Costa Concordia, il documentario Netflix conquista il mondo | MaremmaOggi Skip to content

Tredici anni fa Nick Sloane rimise in piedi la Concordia. Ora la notte del naufragio torna su Netflix

Il 17 settembre 2013 si concluse al Giglio il parbuckling della nave naufragata 610 giorni prima. Diciannove ore con il mondo davanti alle televisioni e Nick Sloane nella control room: oggi la storia della Concordia torna anche nel documentario “Costa Concordia: incubo in mare”
La Concordia dopo il parbuckling all’isola del Giglio (foto di Francesca Gori)

ISOLA DEL GIGLIO. Poco dopo le quattro del mattino, davanti al porto dell’Isola del Giglio, una sirena ruppe il silenzio. Nick Sloane era nella control room galleggiante davanti alla prua della Costa Concordia e da ore seguiva numeri, cavi, tensioni, inclinazioni e movimenti quasi impercettibili di quella montagna d’acciaio adagiata davanti a Giglio Porto.

Quando finalmente poté guardarla, la nave che per 610 giorni era rimasta coricata sul fianco era tornata in piedi.

Era il 17 settembre 2013, tredici anni fa esatti.

L’immagine della Concordia verticale fece il giro del mondo quasi quanto quella terribile della nave inclinata davanti all’isola dopo il naufragio del 13 gennaio 2012, costato la vita a 32 persone.

Oggi quella storia è tornata davanti a milioni di spettatori grazie a Netflix e al documentario “Costa Concordia: incubo in mare”, diretto da Chiara Messineo, che ricostruisce soprattutto le ore della tragedia attraverso testimonianze dei sopravvissuti, immagini e filmati anche inediti.

Ma nella lunghissima storia della Concordia c’è un’altra notte che il Giglio non ha dimenticato. Quella in cui Nick Sloane e centinaia di tecnici riuscirono a fare qualcosa che fino a quel momento nessuno aveva mai tentato su una nave di quelle dimensioni.

Alle 9 Nick Sloane dà l’ordine

L’operazione era stata preparata per mesi. La Concordia poggiava sugli scogli davanti all’isola, su un fondale inclinato. Per rimuoverla bisognava prima raddrizzarla senza farla scivolare verso acque più profonde e senza provocarne il collasso.

Non esisteva una scorciatoia e soprattutto non esisteva un piano B.

Nick Sloane davanti alla Concordia

Alle 9 del mattino di lunedì 16 settembre 2013, dopo un rinvio provocato dalle condizioni meteorologiche della notte, dalla control room sistemata sulla chiatta Polluce arrivò l’ordine. A darlo fu Nick Sloane, il salvage master sudafricano incaricato di dirigere il parbuckling.

Cominciò così una delle operazioni di recupero navale più spettacolari mai viste. 

 

Diciannove ore per far ruotare un gigante

All’inizio quasi non si vedeva nulla. La nave cominciò a muoversi lentamente, mentre i tecnici controllavano continuamente la risposta dello scafo. Ogni variazione poteva indicare un problema.

La Concordia era lunga circa 290 metri e la rotazione doveva avvenire utilizzando un complesso sistema di cavi, catene, martinetti idraulici e giganteschi cassoni.

Sotto il mare erano state realizzate sei piattaforme d’acciaio, destinate a formare il falso fondale sul quale la nave avrebbe dovuto appoggiarsi una volta tornata verticale.

Sul lato emerso erano stati montati undici enormi cassoni. Ora bisognava convincere quel gigante ferito a muoversi, grado dopo, centimetro dopo centimetro.

Il Giglio e il mondo aspettano

Per tutta la giornata le telecamere rimasero puntate sulla nave. Al Giglio erano arrivati giornalisti da ogni parte del mondo. Le immagini venivano trasmesse in diretta mentre sull’isola tecnici, abitanti, Protezione civile e soccorritori aspettavano.

Sul porto era stato montato un tendone dove l’allora capo della protezione civile Franco Gabbrielli faceva aggiornamenti ogni due ore. Tutto il mondo era incollato alle tv e alle dirette su Internet per assistere a una delle opere di recupero più difficili mai provate fino ad allora. 

La Concordia prima e dopo il parbuckling

Nella control room Sloane e la sua squadra seguivano l’operazione attraverso i computer: i comandi alla nave viaggiavano attraverso due sistemi indipendenti di collegamento, uno dei quali serviva da sicurezza nel caso l’altro avesse smesso di funzionare.

A bordo della Concordia non c’era nessuno, tutto veniva governato a distanza. 

Le ore passarono, la nave continuò lentamente a ruotare. Poi entrò in gioco anche la gravità e il movimento accelerò.

Alle quattro del mattino la Concordia è di nuovo in piedi

Erano passate 19 ore quando arrivò il momento che tutti aspettavano.

La Concordia aveva completato una rotazione di circa 65 gradi ed era finalmente appoggiata sul falso fondale costruito sotto il mare.

Poco dopo le 4 del mattino del 17 settembre, una sirena annunciò al Giglio che il parbuckling era terminato.

La nave era verticale: la parte dello scafo rimasta nascosta sott’acqua per venti mesi era riemersa mostrando i segni impressionanti della permanenza sul fondale.

Ma aveva resistito.

E soprattutto aveva funzionato il progetto che avrebbe permesso, meno di un anno più tardi, di far rigalleggiare la Concordia e portarla via dal Giglio.

Nick Sloane scende dalla control room

Quando Nick Sloane tornò a terra aveva 52 anni e oltre ventisette anni di esperienza nel recupero di relitti alle spalle.

Quella mattina, però, il sudafricano abituato a lavorare lontano dai riflettori si trovò davanti decine di giornalisti e persone che lo accolsero quasi come una star. Era stanco, ma era soprattutto sollevato e si fermò al bar sul porto del Giglio a festeggiare con i tecnici che con lui avevano compiuto l’impresa.

Dopo diciannove ore nella control room bevve una birra, mandò un bacio alla moglie poi andò a dormire. Ma di fronte alle telecamere si commosse. Dietro quell’uomo diventato improvvisamente uno dei volti più conosciuti del mondo c’erano centinaia di tecnici, operai, sommozzatori e specialisti di nazionalità diverse che avevano lavorato per mesi intorno al relitto.

Il parbuckling non poteva certo cancellare quella che era stata la tragedia del naufragio. Era però il passaggio decisivo per chiudere almeno la gigantesca emergenza aperta davanti all’Isola del Giglio.

La Concordia lascerà il Giglio dieci mesi dopo

Dopo il raddrizzamento, il lavoro continuò. Furono installati altri cassoni sullo scafo e preparato il sistema necessario al rigalleggiamento e nel luglio 2014 i trenta cassoni permisero di far riemergere progressivamente la nave.

Poi arrivò un’altra mattina entrata nella storia dell’isola, quella del 23 luglio 2014, accompagnata dalle sirene delle imbarcazioni e dagli applausi delle persone affacciate sul porto, la Costa Concordia lasciò definitivamente il Giglio.

Due rimorchiatori oceanici la portarono verso Genova: la grande nave era rimasta davanti all’isola per oltre due anni.

La tragedia torna su Netflix

Tredici anni dopo il parbuckling, la storia della Concordia è tornata di nuovo sugli schermi. Netflix ha pubblicato nel 2026 “Costa Concordia: incubo in mare”, documentario diretto da Chiara Messineo che torna soprattutto sulla notte del 13 gennaio 2012.

Il film utilizza testimonianze di passeggeri e membri dell’equipaggio, riprese realizzate durante il naufragio e materiale legato alle registrazioni della scatola nera.

Tra le persone intervistate ci sono passeggeri sopravvissuti alla tragedia, il direttore d’hotel della Concordia Manrico Giampedroni, la ballerina Rose Metcalf, il cuoco Manoj Singh, il sommozzatore dei vigili del fuoco Francesco Boaria e Alessandro Cantelli-Forti, componente del gruppo investigativo.

Rose Metcalf

È il racconto del naufragio visto soprattutto attraverso chi quella notte era lì.

Il Giglio non ha mai dimenticato

Per chi vive al Giglio, però, la storia della Concordia non può essere compressa nelle ore del naufragio.

È fatta della notte del 13 gennaio 2012, dei soccorsi, dei gigliesi che aprirono case, alberghi e chiese per accogliere migliaia di naufraghi.

È fatta dei mesi nei quali quel gigantesco scafo bianco rimase davanti al porto.

Ed è fatta anche della notte tra il 16 e il 17 settembre 2013, quando l’isola rimase sveglia insieme al resto del mondo aspettando di capire se quell’operazione mai tentata prima su una nave così grande sarebbe riuscita.

Alle quattro del mattino arrivò una sirena: la Concordia era di nuovo in piedi e Nick Sloane poteva finalmente andare a bere quella birra.

 

Autore

Riproduzione riservata ©

pubblicità

Condividi su

Articoli correlati