooperativa è dunque quello tra tutela della denominazione e sviluppo dell’olivicoltura.

Non scegliere tra controlli e crescita, ma concentrare le verifiche dove esistono effettivi elementi di rischio e ridurre invece gli adempimenti che possono penalizzare chi ha investito per rendere più produttiva la propria azienda.

Terre dell’Etruria si dice quindi pronta ad aprire il confronto con istituzioni, organizzazioni agricole e operatori della filiera per arrivare a una revisione del disciplinare capace di tenere insieme qualità dell’olio, tutela dell’Igp, innovazione e redditività degli olivicoltori.

Una discussione destinata a diventare ancora più importante proprio adesso, mentre si avvicina una raccolta che si annuncia particolarmente produttiva.

Autore

Riproduzione riservata ©

pubblicità

Condividi su

Articoli correlati