GROSSETO. La Maremma di provincia, quella della fine degli anni Novanta, può trasformarsi improvvisamente in un deserto post-atomico. Basta guardarla attraverso gli occhi di una ragazzina di tredici anni che sta scoprendo quanto possa essere difficile diventare grande.
Dopo “Margini”, il film che li ha portati fino ai David di Donatello, Niccolò Falsetti e Francesco Turbanti tornano al cinema con il loro secondo lungometraggio, “Caro Mondo Crudele”, in uscita nelle sale il 22 ottobre.
E lo fanno ripartendo proprio dalla loro terra e da quell’età sospesa che entrambi hanno vissuto insieme in Maremma, quando non si è più bambini ma non si è ancora davvero ragazzi. Ad accompagnarli in questa nuova avventura c’è un’altra coppia artistica ormai consolidata: Zerocalcare, che ha realizzato le animazioni, e Giancane, autore della colonna sonora.
Giovanna, Mirko e un mistero nell’Albinia del 1999
La storia comincia ad Albinia nel 1999.
Giovanna vive con la madre Sabrina. Suo padre è morto da alcuni anni, ma continua a essere una presenza fondamentale nella sua vita: quando tutto diventa troppo difficile, la ragazzina si rifugia nel suo ricordo e lo trasforma con la fantasia nell’eroe di un cartone animato giapponese.
Intorno a lei c’è un piccolo universo di provincia fatto di abitudini, rapporti strettissimi e regole non scritte. In quel mondo Giovanna ha soprattutto un alleato: Mirko, l’amico al quale è legata da un patto di sangue. Poi, improvvisamente, Mirko scompare. Le risposte degli adulti diventano sempre più vaghe e Giovanna decide di non aspettare più: sarà lei a cercarlo.
Nella sua indagine finiranno anche Ludovica, soprannominata il Maglio, pluribocciata, e la sua banda di bulli. Compagni improbabili con i quali nascerà un’amicizia altrettanto inattesa e insieme ai quali Giovanna dovrà fare i conti con una verità che nessuno di loro avrebbe potuto immaginare.
Falsetti e Turbanti tornano agli anni in cui è nata la loro amicizia
Dietro la storia di Giovanna c’è anche qualcosa di profondamente personale per Falsetti e Turbanti.
Il primo giorno delle scuole medie rappresenta infatti uno spartiacque: non si è più bambini, ma ancora non si sa bene che cosa significhi essere ragazzi. Cambiano il corpo, la voce, le amicizie e soprattutto cambia il modo di guardare il mondo degli adulti. Ed è proprio in quegli anni che i due autori si sono incontrati.
«È in quegli anni che ci siamo conosciuti, nella nostra piccola città di origine in Maremma, ed è in quella bizzarra fase della vita che abbiamo iniziato a essere amici – raccontano Falsetti e Turbanti – Ci siamo conosciuti ridendo delle stesse cose, con una vitalità che tuttora, quasi trent’anni dopo, abbiamo il privilegio di goderci come se fosse la prima delle nostre risate».
Un’amicizia nata anche osservando con diffidenza ciò che arrivava dal mondo dei grandi: «Spesso trovavamo incomprensibile, a volte ridicola, quasi sempre scadente, la proposta che il mondo adulto ci offriva per insegnarci a diventare grandi. E quando siamo passati dall’altra parte, quando siamo diventati noi gli adulti, abbiamo scoperto che ricordarsi com’eravamo non basta affatto: si sbaglia lo stesso».
L’immaginario di una generazione tra cartoni animati e videocassette
Giovanna, interpretata da Aurora Malianni, si trova esattamente dentro questa terra di mezzo quando scopre che il suo migliore amico è scomparso. Per affrontare ciò che non riesce a comprendere si rifugia nell’immaginazione. Un universo che, per chi è cresciuto a cavallo tra gli anni Novanta e i primi Duemila, passava soprattutto attraverso la televisione.
Falsetti e Turbanti hanno scelto di raccontarlo attraverso due simboli dell’era analogica: i cartoni animati e le videocassette registrate con le telecamere di casa.
Il padre di Giovanna prende così vita nella sua mente nelle sembianze di un improbabile guerriero che attraversa un deserto post-atomico, un universo costruito insieme a Zerocalcare. Mirko, invece, continua a esistere attraverso le immagini registrate sulle cassette Super Hi8, quelle con cui i due amici giocavano a filmarsi prima della sua scomparsa.
La realtà e la fantasia finiscono così per sovrapporsi, trasformando anche la Maremma in qualcosa di completamente diverso da ciò che appare.
Un film sul difficile dialogo tra ragazzi e adulti
Ma dietro l’avventura, il mistero e l’immaginario pop c’è il cuore del nuovo film.
«Caro Mondo Crudele è un film su questa difficoltà di capirsi, di affrontare insieme le sfide più dolorose della vita e di comunicare fra adulti e ragazzi», spiegano gli autori.
Ed è proprio da questo contrasto che nasce il titolo. Da una parte c’è il “caro mondo” dei legami fortissimi che possono nascere crescendo in provincia, delle amicizie che sembrano destinate a durare per sempre e di quell’universo costruito insieme quando si è ancora troppo giovani per sapere dove porterà la vita.
Dall’altra c’è il “mondo crudele”, quello che prima o poi presenta il conto e costringe a confrontarsi con la perdita, con le paure e con verità che nessuna fantasia può cancellare.
È dentro questo confine che Falsetti e Turbanti tornano a raccontare la loro Maremma. Questa volta facendola passare attraverso gli occhi di una tredicenne, fino a trasformarla nel mondo immaginario nel quale si combatte una delle battaglie più complicate di tutte: quella per diventare grandi.




